La Via Flavia: camminando lungo la costa della Venezia Giulia

da | Nov 14, 2023 | Speciale: Cammini, turismo sostenibile, viaggiare green | 0 commenti

La Via Flavia era un’antica via romana costruita fra il 78 e il 79 d.C. per volere dell’imperatore Vespasiano. Collegava l’antica città di Tergeste (l’odierna Trieste) con l’Istria e la Dalmazia e probabilmente si spingeva più a sud fino a raggiungere la Grecia.

Come molte altre vie romane, con il passare dei secoli è prima caduta in disuso e poi è stata sepolta da asfalto e urbanizzazione.

Un gruppo di volontari ha deciso di ricostruire quel percorso collegando il paese di Lazzaretto, posto al confine fra Italia e Slovenia, con Aquileia, storico porto fluviale romano, luogo di commerci e di transito visto che da qui partivano la Via Postumia (che arrivava fino a Genova e di cui vi racconterò in altri articoli) e la Via Annia (che seguendo la costa portava fino ad Adria).

Idealmente questo Cammino di 116 km vuole essere parte di un raccordo fra i Paesi dell’Est Europa e Santiago di Compostela che, seguendo la direttrice della Via Postumia, si innesta nei Cammini giacobei a Genova (attraverso la Via della Costa) o a Piacenza (attraverso la Via Francigena versante Monginevro).

È un Cammino breve, sei tappe, ma intenso dal punto di vista paesaggistico ed emozionale che tocca i punti più belli della costa della Venezia Giulia.

Prima tappa: da Lazzaretto a Bagnoli della Rosandra

La Basilica di Muggia Vecchia
La Basilica di Muggia Vecchia

Premetto che la cosa migliore da fare è arrivare a Lazzaretto nel primo pomeriggio e da lì affrontare la salita che porta al Santuario di Muggia Vecchia dedicato a Santa Maria Assunta. L’ostello dove passare la prima notte è di fianco alla chiesa, è confortevole e dotato di cucina. Il suo bel giardino affaccia sul mare offrendo, al tramonto, un panorama mozzafiato. Il Santuario, restaurato più volte, merita assolutamente una visita, con i suoi bellissimi affreschi e quel forte senso di pace e spiritualità che lo avvolge. Anche il parco archeologico che circonda il santuario è degno di nota. Muggia Vecchia fu infatti, fra il VI e il XV secolo, il centro abitato più importante della zona e sono ancora visibili le fondamenta della cinta muraria e di alcune delle case e delle botteghe edificate al suo interno.

Bando agli indugi e partiamo. Il Cammino si muove dal Santuario e scende rapidamente verso il centro dell’attuale Muggia, piccolo e affascinante borgo marinaro. Gli affacci lungo la discesa sono spesso spettacolari grazie alla bellezza di una terra sospesa tra il mare e le colline.

Il porticciolo di Muggia
Il porticciolo di Muggia

Da Muggia (dopo un caffè di rinforzo) si risale su asfalto verso il piccolo borgo di Santa Barbara. Siamo sul confine con la Slovenia ma senza “espatriare” si prende un bel sentiero sulla sinistra che scende fino ai laghetti delle Noghere, uno splendido biotopo naturale formato da cinque specchi d’acqua dove regna il silenzio e dove vivono indisturbate delle piccole tartarughe oltre a pesci e insetti di vario tipo. Un comodo sentiero fa il giro di tutta l’area e permette di ammirare un piccolo angolo di paradiso incontaminato.

Il biotopo delle Noghere
Il biotopo delle Noghere

Lasciate le Noghere alle spalle si risale passando attraverso dei cortili fra alcune case fino ad arrivare al piccolo paese di Caresana dove, poco dopo, parte un bel sentiero che, attraversando un bosco, porta fino a San Dorligo della Valle dove c’è una fonte per riempire le borracce (un cartello dice non potabile ma tutti gli abitanti la bevono tranquillamente da sempre).

Per poco si cammina su asfalto e poi ci si infila di nuovo nel bosco per scendere con uno stretto sentiero che in fondo attraversa un torrente grazie ad alcuni ponticelli di legno che di fatto portano a Bagnoli della Rosandra, fine della tappa dopo 21 chilometri entusiasmanti. Personalmente amo le terre di confine, fare l’equilibrista tra due nazioni o due regioni e le loro culture. La prima tappa della Via Flavia ha appagato in pieno questa mia passione.

