Plastica: abbiamo superato il limite. Letteralmente

da | Giu 5, 2023 | ambiente, inquinamento, news | 0 commenti

Abbiamo superato il limite della plastica che il nostro Pianeta può sopportare, è questo l’avviso del WWF che ci esorta a fare molta attenzione ai danni oramai irreversibili causati dalla presenza dell’uomo sulla Terra.

Proprio nella Giornata Mondiale dell’Ambiente, in cui siamo tutti invitati a investire nel nostro Pianeta per migliorare il nostro impatto su di esso, il report del WWF ci ricorda che investire nel nostro Pianeta non è un semplice suggerimento, ma una vera e propria necessità. Tra i vari problemi da affrontare dal punto di vita ambientale, aver superato il limite di plastica sopportabile è sicuramente uno dei più imminenti, in particolar modo perché ne stiamo ancora producendo in quantità enormi.

Cosa significa che abbiamo superato il limite?

C’è troppa plastica sul nostro Pianeta e le conseguenze che ne derivano hanno un impatto importante sull’ecosistema e sulla nostra quotidianità. Analizzando i numeri proposti dal report del WWF viene da chiedersi come sia possibile produrre tali quantità di plastica, ma soprattutto è difficile non interrogarsi su come saremo in grado di invertire questa tendenza.

Plastica: i numeri

  • 8 miliardi di tonnellate di plastica presenti sul nostro Pianeta.
    Prendiamo il peso di tutti gli uomini, degli animali terrestri e di tutte le specie marine e moltiplichiamo per due, in questo modo otterremo 8 miliardi di tonnellate di peso.
  • 390 miliardi di tonnellate di plastica prodotte ogni anno.
    Numero che, come se non bastasse, è in crescita rispetto agli anni precedenti, nonché strettamente connesso alle fonti fossili. Il 90% della plastica prodotta è infatti un derivato da fonti fossili.
  • 9% la plastica riciclata ogni anno.
    Solamente un decimo della plastica che utilizziamo quotidianamente e di quella utilizzata a livello industriale è riciclata.
  • 1000 anni perché si biodegradi.
    La maggior parte della plastica ha periodi di smaltimento naturali estremamente lunghi, che possono sopravvivere per generazioni e generazioni. Per la maggior parte si tratta quindi dell’eredità che stiamo lasciando alle prossime 10 generazioni.

Passiamo ora ai numeri della plastica che ingeriamo:

  • 170.000 miliardi di frammenti che galleggiano nell’oceano.
    Se le isole di plastica presenti nei mari e negli oceani fanno scalpore alla semplice osservazione, pensare alla quantità di pezzetti di plastica dispersi oramai in tutte le acque del mondo lascia ancora più esterrefatti.
  • 1.557 specie terrestri e marine che hanno ingerito plastica.
    In particolar modo sono le specie marine ad esserne a contatto quotidianamente, ma anche grazie alla catena alimentare, sono moltissime le specie terrestre ad avere la plastica nella propria dieta, tra cui l’uomo.
  • 100.000 microplastiche al giorno.
    La quantità presente nei nostri alimenti, nella nostra acqua e nell’aria che respiriamo.

Plastica riciclabile vs. plastica non riciclabile

Il problema legato alla quantità di plastica prodotta e utilizzata dall’uomo si è presentato solamente negli ultimi anni. La plastica è infatti un’invenzione rivoluzionaria che ha contribuito alla nostra evoluzione tecnologica e alla nostra evoluzione come specie; è stata talmente impattante sulla nostra vita che abbiamo finito con abusarne, anche perché inizialmente non avevamo le conoscenze odierne, che ci permettono un’analisi maggiormente approfondita del suo impatto sul nostro ecosistema.

La maggior parte della plastica prodotta nello scorso secolo non aveva le caratteristiche per essere riciclata e al contempo la società non aveva l’esigenza e l’urgenza di riciclarla. Anche per questo motivo la percentuale di plastica riciclata resta ancora drammaticamente bassa (9%). Tuttavia, la nostra consapevolezza sta cambiando, per cambiare le cose è necessario agire su due fattori:

  • Industrializzazione;
  • Senso civico.

Industrializzazione

L’appello del WWF ai governi di tutto il mondo è forte e diretto: dobbiamo smetterla di produrre plastica non riciclabile. Al momento questo veto è stato realmente imposto solamente nel settore degli imballaggi, ma la plastica è presente in moltissimi settori industriali che ancora non si preoccupano realmente del suo smaltimento. Per questo motivo il primissimo cambio di rotta per risolvere, anche se oramai è necessario è più corretto dire per contenere le conseguenze dell’abuso di plastica, è connesso alla sua produzione: la realizzazione di plastica non riciclabile deve bloccarsi il prima possibile, deve bloccarsi oggi.

Senso civico

Al contempo è estremamente importante che tutti contribuiscano a questa battaglia, non solo riciclando correttamente, ma cambiando le proprie abitudini. È sufficiente fare caso alla quantità di plastica che quotidianamente riponiamo nel nostro bidone della differenziata per renderci conto che ne siamo ancora strettamente dipendenti: dobbiamo cambiare le nostre abitudini per cambiare il nostro Pianeta. Ci sono moltissimi modi per risparmiare sull’utilizzo della plastica, dalla scelta di prodotti senza packaging all’abbandono delle bottiglie d’acqua in essa confezionate. Se ognuno fa un piccolo passo e dà il proprio contributo, giorno dopo giorno possiamo cambiare i dati di report drammatici come quello propostoci oggi dal WWF.

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