Balene in pericolo per i nuovi gasdotti nel Mediterraneo

da | Lug 19, 2023 | Uncategorized | 0 commenti

Balene e biodiversità in pericolo per le attività militari e i nuovi gasdotti nel Mediterraneo. A rivelarlo, il nuovo rapporto di Greenpeace che sottolinea la presenza di nuove minacce per la salute del mare e delle specie che lo popolano.

Secondo lo studio, sarebbe proprio il crescente utilizzo del sonar militare per la protezione dei confini marini e delle infrastrutture fossili la più grave minaccia a balene e altre specie sensibili come gli zifi, già a rischio di estinzione nel Mediterraneo. L’inquinamento acustico causato dai sonar porterebbe i cetacei a nuotare velocemente per miglia, perdendo l’orientamento e ferendosi mortalmente.

Il Mediterraneo e la biodiversità sono in pericolo

Il Mediterraneo rappresenta meno dell’1% della superficie totale occupata dagli oceani. Nonostante questo, l’area ospita un’enorme varietà di flora e fauna marina e il 28% del totale delle specie è presente solo qui.

Nel Mediterraneo nuotano ben otto specie di cetacei, tra balene, delfini e focene, due specie di tartaruga (la caretta e la tartaruga verde), la foca monaca e 80 specie di razze e squali. Un’area così viva, minacciata però da una presenza umana sempre più pesante, che ha causato una riduzione del 41%, negli ultimi 50 anni, della popolazione dei mammiferi marini.

L’anno scorso, Greenpeace ha avviato un’indagine sulla popolazione di mammiferi marini nelle acque profonde della Zona Economica Esclusiva (ZEE) in Israele. La ricerca ha individuato alcune specie di cetacei che si spingono a grandi profondità. Tra queste, il capodoglio e lo zifio, entrambe presenti nella lista IUCN delle specie a rischio.

In questa zona, a breve, circa seimila chilometri quadrati di mare verranno trivellati per l’estrazione di petrolio e gas. E qui, le conseguenze sulla popolazione di cetacei potrebbero essere dannosissime.

Il gasdotto Eastmed

Il report di Greenpeace si concentra soprattutto sul progetto Eatmed: il tracciato del gasdotto, candidato a ottenere fondi comunitari e una procedura accelerata, rientrando per l’ennesima volta nella lista dei Progetti di Interesse Comune dell’Unione Europea, attraverserà diverse aree marine ecologicamente o biologicamente significative, molte delle quali a rischio. 

Il gasdotto EastMed dovrebbe trasportare le riserve di gas del Mediterraneo orientale. Si tratta di un progetto sostenuto da dieci anni, fin da quando sono stati fatti i primi rilevamenti di giacimenti in quest’area. Circa 1.900 chilometri di tubi sottomarini da Israele alla Grecia, con una profondità fino ai 3 mila metri, per poi collegarsi al tratto offshore del gasdotto Poseidon (altri 210 chilometri) dalla Grecia a Otranto, in Puglia.

Un progetto mastodontico che rappresenta una minaccia mortale per la biodiversità marina e un’ulteriore fonte di instabilità di un’area politicamente fragile.

Sonar e inquinamento acustico

Tra i principali pericoli connessi a questi progetti rientra l’utilizzo del sonar. Molte specie di cetacei sensibili ai rumori, tra cui gli zifi, perdono l’orientamento oppure si feriscono mortalmente nel disperato tentativo di allontanarsi da questi impulsi sonori, che raggiungono i 200 decibel.

Molti degli spiaggiamenti di massa nel Mediterraneo sono dovuti probabilmente all’inquinamento acustico causato dai sonar durante le esercitazioni militari. A febbraio, per esempio, dodici zifi sono stati trovati morti o moribondi, con le orecchie sanguinanti, sulla costa nordoccidentale di Cipro.

L’utilizzo dei sonar si somma alle tante minacce alla fauna marina già esistenti, come la pesca, l’acidificazione degli oceani e il riscaldamento globale, l’inquinamento da plastica e quello dovuto ai trasporti marittimi, l’estrazione di minerali nei fondali marini.


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