Climate Tech: il futuro del clima sfila alla Tech Week

da | Nov 25, 2022 | ambiente, politica, tecnologia verde | 0 commenti

L’Italian Tech Week, evento tutto italiano e profondamente torinese, è la più importante iniziativa sulla tecnologia e l’innovazione organizzata nel nostro Paese. Quest’anno, senza complicazioni legate al virus, si è tenuta come da prassi a fine settembre. Il Palco Duomo, ospitato alle Officine Grandi Riparazioni del capoluogo piemontese, è stato curato da Italian Tech e ha raccolto le storie di startupper, innovatori, imprenditori, inventori e investitori.

La Tech Week non ha solo messo in vetrina le ultime novità provenienti dal mondo della tecnologia e le eccellenze italiane nel settore – grazie alla direzione creativa del divulgatore Riccardo Luna – bensì ha anche dedicato spazi importanti alla frontiera della climate tech e al principale passo compiuto negli ultimi anni dal settore della tecnologia: la creazione del metaverso.

L’edizione 2022 si è tenuta su tre palchi: accanto al principale, il Duomo, erano stati collocati anche il Fucine e lo speakers’ corner. Tra masterclass, esposizioni a sfondo tecnologico, il divertente networking party e la conferenza, vero e proprio cuore della Tech Week, l’evento in due giorni ha saputo portare numerosi stimoli ai tanti addetti ai lavori, appassionati e curiosi coinvolti.

Sul palcoscenico principale, tra i vari seminari tenuti, centrale è stato quello curato da Enrico Deluchi, Chief Executive Officer presso PoliHub. Il suo interessante intervento è andato in scena il 29 settembre scorso e ha affrontato, a tutto tondo, il problema del cambiamento climatico e che cosa può fare la tecnologia per aiutarci a risolverlo.

Partendo dalle preoccupanti constatazioni dell’IPCC, il pannello intergovernativo sul cambiamento climatico che agisce sotto egida ONU, lo speech di Deluchi ha affrontato subito l’elefante nella stanza: la causa del cambiamento climatico è l’attività antropica. È l’uomo che sta uccidendo il Pianeta. Gli effetti catastrofici che causano la morte di migliaia di persone, cui stiamo già assistendo, sono soltanto i primi di una lista che non potrà che allungarsi se non inizieremo a impegnarci.

Per evitare la catastrofe della perdita di biodiversità, la piaga delle guerre e la bomba sociale delle migrazioni di massa di disperati alla ricerca di un luogo il cui clima, e le cui condizioni politiche, possano consentire loro una vita degna di questo nome c’è una soluzione: decarbonizzare. I trasporti vanno ripensati. I combustibili fossili devono essere ridotti e poi eliminati. La transizione energetica si deve compiere e l’utilizzo delle rinnovabili va aumentato. Su tutti questi fronti, la tecnologia può aiutarci.

Occorre partire dalla tutela delle risorse naturali, le quali non sono infinite e si esauriranno se continueremo a farne un uso irresponsabile, poiché siamo sempre più numerosi e il Pianeta non riesce a produrre per tutti. La strada da percorrere è dunque quella del riuso, di una economia circolare che non produca rifiuti o almeno, quando non possa davvero farne a meno, non crei danni all’ambiente. Perché ciò sia possibile, i materiali utilizzati non devono essere impattanti.

Tutta la climate tech di sostegno alla transizione ecologica nasce nelle università. Essa deriva infatti dalla ricerca, senza la quale non può esistere alcun progresso. Tra i numerosi pensieri stimolanti consegnati da Deluchi alla sua platea, ve n’è stato uno particolarmente significativo:

«La ricerca genera nuove invenzioni. Ho fiducia che, come negli anni Cinquanta Giulio Natta inventava la plastica al Politecnico di Milano, arriverà nuovamente da un ateneo la soluzione che ce ne libererà. I soggetti più adatti a tradurre la ricerca in tecnologie da portare sul mercato sono le startup. Non hanno nulla da perdere».

Queste aziende, giovani e con un know how tecnologico importante, ampiamente superiore a quello di molti giganti dell’industria, sono agili e veloci. Tanto nel fare quanto nell’apprendere e mettere in pratica. Per questa ragione, nonostante una dimensione ridotta, le startup possono realizzare per prime ogni innovazione atta a migliorare – o proprio sostituire – le tecnologie tradizionali, nocive per il Pianeta e tutti i suoi abitanti. L’impiego di processi carbon neutral deve partire da questo mondo e poi raggiungere le aziende più grandi.

Naturalmente, sia per sostenere la ricerca sia per aiutare le startup in questo gravoso compito, sono necessari capitali e investimenti. Non solo. Il vil danaro, colui il quale sorregge l’intera piramide e le consente di mostrare svettante il proprio vertice, non deve essere sperperato, bensì iniettato in un ecosistema sano e produttivo, capace di sostenerlo e trasformarlo in servizi e novità per il progresso e il bene comune. Questo tema è stato ricorrente durante la Tech Week.

Muovendo da un ragionamento simile, la Germania ha annunciato, nel mese di giugno, che il Ministero dell’Economia e del Clima (non è un caso che i tedeschi associno i due ambiti) ha stanziato un fondo da 30 miliardi destinato ad aiutare gli startupper che vorranno farsi imprenditori nella Climate Tech. I soggetti economici, finanziari e politici vanno coinvolti, è da questi poteri che deve arrivare la spinta principale in direzione di una transizione energetica vera, non soltanto dichiarata.

È con una certa enfasi che il CEO di PoliHub ha sottolineato questo passaggio. Non diamo però la colpa soltanto a questi soggetti. Anche il privato cittadino deve fare la propria parte, modificando le sue abitudini e il suo stile di consumo.

Possiamo prendere ispirazione dai giovani, molto sensibili al tema dell’ecologia. Anche quelli che non fondano startup sono ben più rispettosi degli adulti quando si parla di tutela dell’ambiente. Molti rinunciano all’auto preferendole servizi di sharing o mezzi elettrici, sono sensibili all’economia circolare, evitano di candidarsi per posti di lavoro presso aziende molto impattanti e rinunciano a consumare carne.

Cerchiamo anche noi più maturi di dimostrarci tali. Magari cominciando a imitare questi ragazzi se davvero non sappiamo da dove iniziare.

I mezzi tecnologici sono molto importanti per la transizione ecologica, probabilmente fondamentali. La tecnologia però non è altro che, appunto, un mezzo. Tutto dipende da come decidiamo di utilizzarlo.

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