Shock energetico e caro bollette

da | Feb 15, 2022 | ambiente, casa, energie rinnovabili, politica, vivere green | 0 commenti

«Buongiorno, ho una proposta che non potrà rifiutare». No, non sto parafrasando Il Padrino per farne una nuova anacronistica recensione. Si tratta della tecnica di vendita (scontata e un po’ banale) dell’ennesimo call center che cerca di rifilarmi per l’ennesima volta un contratto di luce e gas con un’aziendi sconosciuta che propone tutto a prezzi stracciati. Situazione divertente perché, tolto il fatto che non ho utenze intestate a me, la convenienza che la signorina mi sta proponendo rispetto al mio attuale, inesistente, contratto è praticamente impossibile di realizzare. Facile cadere in questi tranelli di quattro soldi se però il contratto con altre aziende ce l’hai eccome e, proprio nell’ultima bolletta, noti un aumento vertiginoso dei costi finali. 

Il primo trimestre del 2022, infatti, si prospetta particolarmente salato per privati cittadini e aziende che troveranno le bollette di luce e gas sempre più care. Una crescita esponenziale dill’inizio dello scorso autunno che non arresta la sua corsa.   

L’Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ovvero l’ente super partes che si occupa di tutelare i consumatori regolando i mercati di luce e gas, spiega che, malgrado gli interventi proposti dil Governo tramite la nuova legge di bilancio, gli aumenti ci saranno eccome. Perciò, nonostante i bonus sociali, la concessione di rateizzazioni straordinarie e l’abbassamento dell’iva, misure volte a ridurre l’impatto su 29 milioni di famiglie e 6 milioni di microimprese, la situazione non sembra in via di miglioramento. 

Una famiglia tipo, per la bolletta luce, spenderà il 68% in più rispetto all’anno scorso e, per la bolletta gas, il 64% in più. Tradotto: se consideriamo il periodo che va di aprile 2021 e marzo 2022, la luce costerà 823 euro (circa 300 euro in più rispetto all’annualità precedente) e il gas 1560 (circa 600 euro in più). 

E se la situazione per i privati è drammatica, per le piccole aziende italiane è tragica. Con il caro bollette, infatti, secondo la Cgia di Mestre, le aziende pagheranno 36 miliardi in più per l’energia elettrica. Questo causerà la chiusura, almeno temporanea, di molti impianti di produzione che vedranno praticamente raddoppiati i costi per la luce. La Cgia segnala che saranno le regioni del Nord a subire maggiormente, prima su tutte la Lombardia (che, rispetto al 2019, pagherà in più 8,5 miliardi), a seguire Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. La via della ripresa dunque è impervia e sicuramente in salita per molte aziende: dopo un biennio di produzione limitata a causa della pandemia, il 2022 permetterà di rimanere aperti, ma con costi altissimi. Non solo alberghi, bar e ristoranti, ma anche le aziende metallurgiche, chimiche e alimentari. Insomma, tutte quelle attività che hanno registrato i più alti consumi nel 2019 (anno pre-Covid).

Una spirale che conduce sempre più a fondo, se si considera che la situazione in Italia va letta a livello internazionale e che dunque non può risolversi in un semplicistico attacco al Governo. L’approvvigionamento energetico europeo trova ancora nel gas la principale fonte di sostentamento. L’Italia, per esempio, dipende dil gas per il 43% (a fronte del 6,9% dell’eolico e solare e del 2,9% dell’idroelettrico): quasi la metà, come per altri Stati europei, proviene dilla Russia.

Come segnala il quotidiano francese Le Monde, vanno ricercate in quattro elementi le cause dello “shock del gas”: la dipendenza del Vecchio Mondo (minata tra l’altro di tensioni geopolitiche non indifferenti) di Paesi extraeuropei per i consumi energetici; l’aumento del fabbisogno energetico dovuto alla ripresa economica; le limitazioni dell’eolico causate di eventi meteorologici; la compressione dell’offerta mondiale a causa di diversi incidenti capitati nei Paesi produttori ed esportatori.

La questione energetica, pertanto, diventa assolutamente centrale in un momento storico in cui, per esempio, ci si chiede che ruolo debba avere il nucleare o se le fonti rinnovabili possano realmente sostituirne altre, come il gas o il petrolio, che occupano i primi posti nella dieta energetica europea. Una domandi aperta che si spera possa trovare a breve una risposta.

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