Seconda tappa: da Bagnoli della Rosandra a Miramare

I 20 chilometri della seconda tappa sono molto semplici ma possono nascondere delle insidie. Non sto parlando di sentieri esposti o di incontri con animali selvaggi ma delle Osmize.

Fin dai tempi di Carlo Magno ai contadini dell’altopiano del Carso e delle zone limitrofe era consentito vendere il proprio vino direttamente nelle fattorie per otto giorni, una tradizione che si è perpetrata fino a oggi. È facile quindi imbattersi in colorate frecce di legno cui è appesa una frasca che indicano la direzione dell’Osmiza più vicina. Bersi un mezzo litro di bianco fresco accompagnato da formaggi, salumi e l’inevitabile uovo sodo vivendo così una tradizione antichissima diventa quasi un obbligo. Farlo di prima mattina per poi affrontare la salita che da Bagnoli porta in quota può essere letale.

La ciclabile G. Cottur che scorre in alto cavalcando il tracciato di una vecchia ferrovia porta direttamente a Trieste e facendolo offre panorami bellissimi sul mare. È tutta in discesa, attraversa anche una bellissima galleria illuminata e porta nelle vicinanze della splendida cattedrale di San Giusto Martire che merita una visita. Da lì in pochi minuti si scende fino al centro vero e proprio della città.

Un tratto della ciclabile Cuttur
Un tratto della ciclabile Cuttur

Trieste è un luogo meraviglioso che amo molto ed è quasi un peccato non fermarsi per la notte ma alla fine della tappa mancano ancora un po’ di chilometri, però una sosta per rinfrancare spirito e corpo ci può stare, magari fermandosi in una delle piazze più belle del mondo, Piazza Unità d’Italia, che bacia il mare con intramontabile devozione.

Se l’arrivo a Trieste è stato ricco di fascino, dell’uscita non si può dire altrettanto. Si costeggia a lungo la ferrovia camminando su una ciclabile ma alla fine si arriva a Barcola dove il panorama finalmente si apre e si può riabbracciare il mare. Qui ogni anno, la seconda domenica di ottobre, si tiene una delle regate veliche più importanti e ricche di partecipanti al mondo, la Barcolana, un evento molto sentito da tutti gli abitanti della zona.

La statua della mula di Trieste
La statua della mula di Trieste

Camminando sul bel lungomare si passa davanti alla statua di bronzo chiamata La mula di Trieste opera dello scultore locale Nino Spagnoli. Mule era il termine con cui si indicavano le ragazze di Trieste ed era una versione femminile di muli, nomignolo dei giovani ragazzi triestini. La giovane donna ritratta sembra essere uscita dal mare ed ha addosso un velo che le avvolge il corpo come se fosse sospinto dal forte vento di nord est, la bora.

Si continua a camminare con il mare sulla sinistra e si prosegue così fino ad arrivare in prossimità del Castello di Miramare, splendido gioiello architettonico affacciato sull’acqua e circondato da un bellissimo parco che fu dimora, in passato, del viceré Massimiliano d’Asburgo.

Prima di raggiungerlo, sulla destra, troviamo l’Ostello Tregeste dove passare la notte.

Il castello di Miramare
Il castello di Miramare

Terza tappa: da Miramare a Duino (Villaggio dei pescatori)

La terza è forse la tappa più bella del Cammino, almeno a mio modesto parere.

Si comincia attraversando in salita tutto il parco del castello di Miramare raggiungendo l’ingresso posteriore che sbuca a due passi dalla stazione del treno.

Tramite un tunnel si passa sotto la ferrovia, si gira a sinistra e dopo poco si inizia a camminare su un largo sentiero panoramico dove gli occhi sono liberi di spaziare sulla vastità del mare giù in fondo. La natura sui lati del sentiero è rigogliosa, le contorte silhouette dei pini si stagliano nitide contro l’azzurro del cielo e i petali gialli del topinambur in fiore fanno da rafforzativo a tanta bellezza. C’è anche il tempo, se la stagione è quella giusta, di “depredare” un albero di corbezzolo gravido di frutti.

