Classifica Legambiente-Germanwatch: l’Italia retrocede al 44° posto

da | Dic 12, 2023 | news | 0 commenti

Importante passo indietro per l’Italia che, nella classifica annuale delle performance climatiche dei principali Paesi, ha perso ben quindici posizioni scendendo dal 29° al 44° posto: ad evidenziarlo è il rapporto annuale di Germanwatch, CAN e NewClimate Institute, presentato durante la COP28 a Dubai. Il podio è vuoto, ma in testa alla graduatoria si confermano Danimarca, Estonia e Filippine, mentre in coda restano i principali esportatori e utilizzatori di combustibili fossili, Emirati Arabi Uniti, Iran e Arabia Saudita.

Secondo il report, nessuna nazione ha raggiunto i risultati necessari per fronteggiare attivamente l’emergenza climatica e contenere il surriscaldamento entro la soglia critica di 1.5°C. E ciò non stupisce particolarmente se si pensa che oggi, nel giorno di chiusura ufficiale della COP28, ancora sono tanti i punti di contrasto sull’ultima bozza dell’accordo finale. Questa, presentata ieri dal presidente della Conferenza, Sultan Al Jaber parla non più di phaseout (uscita) da carbone, petrolio e gas, ma solo di phasedown (riduzione graduale).

Il rapporto di Germanwatch

Nonostante il boom delle rinnovabili a livello mondiale, l’obiettivo di mantenere il surriscaldamento del Pianeta entro la soglia critica rimane lontano finché non si avvia una drastica riduzione dell’uso dei combustibili fossili.

Questo quanto emerge dal rapporto annuale di Germanwatch, CAN e NewClimate Institute, realizzato in collaborazione con Legambiente per l’Italia.

Il Climate Change Performance Index (CCPI), utilizzato nel rapporto, considera la performance climatica di 63 Paesi più l’Unione Europea nel suo complesso responsabili di oltre il 90% delle emissioni globali. Partendo dai parametri stabiliti con l’Accordo di Parigi, l’indice si basa sul trend delle emissioni, sullo sviluppo delle rinnovabili, sull’efficienza energetica e sulla politica climatica.

La classifica

Il podio rimane vuoto: nessun Paese ha raggiunto la performance necessaria per affrontare l’emergenza climatica.

In quarta posizione, la Danimarca, seguita da Estonia e Filippine. Gli Stati Uniti scivolano al 57° posto, mentre la Cina rimane al 51°, che rimane il principale emettitore e, nonostante lo sviluppo delle rinnovabili e l’efficientamento energetico, utilizza ancora molto il carbone.

Chiudono la classifica i principali produttori ed esportatori di combustibili fossili, Emirati Arabi Uniti (che stanno ospitando la Conferenza sul clima di quest’anno), Iran e Arabia Saudita.

La posizione dell’Italia nella classifica Germanwatch

L’Italia, in particolare, subisce una significativa retrocessione e scende al 44° posto. Rallenta infatti la riduzione delle emissioni climalteranti (il Belpaese occupa il 37° posto della specifica classifica), mentre la politica climatica nazionale si mostra fortemente inadeguata a fronteggiare l’emergenza (58° posto della specifica classifica). L’aggiornamento del PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) consente un taglio delle emissioni entro il 2030 di appena il 40.3% rispetto al 1990: ancora meno rispetto al già inadeguato -51% previsto dal PNRR.

Come commenta il presidente di Legambiente Stefano Ciafani: «Serve una drastica inversione di rotta. L’Italia può colmare l’attuale ritardo e centrare l’obiettivo climatico del 65%, in coerenza con l’obiettivo di 1.5°C, grazie soprattutto al contributo dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. Secondo il Paris Compatible Scenario elaborato da Climate Analytics, il nostro Paese è in grado di ridurre le sue emissioni climalteranti di almeno il 65% grazie al 63% di rinnovabili nel mix energetico ed al 91% nel mix elettrico entro il 2030. E così arrivare nel 2035 al 100% di rinnovabili nel settore elettrico, confermando l’uscita dal carbone entro il 2025 e prevedendo quella dal gas fossile entro il 2035. In questo modo sarà possibile raggiungere la neutralità climatica già nel 2040».

Foto: Ansa

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