Piogge estreme a Dubai: cloud seeding o cambiamento climatico?

da | Apr 17, 2024 | news | 0 commenti

Le immagini che arrivano in queste ore da Dubai sono inquietanti: le piogge torrenziali hanno trasformato l’aeroporto in una piscina, devastato centri commerciali e inondato le strade. Sul web circolano le voci di un esperimento riuscito male, una tesi sostenuta anche da alcune testate giornalistiche. Ma senza dati ufficiali che confermino un’intensificazione del cloud seeding in poche ore, è più probabile che l’eccezionale alluvione sia stata un evento climatico estremo, accentuato dal passaggio di El Niño e dall’attuale crisi climatica in corso.

Cosa è successo a Dubai in queste ore

Autostrade allagate, l’aeroporto internazionale di Dubai, uno dei più grandi ed efficienti hub del mondo, bloccato a causa dei forti venti e degli oltre 160 millilitri di acqua caduti dal cielo in 24 ore, la metropolitana interrotta, con alcune stazioni allagate: l’ondata eccezionale di piogge intense che ha colpito Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, è stata un evento meteorologico “storico”.

Intense precipitazioni sono state segnalate anche in Bahrain, Qatar e Arabia Saudita. In Oman, almeno 18 persone sono state uccise dalle piogge degli ultimi giorni.

Il Centro nazionale di meteorologia degli Emirati Arabi Uniti aveva previsto un’ondata di tempo instabile in aree sparse del Paese dalle prime ore del pomeriggio di ieri fino alle prime ore del mattino di oggi, mercoledì 17 aprile. Le piogge sono un evento insolito negli Emirati Arabi Uniti e si verificano periodicamente durante i mesi invernali più freddi. Con la mancanza di precipitazioni regolari, molte strade e aree non dispongono di un adeguato sistema di drenaggio.

Piogge nel deserto: l’evento storico che ha devastato Dubai

Quello che si è verificato in queste ore, dunque, sembrerebbe essere stato un evento meteorologico estremo o eccezionale, causato dal passaggio di un sistema temporalesco che ha colpito gli Emirati Arabi Uniti e parte del Medio Oriente.

Secondo l’Extreme Forecast Index del modello europeo, la zona è caratterizzata da un valore eccezionale di vapore acqueo, che alimenta le precipitazioni. La bassa pressione atmosferica ha tratto vapore acqueo dalle regioni tropicali, intensificando i moti convettivi per la formazione di ampie tempeste. Questo evento di pioggia estrema era stato previsto con largo anticipo dai modelli numerici, che avevano visto accumuli tra 100 e 150 millimetri tra Emirati, Oman ed Iran. Le temperature elevate delle acque marine circostanti hanno contribuito significativamente a fornire umidità.

I 160 millimetri di pioggia a Dubai caduti in sole 24 ore sono quantità che di solito si registrano nell’arco di un anno e mezzo. Il clima degli Emirati Arabi Uniti è principalmente desertico, con estati molto calde, inverni miti e poche precipitazioni (concentrate principalmente nei mesi invernali e solitamente intense ma brevi).

Nonostante le precipitazioni nel decennio tra il 1979 e il 1988 si siano notevolmente ridotte rispetto a quelle del decennio più recente tra il 2012 e il 2021, possono verificarsi anni con precipitazioni abbondanti, come quello attuale, anche con eventi estremi.

Quest’anno è inoltre caratterizzato dal passaggio da El Niño a La Niña. Durante questi periodi, gli Emirati Arabi Uniti sperimentano precipitazioni superiori alla media: in genere, El Niño causa una variazione nei modelli di circolazione atmosferica che porta più umidità nella regione e, quando le condizioni sono favorevoli, un aumento delle precipitazioni.

Cambiamento climatico o cloud seeding: da che dipendono le piogge di Dubai?

Il fenomeno del cloud seeding sembra quindi non essere sufficiente a spiegare l’alluvione nel deserto di queste ore. Nonostante gli Emirati Arabi Uniti abbiano investito in progetti di cloud seeding fin dagli anni Novanta per aumentare le precipitazioni e la disponibilità d’acqua nel suolo, la scarsità di pioggia non significa che questa sia assente del tutto (né che quando arriva sia scarsa). Solitamente si tratta di forti piogge, considerando la posizione dell’area in una zona tra il subtropicale e il tropicale.

Prima dell’introduzione del cloud seeding e dei recenti cambiamenti climatici, tempeste e alluvioni hanno colpito regolarmente gli Emirati Arabi Uniti (la più devastante del secolo scorso risale al 1963). Le tempeste sono sempre state presenti e sono causate da sistemi meteorologici su vasta scala, non da interventi localizzati come il cloud seeding.

Anche se c’è l’intenzione di intensificare il cloud seeding, è più probabile che le cause dell’alluvione siano legate ai cambiamenti climatici. E questo non dovrebbe sorprenderci, anzi. In futuro, con l’aumento delle temperature e delle ondate di calore, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti vedranno sempre più frequentemente eventi meteorologici estremi e alluvioni.

Ma che cos’è il cloud seeding?

Il cloud seeding (letteralmente “inseminazione delle nuvole”) è una tecnologia che consiste nell’introdurre artificialmente particelle nell’atmosfera per favorire la condensazione del vapore nelle nubi, promuovendo così la formazione di pioggia, mediante l’uso di aerei.

Comunemente utilizzate nel cloud seeding, le particelle di ioduro di argento hanno la capacità di legarsi alle molecole d’acqua presenti nelle nubi, agevolando la loro condensazione e la formazione di pioggia. In alternativa, viene utilizzato il ghiaccio secco, ossia anidride carbonica allo stato solido.

Questa tecnica, ancora in fase di studio e oggetto di dibattito, mira a modificare le condizioni meteorologiche favorendo artificialmente la formazione di pioggia sopra le nubi. Negli Stati Uniti, in Cina e negli Emirati Arabi Uniti, il cloud seeding è ampiamente utilizzato per sostenere l’agricoltura e ridurre l’inquinamento atmosferico.

Foto: Ansa

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