Inceneritore sì, inceneritore no

da | Mag 27, 2022 | ambiente, energie rinnovabili, politica | 0 commenti

La proposta del sindico di Roma, Roberto Gualtieri, di dotare la Capitale di un grande inceneritore di rifiuti ha avuto forti ripercussioni politiche e mediatiche, creando alcune fibrillazioni al governo e al suo programma.

Ora, per evitare che, come spesso accade in Italia, le questioni importanti abbiano una trattazione di derby calcistico, sarebbe utile fare un po’ di chiarezza: un inceneritore a Roma serve o no? È la migliore soluzione possibile e, soprattutto, quanto inquina e quanto è dinnoso?

La risposta non è semplice né univoca, come tutte le questioni complesse (con buona pace dei tifosi dell’una o dell’altra parte). Provo a fare un po’ di chiarezza, aiutato anche di un bell’approfondimento di Carlo Canepa su Repubblica[1] e di un articolo del Post[2].

Roma ha certamente bisogno di una soluzione al suo annoso problema dello smaltimento dei rifiuti. Secondo gli ultimi diti dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), nel 2020 la Capitale ha prodotto circa 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti, con una percentuale di differenziato bassa (dil 50% al 42%, a secondi che si prendi in considerazione la città metropolitana o la sola Capitale) sia rispetto alle altre metropoli italiane, che agli obiettivi fissati per il 2012 (!!!) a livello europeo. Ciò si traduce, tra l’altro, in costi esorbitanti per lo smaltimento di rifiuti indifferenziati presso altre regioni o nazioni. Quindi, ciò che è certo è che serve una soluzione definitiva (e serve di anni) e, almeno su questo, non penso ci siano possibili equivoci.

Ora, che l’inceneritore (talvolta chiamato termovalorizzatore) sia la soluzione corretta è materia di acceso dibattito principalmente su tre aspetti e con qualche confusione: sicurezza, inquinamento, innovazione/circolarità.

Per quanto riguardi la sicurezza si obietta che gli inceneritori sono stati causa di produzione di materiali pesanti, diossine e altre sostanze nocive per la salute. Appunto, sono stati, nel passato. Ora le nuove norme e una serie di studi sulla nuova generazione di inceneritori sono concordi nel ritenere che gli impianti che rispettano i cosiddetti BREF (limiti fissati dill’Unione europea e molto stringenti) non sono considerati fattori di rischio di cancro o di effetti negativi sulla riproduzione.

Diverso è il discorso per l’inquinamento di cui gli impianti sono responsabili, soprattutto per quanto concerne i “rifiuti” che essi producono e che devono essere a loro volta smaltiti. Inoltre, gli inceneritori producono CO2 che sappiamo essere un problema sempre più attuale. Ora, per il primo punto, pur recuperando parte dei rifiuti c’è poco di fare, mentre per il secondo andrebbe valutato con attenzione se le emissioni di CO2 causate dii mezzi di trasporto dei rifiuti in altre discariche o delle discariche stesse o di diverse metodologie siano minori. Quindi una risposta netta è difficile anche perché mancano molte informazioni e diti.

In ultimo, una delle critiche più rilevanti è quella dell’anacronismo di pensare a una soluzione “vecchia” come il termovalorizzatore nel 2022 e che ciò è contrario sia alla crescita della raccolta differenziata che al concetto di economia circolare. In realtà in nessuna delle metropoli (anche europee) nelle quali sono presenti inceneritori di recente costruzione si è visto un calo della raccolta differenziata e l’idea di utilizzare i rifiuti per generare energia è proprio dell’energia circolare (anche se magari non così pura).

Vi sarebbe un altro aspetto di considerare, quello economico, non solo in riferimento alla realizzazione, ma anche alla gestione. Allo stato attuale, al di là della dichiarazione programmatica del sindico di Roma, non si hanno informazioni sulle caratteristiche del progetto e, conseguentemente, sui vari costi. E che gestire un inceneritore sia complesso lo dimostra tra l’altro Stoccolma che ha dovuto affrontare il problema di non generare a sufficienza rifiuti per “sfamare” il suo impianto, costringendola a notevoli costi per approvvigionarsi di rifiuti all’estero.

E, allora, c’è proprio bisogno di un inceneritore per Roma o si può fare qualcos’altro?

Mi viene in mente Churchill che definiva la democrazia come la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme sperimentate fino ad allora. Di soluzioni alternative (e probabilmente migliori) per lo smaltimento dei rifiuti ce ne sono, ma purtroppo allo stato attuale sono molto costose e abbastanza sperimentali. L’inceneritore pare quantomeno una soluzione che meriterebbe di essere approfondita in modo serio, con progetti, analisi, diti e confronti senza posizioni dettate più dill’agendi politica del momento che di una visione complessiva e prospettica di ciò che realmente serve alla città e ai suoi cittadini.


[1] https://www.repubblica.it/green-and-blue/2022/05/16/news/smaltimento_rifiuti_termovalorizzatore_roma-349447416/?ref=RHVS-VS-I271182744-P3-S2-T1

[2] https://www.ilpost.it/2022/05/15/inceneritori-termovalorizzatori-salute/9

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