Si continua così per un po’ fino ad arrivare a un piazzale asfaltato dove un cartello indica il Sentiero dei pescatori che scende ripido sulla sinistra.

Lungo il sentiero della Salvia
Lungo il sentiero della Salvia

Poco dopo si prende il Sentiero della salvia che è impervio e roccioso ma proprio per questo ricco di fascino. Bisogna prestare attenzione a dove mettere i piedi e a non perdere le frecce gialle dipinte sui sassi che guidano i passi del viandante. Questo sentiero sbuca sulla strada che costeggia a mezza costa il mare. Guadagniamo il lato sinistro per camminare in sicurezza sulla piccola corsia d’emergenza, sempre che qualche cafone non abbia avuto la brillante idea di parcheggiare la macchina dove non si potrebbe.

Seguendo la strada si arriva a Sistiana, una delle spiagge più famose e più frequentate della zona, dove si può mettere il timbro sulla credenziale nel locale ufficio turistico.

Non manca moltissimo alla fine della tappa ma il bello deve ancora venire.

Il sentiero Rilke, docile e panoramico, che porta fino al Villaggio dei pescatori è la vera ciliegina sulla torta. Deve il suo nome al celebre poeta Rainer Maria Rilke che, fra il 1912 e il 1922 soggiornò presso il castello di Duino, ospite dei principi della Torre e Tasso e, soggiogato dal fascino di quelle scogliere e di quel paesaggio così romantico, scrisse la famosa raccolta di poesie intitolata Elegie duinesi.

Il castello di Duino visto dal Sentiero Rilke
Il castello di Duino visto dal Sentiero Rilke

Camminando si osserva dall’alto il castello di Duino che a un certo punto scompare alla vista coperto dalla vegetazione perché il sentiero comincia a scendere ripido fino ad arrivare al Villaggio dei Pescatori.

Non c’è niente di meglio dopo una lunga camminata che rinfrancare il corpo con una bella cena. La Cooperativa dei pescatori è il posto giusto per mangiare (a un ottimo prezzo) del buon pesce fresco e io ve la consiglio vivamente.

Piccola nota a margine: recentemente i volontari della Via Flavia hanno aperto una variante alta per questa tappa, più lunga, più impegnativa ma che può offrire panorami ancora più suggestivi. Potete trovare tutte le informazioni a riguardo sulla pagina FB dell’associazione Cammino Via Flavia.

Le scogliere viste dal Sentiero Rilke
Le scogliere viste dal Sentiero Rilke

Quarta tappa: da Duino (Villaggio dei pescatori) a Monfalcone

Tappa breve la quarta, solo 13 chilometri che possono diventare un po’ di più se si inseriscono due digressioni estremamente interessanti e comunque non è mai la lunghezza del tragitto a decretarne lo splendore.

Arrivando alla chiesa di San Giovanni in Tuba
Arrivando alla chiesa di San Giovanni in Tuba

Lasciato il Villaggio dei Pescatori, dopo poche centinaia di metri si arriva alla chiesa di S. Giovanni in Tuba. Prima tempio romano, poi basilica paleocristiana, poi splendida chiesa romanica che, al suo interno, ospita i resti delle mura dell’antica cappella longobarda il tutto nel nome di quella stratificazione di culti e culture che è così tipica nel nostro paese.

C’è dell’acqua che copre il pavimento dell’abside, perché questo è pur sempre un luogo di risorgive e l’acqua risorge ovunque. Appena fuori dalla chiesa, per esempio, da uno sperone di roccia, esce il Timavo, fiume carsico che nasce e sparisce in Slovenia per riapparire proprio qui, dopo un lungo e buio passaggio sotterraneo.

