Siamo giunti in un momento storico in cui è necessario sviluppare una profonda consapevolezza delle nostre azioni. Non possiamo più nasconderci dietro l’incompetenza della classe politica, dietro le lobby economiche che governano il mondo e dietro migliaia di altre scuse che giorno dopo giorno stoppano un cambiamento personale che sarebbe assolutamente possibile e auspicabile.

Le nostre azioni e il nostro stile di vita hanno delle conseguenze, è arrivato il momento di conoscerle un po’ meglio.

Se decidete di andare avanti nella lettura di questo articolo scoprirete delle situazioni un po’ macabre, ma dato che la prospettiva di annegare a causa dell’innalzamento dei mari, o di dover cominciare a razionare l’acqua potabile perché in certe zone del mondo ha smesso di piovere, non sono scenari abbastanza tragici da spingerci a cambiare, allora proviamo a puntare su una regia alla Dario Argento o alla Quentin Tarantino, e vediamo se funziona.

Anche se non stiamo parlando di un film, ma della realtà.

Quanto è comodo ordinare online? Sdraiati sul nostro divano ci facciamo inviare le nostre amate spezie indiane, o quella maglietta che sta così bene addosso a quell’influencer Instagram. Qualcuno schiocca le dita e come per magia il campanello del nostro citofono suona e davanti alla nostra porta compare il pacchettino dei nostri desideri.

Solo che per schioccare le dita si intende che una fabbrica dall’altra parte del mondo, con dipendenti sottopagati e che rilascia tonnellate di anidride carbonica nell’aria, produca l’oggetto che stiamo ordinando. Ma oramai siamo desensibilizzati alla schiavitù 2.0 e alle emissioni di CO2, quindi concentriamoci sul come ci arriva quel pacchetto. Solitamente viene caricato su enormi navi piene di container che ogni anno trasportano miliardi di merci e che oramai hanno creato delle rotte commerciali affollatissime. In certi tratti il mare è colmo di navi da trasporto che oltre all’inquinamento da petrolio generano inquinamento acustico. E allora?

E allora dovete sapere che le balene si orientano negli oceani attraverso un meccanismo a sonar: in pratica lanciano un’onda sonora che rimbalza e dà indicazioni al cetaceo su come muoversi o su dove trovare altre balene, per accoppiarsi o fare due chiacchiere. Purtroppo però il rumore incessante delle navi da trasporto non permette alle balene di poter utilizzare correttamente questo meccanismo a sonar causando conseguenze devastanti. Innanzitutto molte balene muoiono perché vanno a sbattere contro le enormi eliche delle navi, ma queste sono quelle che fanno la fine migliore. Le altre sono invece condannate a una vita infernale: immaginate il rumore di un’autostrada estremamente trafficata e immaginate di dover parlare con qualcuno dall’altro lato della carreggiata. Immaginate poi di bloccare completamente quel rumore e di sentire la pace. Ecco le balene sono passate da una sensazione di pace in cui potevano dare vita al loro famoso canto, al casino totale dell’autostrada. Frastuono che dura incessantemente 24 ore su 24 per soddisfare il nostro bisogno di trasportare merci da una parte all’altra del mondo. Abbiamo condannato l’esistenza dei più grandi mammiferi del pianeta, l’abbiamo completamente distrutta riempiendola di un rumore che non permette loro di vivere. Per non parlare delle onde soniche utilizzate per cercare i giacimenti di petrolio subacquei, quelle sì che sono un vero colpo alla testa per loro. E di petrolio ne stiamo ancora cercando parecchio, non sia mai che finisca.

Vi ricordate invece le immagini degli incendi in Australia, con i koala che, arrancando, scappano dalle fiamme?
Non tutti gli animali tuttavia riescono a fuggire.  Quando si parla degli incendi causati dai cambiamenti climatici, o semplicemente dalla deforestazione generata dall’esigenza di utilizzare il legno per l’uno o l’altro motivo, ci immaginiamo che gli animali facciano le valigie ed emigrino, proprio come succedeva nei cartoni animati.

Sappiate che nella maggior parte dei casi le cose non vanno così.

Spesso gli animali sono talmente terrorizzati da ciò che sta accadendo che non sanno come difendersi e si rinchiudono nelle loro tane, che talvolta sono proprio negli stessi alberi che verranno abbattuti o andranno a fuoco. Alcuni tentano la fuga, perdono arti o subiscono emorragie interne, ma ancora una volta parliamo di quelli fortunati. Altri rimangono nascosti fino all’ultimo momento, ossia fino a quando il tronco dell’albero non viene impilato nel macchinario che lo segherà per poi consegnarlo a quei negozi low cost che ci permettono di acquistare scarpiere a 19,99€. Esattamente: talvolta quando i tronchi vengono tagliati e lavorati, gli animali sono ancora nascosti al loro interno.

Questo è il prezzo da pagare per il nostro stile di vita, il prezzo dell’evoluzione.

Ecco perché, oggi più che mai, dobbiamo cominciare a ragionare profondamente su ciò che stiamo facendo.