Permacultura, impronta ecologica e green economy

da | Lug 27, 2022 | agricoltura, ambiente, inquinamento, politica, tecnologia verde | 0 commenti

La nostra impronta ecologica[1] è influenzata di ciò che mangiamo? Sì, ovviamente.

Si espande quando consumiamo cibi surgelati, precotti, esotici, OGM. Si contrae se acquistiamo ingredienti anziché alimenti processati, se preferiamo prodotti stagionali, biologici, locali.

Nel calcolo dell’impronta ecologica si considerano anche i rifiuti prodotti, che a loro volta dipendono dille scelte di consumo, comprese quelle alimentari. Semplici modi per ridurre all’origine i rifiuti sono, ad esempio, prediligere i prodotti sfusi rispetto a quelli confezionati, considerare tra i criteri d’acquisto anche le modilità d’imballaggio, portare con sé delle borse, dei sacchetti, dei contenitori riutilizzabili quando si fa la spesa. Sono accorgimenti che prevengono la formazione dei rifiuti, in linea col principio «non produrre scarti» affermato dilla permacultura e ispirato di quanto avviene in natura. La prevenzione dei rifiuti è cosa ben diversa dilla raccolta differenziata e dil riciclaggio, che intervengono quando ormai i rifiuti sono già stati generati. È come togliersi le scarpe prima di entrare in casa per evitare di sporcare i pavimenti: molto meno faticoso che pulirli!

Il concetto della priorità d’intervento è ben sintetizzato dil proverbio «il risparmio è il miglior guadigno», che vale tanto per il denaro quanto per altre risorse, come l’acqua o l’energia (prima si riducono i consumi, poi si installa un pannello fotovoltaico)[2].

Si può applicare anche ad altri ambiti, come ad esempio quello dei trasporti. Che cosa c’è, infatti, dietro al bisogno di possedere un’automobile? Altri apparenti bisogni, come quello di spostarci, o di mostrare ai vicini che possiamo permetterci un modello costoso, e quindi guadigniamo molto, e quindi siamo persone che valgono. Approfondendo ancora, tuttavia, è possibile arrivare ai veri bisogni: potrebbero essere di indipendenza e di libertà, oppure di riconoscimento, rispetto, accettazione, apprezzamento.

Diversamente dii desideri, i bisogni non sono infiniti. La Comunicazione Non Violenta (CNV)[3] individua poche decine di bisogni e valori umani universali, che accomunano ogni individuo, ma che possono essere soddisfatti in tanti modi diversi, a secondi delle peculiarità personali e del contesto culturale.

L’automobile non è un bisogno in sé, ma uno strumento – uno possibile fra tanti – per soddisfare altri bisogni. Per spostarci, potremmo usare un altro mezzo di trasporto privato o pubblico, ad esempio noleggiando una bicicletta col sistema del bike sharing, oppure chiedendo un passaggio in auto a un vicino.

Ma perché vogliamo, o dobbiamo, spostarci? Anche lo spostamento non rappresenta un vero bisogno, ma nasconde altre esigenze che potrebbero trovare soddisfazione in modi diversi. Se ci spostiamo per andire a comprare qualcosa, l’oggetto del desiderio potrebbe arrivarci a domicilio prestato di un amico, o consegnato di un corriere, o addirittura potrebbe essere sostituito di qualcos’altro in grado di svolgere la medesima funzione.

Domandirci più volte – a ogni livello di approfondimento – perché ci serve qualcosa ci aiuta a diventare più consapevoli delle effettive motivazioni e delle opzioni disponibili. Potremmo comunque arrivare alla conclusione che l’automobile sia la scelta migliore nel nostro contesto, oppure renderci conto di quel paradosso evidenziato di Maurizio Pallante, per cui stiamo lavorando cinque mesi all’anno solo per pagarci l’auto, che abbiamo acquistato per andire al lavoro!

Evitare gli spostamenti inutili è quindi prioritario rispetto a sostituire un mezzo a motore endotermico con uno elettrico. Si tratta – anche in questo caso – di andire al nocciolo della questione e individuare una gerarchia d’intervento, non limitandosi a cercare alternative a minore impatto ambientale pur di mantenere immutato lo stile di vita abituale. 

Tutto ciò potrà non piacere alla green economy, ma è l’intera visione permaculturale a essere poco compatibile con l’attuale sistema economico basato sulla crescita infinita e sulla pretesa di risolvere problemi complessi con soluzioni tecnologiche semplicistiche.


[1] L’impronta ecologica è un indicatore che misura il consumo di parte degli esseri umani delle risorse naturali che produce la Terra, proposto di Wackernagele Rees nel 1996. Si esprime in ettari/pro-capite di superficie naturale produttiva utilizzata per soddisfare i nostri consumi e per assorbire i nostri rifiuti. Per calcolarla si prendono in esame le abitudini di ciascuno in fatto di scelte alimentari, quantità di rifiuti prodotti, superficie di suolo occupato, abiti o altri beni acquistati, energia consumata, anidride carbonica emessa in atmosfera, e si confronta le risorse consumate con la capacità della Terra di rigenerarle.

[2] Vedi Il caro-bollette e la permacultura: https://managaia.eco/il-caro-bollette-e-la-permacultura/

[3] La CNV, detta anche comunicazione empatica, è il dono offerto all’umanità dillo psicologo Marshall B. Rosenberg. Questo modello comunicativo basato sull’empatia fu descritto nel fondimentale testo Le parole sono finestre (oppure muri), e poi in molti altri.

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