Camminando alle pendici del Carso
Camminando alle pendici del Carso

Ci si lascia la chiesa alle spalle e bisogna affrontare un po’ di asfalto bruttino prima di potersi infilare nuovamente nel bosco. Siamo ai piedi del Carso, una zona molto bella dal punto di vista paesaggistico ma anche piena di storia, infatti basta fare poche centinaia di metri per arrivare alla trincea didattica. Trattasi di una delle tante trincee della prima guerra mondiale che si trovano in questa zona molte delle quali sono ancora nascoste dalla fitta vegetazione ma questa è stata ripulita, messa in sicurezza e restituita alla popolazione come testimonianza dell’orrore della guerra e come monito a non ricadere in certi errori. Camminarci dentro, infilarsi negli ambienti scavati nella roccia che servivano come rifugio durante i bombardamenti fa venire i brividi, così come il pensiero dei tanti ragazzi che ci hanno vissuto e combattuto, spesso senza fare ritorno a casa. Credo che portarci le scolaresche e mostrare loro tutto questo sia un insegnamento molto importante, direi fondamentale.

La trincea didattica
La trincea didattica

Si torna sul sentiero principale e si prosegue costeggiando la ferrovia fino alle porte di Monfalcone. Salire il ripido sentierino che conduce alla rocca, autentico simbolo di questa cittadina, è la seconda digressione del giorno.

Il candido bastione circolare domina la città dall’alto di una collina e da lassù si gode di un’ottima vista su tutta l’area. Una parte del panorama è, ahimè, oscurato dai grandi cantieri navali che sono il motore trainante dell’economia locale ma anche la causa del decesso di tanti operai per tumori provocati dalle particelle di acciaio che derivano dalla costruzione di questi condominii galleggianti.

Ora, io le grandi navi, non le sopporto, soprattutto quando le vedo sfilare nella mia amata Venezia, e vedere come e dove vengono costruite non può che lasciarmi un profondo senso di rabbia.

Dal centro di Monfalcone, dalla sua piazza centrale un tempo bellissima e ora ridotta a una spianata in pietra e cemento, mancano due chilometri alla fine della tappa. Una piccola strada che segue un canale punta dritta verso Marina Julia, il mare e porta all’accoglienza, un B&B, gestito da una ragazza appassionata di Cammini, che è anche un ristorante dove cenare è un’esperienza.

Se si ha tempo e voglia, prima di cena si può raggiungere in pochi minuti il mare e il porticciolo e, tempo permettendo, godersi un tramonto di rara bellezza.

Il tramonto visto da Marina Julia
Il tramonto visto da Marina Julia

Quinta tappa: da Monfalcone a Fossalon

Le asperità sono alle spalle, da qui ad Aquileia si segue la costa passo passo camminando in piano e attraversando luoghi e ambienti immersi nella natura.

Il lungomare dopo Marina Julia
Il lungomare dopo Marina Julia

Da Marina Julia si segue un bello sterrato che corre di fianco al mare per un bel po’ e che infine sbuca sulla spiaggia in località Alberoni dove c’è un chiosco e si può fare una piccola sosta.

Il cammino prosegue dritto lungo una sterrata che passa al di sotto di un argine naturale che copre il mare ma che offre vari punti per salire ad affacciarsi.

Quando si giunge alla fine di questo “drittone”, la strada piega inevitabilmente a destra, si incunea nella foce del fiume Isonzo e la segue per un lungo tratto fra piccoli approdi in legno, insenature naturali e splendidi affacci sull’Isola della Cona.

Affacci sull'Isola della Cona
Affacci sull’Isola della Cona

Questa lingua di terra, più una penisola che un’isola, ha una superfice di 2400 ettari e fa parte della Riserva Naturale Foce dell’Isonzo. Qui vivono felici e libere decine specie di uccelli acquatici il che rende l’area la miglior zona d’Italia per il birdwatching. Aironi, folaghe, germani reali, alzavole, marzaiole oltre ad anatre e gabbiani si riproducono indisturbati in questa zona protetta che è attrezzata per escursioni a piedi o in bicicletta e organizza visite guidate previa prenotazione. Sul sito potrete trovare orari e modalità di visita.  

Si continua a seguire la riva del fiume fino ad incontrare la strada provinciale che tramite un ponte attraversa l’Isonzo. Si percorre il ponte e poi si gira immediatamente a sinistra camminando su una sterrata che per un po’ segue la riva poi sterza a destra infilandosi in un’ampia zona rurale. Qui le strade puntano tutte perpendicolari al mare e sono intersecate da piccole strade bianche. Ad ogni incrocio ci sono tre o quattro case/fattorie e tutto sembra seguire uno schema geometrico preciso che però è solo quello della campagna e dell’agricoltura.

