Come “scegliere” una vertical farm

da | Feb 15, 2023 | agricoltura, ambiente, tecnologia verde | 0 commenti

Come? Si può “scegliere” una vertical farm? Certo, o meglio, si può scegliere come costruirla.

Ma, quindi, non esiste un solo tipo di vertical farm? La risposta a questa domanda è, ovviamente, no. O meglio, esistono principi comuni a tutte le vertical farm ma la realizzazione fisica “dell’oggetto vertical farm” può variare a seconda degli obiettivi e dei vincoli che scegliamo.  

Prima di addentrarci nei ragionamenti di questo articolo, ricordiamo una semplice definizione di vertical farm: si tratta di un edificio al cui interno si coltivano specie vegetali con sistemi di coltivazione fuori suolo verticali a ciclo chiuso in un ambiente controllato. Questa definizione è molto ampia e consente di abbracciare una vasta gamma di vertical farm.

Le vertical farm che sono state realizzate fino a oggi nel mondo, infatti, sono simili tra loro ma tutte diverse, in quanto ogni “inventore” ha creato la propria fattoria verticale che rispondesse alle sue specifiche esigenze, o meglio, a quelle dell’azienda che aveva intenzione di creare.

Facciamo un esempio con le automobili, per chiarire. Quando si vuole acquistare un’automobile, che cosa facciamo? Generalmente, si analizzano le nostre esigenze: utilizzerò l’auto per andare in ufficio oppure devo fare molti chilometri al mese, o ancora voglio un’auto comoda, la voglio lussuosa o la voglio super accessoriata. Dopo che abbiamo espresso tutti i nostri “desideri” analizziamo i vincoli: il budget, le dimensioni, il numero di porte, la disponibilità, gli accessori di base disponibili, e così via. Con questa prima idea in mente andiamo in concessionario e cominciamo a vedere quale, tra i vari modelli, si adatta maggiormente a ciò che vogliamo, se non troviamo il modello giusto, poi, possiamo sempre farcelo personalizzare. In questo modo possiamo scegliere tra una 500, una Ferrari o una Ferrari di Formula 1 (anche se quest’ultima difficilmente la troveremo in un concessionario!).

Ecco, si potrebbe dire che anche per una vertical farm il processo di “scelta” è del tutto simile. Infatti, esistono sia vertical farm “500” che “Ferrari”, ma anche quelle di Formula 1. Ognuna di esse consente di produrre ortaggi, ma per quanto siano simili nei principi (esattamente come le automobili), le loro caratteristiche possono variare molto nettamente in funzione degli obiettivi e dei vincoli aziendali. I puristi delle vertical farm storceranno il naso per questa affermazione, ritenendo che solamente alle grandi fabbriche di insalata può essere attribuito a pieno titolo il nome di vertical farm, ma io non sono così d’accordo con questa linea. 

Certo per poter essere chiamate vertical farm queste devono almeno avere alcune funzioni di base come il controllo della soluzione nutritiva, dei cicli di irrigazione, della radiazione luminosa, della temperatura ambientale e dell’umidità. Inoltre, devono prevedere dei supporti di coltivazione che consentano la disposizione delle piante su livelli sovrapposti.

Ma allora che cos’è che differenzia le diverse vertical farm? Il grado di raffinatezza con cui controlliamo i diversi parametri ambientali e di coltivazione e il grado di automazione! Quest’ultimo, in particolare, può essere così spinto da rendere la vertical farm “un’enorme robot” in grado di analizzare l’ambiente e lo stato di coltivazione e di reagire di conseguenza in modo completamente autonomo senza la necessità di un intervento umano.

 Ma di questo parleremo in un altro articolo.

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