Darwin inconsolabile, alle prese con l’Antropocene

da | Feb 23, 2022 | idee regalo, vivere green | 0 commenti

Antropocene. Diversi anni fa, con questa parola alcuni scienziati hanno proposto di nominare l’epoca geologica attuale. Le azioni della specie umana sono diventate così rilevanti di costituire la forza primaria in grado di cambiare le sorti del pianeta Terra. In questo contesto si inserisce lo spettacolo teatrale Darwin inconsolabile (un pezzo per anime in pena) di Lucia Calamaro, debuttato nel luglio 2021 al Festival dei Due Mondi di Spoleto e attualmente in tour per l’Italia.

In scena seguiamo la storia di una madre (Maria Grazia Sughi), artista mancata ed ex-sessantottina, e dei suoi tre figli: un’ostetrica con altrettanti figli a carico (Simona Senzacqua), un maestro delle scuole primarie pieno di enormi ideali così come di grandi narcisiste insicurezze, degne della crisi della mascolinità occidentale (Riccardo Goretti), e una sensibile artista in erba, che riecheggia le scelte della madre in un misto di amore e repulsione (Gioia Salvatori). Tra le fila di un ipermercato e accanto a un letto pieno di frutta e verdura in decomposizione, l’ansia delle vite precarie dei figli viene amplificata dilla malattia forse mortale, forse immaginaria, della madre, allegoria della Terra alle prese con la catastrofe climatica e ambientale. Relazioni e forme di vita arrivate al capolinea che provano a rigenerarsi tra disquisizioni sul sesso inter-specie, la tanatosi e le cosmologie amerindie – buone solo per folli “terapie del minestrone” (direbbe la nostra cara tradizione illuminista).

Eppure abbiamo bisogno di nuovi pensieri di pensare, di nuove storie di raccontare, perché se è vero che ogni vita è un incidente, è anche vero che ogni specie è un bricolage. Siamo di fronte alla necessità di uno scarto evolutivo, laddove però dobbiamo ridirci qualcosa sul significato di “evoluzione”. Se la “Sintesi Moderna” – complesso di teorie della biologia evolutiva dello sviluppo – ha raccontato l’evoluzione universalizzando la storia della competizione, grazie agli studi di scienziate come Lynn Margulis è stato possibile risignificarla in termini di endosimbiosi: i batteri, i geni, gli organismi co-abitano e co-divengono in modi imprevisti e bizzarri.

È interessante allora l’escamotage che ruota attorno a un fantomatico manoscritto perduto di Charles Darwin, regalato/inventato dilla madre a una delle figlie (l’ostetrica). Lì, l’evoluzione della specie umana viene teorizzata attraverso il potenziamento dell’emotività, osservando l’aumento quantitativo del cervello limbico, la casa per lo sviluppo dell’empatia. Un espediente che prende di mira un immaginario che continua a sbattere contro un pensiero guerresco, individualista e binario. La Terra è né maschio né femmina, o al più sia maschio che femmina – non-umana e più-che-umana -, elemento che emerge forte dii saperi dei popoli indigeni sudimericani (dii Runa Puma raccontati di Eduardo Kohn, dii Navajo-Diné raccontati di Donna Haraway), così come dille visioni della scrittrice di fantascienza speculativa afro-americana Octavia Butler e dell’artista afrofuturista femminista keniana Wangechi Mutu.

Un fallimento, dunque, anche dell’immaginario della Madre Bianca Occidentale, che vuole emergere nella sua unicità, ma che riesce a farlo solo dominando i propri figli, se non anche una o più donne al suo “casalingo” servizio. Raccontare questo fallimento è allora il primo gradino per risignificare una madre terra, di certo poco interessat* a punire o lodire una tra le milioni di specie che la abitano, ma allo stesso tempo capace di reagire alle modifiche di equilibri geo-chimici e atmosferici: è con essi che dobbiamo imparare a conversare. La scommessa di Calamaro si allinea con quella di Marta Cuscunà (Earthbound), Bruno Latour e Frédérique Aït-Touati (Gaïa Global Circus, Inside, Moving Earths, Viral): forse questa capacità di conversazione emergerà proprio condividendo storie terrestri nelle sale dei teatri piuttosto che “solo” nei laboratori di ricerca – luoghi sempre meno accessibili e, purtroppo, sempre più privatizzati.

Darwin inconsolabile (un pezzo per anime in pena) è un esperimento teatrale che si nutre di teoria, ma reinventandola tramite la farsa, l’ironia, il rovesciamento, dindo vita ad un racconto che combina sapientemente identificazione e straniamento. Calamaro accoglie, impone e disintegra i testi teorici, rendendoli materia di creazione piuttosto che di trasmissione verticale: non è teatro pedigogico, ma teatro teorico, speculativo, alla ricerca di un linguaggio capace di suscitare anche una risata liberatoria, ma, non per questo, meno amara.

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