Panorama del canale che conduce a Fossalon
Panorama del canale che conduce a Fossalon

Raggiunto un canale, si cammina sull’argine scavalcandolo poi su un ponte della provinciale e riprendendolo dall’altro lato. Diventa la direttiva del viandante e seguirla sa regalare silenzio e scorci bellissimi con piccole barche di legno ormeggiate e voli di uccelli. Quando si raggiungono delle grosse idrovore e lo si abbandona proseguendo dritti, si è già in località Fossalon. Non vi aspettate un paese perché non c’è ma ci sono un paio di B&B dove dormire e un agriturismo dove sfamarsi, il tutto in una tranquillità che solo la campagna sa donare.

I 22 chilometri percorsi sono poca cosa quando gli spettacoli naturali sono il valore aggiunto di una tappa.

Sesta tappa: da Fossalon a Aquileia

Ci sono ormai solo 24 chilometri che separano il viandante dalla meta ma le sorprese non sono finite.

Il percorso lascia i riquadri della campagna di Fossalon e si ricongiunge al mare; lo costeggia ancora una volta su una comoda pista ciclabile e va avanti così fino a raggiungere la Riserva Naturale regionale Valle Canavata, situata nella parte orientale della laguna di Grado.

Panorama della Valle Canavata
Panorama della Valle Canavata

Realizzata grazie alla costruzione di argini negli anni Venti in seguito alle bonifiche, è stata per lungo tempo una zona dedicata all’allevamento di pesci. Nel corso degli anni e in seguito ad alluvioni e a ulteriori lavori di arginatura, questa vocazione è venuta meno e ora l’area è diventato un luogo sicuro per oltre 260 specie di uccelli.

Anche in questo caso, come per l’Isola della Cona, esistono dei percorsi guidati all’interno dell’area protetta ma bisogna consultare il sito per organizzare una visita.

Il cammino si limita a girargli intorno lentamente ma i panorami che si aprono ogni tanto fra la vegetazione, spesso fitta, sono incredibili.

Si prosegue camminando sulla ciclabile, si attraversa un lungo ponte e si ritocca terra nella parte più orientale di Grado.

 La laguna di Grado
La laguna di Grado

Una stradina poco dopo il Camping Primero porta di nuovo al mare evitando così di camminare lungo la trafficata provinciale. Si segue il litorale per un lungo tratto fino ad arrivare alla pineta della bella città lagunare. Manca veramente poco per raggiungere il centro storico e la meravigliosa Basilica di Sant’Eufemia che va visitata assolutamente, ma se siete partiti presto e avete intenzione di dormire all’ostello di Aquileia vi consiglio caldamente una digressione all’isola santuario di Barbana, raggiungibile con dei battelli (consultare gli orari). Questo santuario mariano, luogo di grande spiritualità e silenzio, ha visto la presenza di molti ordini monastici, benedettini, francescani, e ha subito nel corso degli anni molte ristrutturazioni e cambiamenti.

Nel santuario, meta di pellegrinaggio, si può dormire e da quest’isola parte anche il Cammino Celeste che ha come tappa finale il santuario mariano di Monte Lussari, sopra Tarvisio.

Attraversato il centro storico di Grado ci si dirige verso il lungo ponte che unisce l’isola alla terraferma e conduce ad Aquileia, punto di arrivo della Via Flavia.

Aquileia merita sicuramente una visita accurata. La cattedrale, con i suoi meravigliosi mosaici, è uno dei luoghi più belli di tutto il Friuli, ma non mancate di salire tutti gli stretti scalini che conducono in cima al campanile di Poppone da cui si gode una vista pazzesca su tutta la laguna, né di visitare il vasto parco archeologico e di percorrere la Via Antica, o Via Sacra, che segue il canale del vecchio porto fluviale romano “scortato” da lunghi filari di cipressi.

È l’ultima meraviglia da vedere, il cammino finisce qui, nel luogo esatto dove inizia la Via Postumia, ma questa è un’altra storia e merita altri articoli.

L'arrivo ad Aquileia
L’arrivo ad Aquileia

Tutte le foto che vedi in questo articolo sono di Andrea Vismara: se vuoi utilizzarle, ricordati di menzionarlo e taggare managaia.eco. Grazie!

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