Stop alle auto a benzina e diesel nel 2035: le diverse strade di UE e USA

da | Nov 23, 2023 | mobilità sostenibile, viaggiare green | 0 commenti

Come è noto, a fine marzo i ministri dell’energia UE hanno approvato il regolamento che introduce lo stop ai motori endotermici per le auto e i furgoni a partire dal 2035. In altre parole, da quell’anno non sarà più possibile vendere dei veicoli nuovi alimentati da benzina o da diesel.

Questa è una decisione assolutamente coerente e anzi necessaria: tagliare le emissioni del mondo automotive è obbligatorio per poter limitare l’inquinamento, e quindi i cambiamenti climatici. Anzi, a dire il vero l’IPCC avrebbe fissato il picco delle emissioni già al 2025: per centrare il famoso obiettivo di limitare l’aumento delle temperature medie a 1.5 gradi centigradi rispetto all’epoca preindustriale sarebbe infatti necessario, dal 2025 al 2030, ridurre le emissioni di almeno il 43% rispetto al 2019.

Non tutti però sono d’accordo. Al momento del voto l’Italia ha deciso di astenersi, così come Romania e Bulgaria; la Polonia ha scelto di votare contro. Quel che è certo è che gli ambientalisti statunitensi – e non solo loro – guardano con invidia a questa politica europea: come si stanno muovendo loro in questo campo?

La situazione della vendita di automobili elettriche in Europa

Per meglio capire le differenze tra le politiche messe in campo da Unione Europea e dagli Stati Uniti d’America può essere utile confrontare le due situazioni attuali.

In Italia, attualmente le vendite di auto elettriche sono arrivate al 3.1%, laddove per il 2022 si parlava del 3.3%. Questo accade mentre in Norvegia – che non è un Paese UE – nel 2022 il 79.3% delle auto vendute nel 2022 è stato elettrico; si parla invece del 33% in Svezia, del 23% in Olanda, del 21% in Danimarca, del 18% in Germania, tutti Stati che invece sono parte dell’Unione Europea.

Allargando lo sguardo, in Unione Europea nel 2022 le vendite di auto completamente elettriche hanno rappresentato il 12.1% del totale, cifra che ci può aiutare a capire la differenza con gli Stati Uniti e con le relative politiche.

La situazione della vendita di automobili elettriche negli Stati Uniti

Ecco, possiamo dire che gli Stati Uniti quanto a vendite di auto elettriche fanno meglio dell’Italia – in effetti non ci vuole tanto – ma fanno decisamente peggio dell’Unione Europea vista nel suo complesso.

Nel 2022 infatti solamente il 5.8% dei veicoli venduti negli USA è stato full-electric, pur con un buon passo in avanti rispetto al 2021, quando si era parlato invece del 3.2%.

Insomma, gli Stati Uniti hanno ancora molta strada da fare, sapendo soprattutto che il Paese è, subito dietro alla Cina, il più grande inquinatore del mondo. Essendo consapevole di questo grosso problema, Biden ha promesso di tagliare della metà le emissioni statunitensi entro il 2030: vediamo quindi quali politiche si stanno mettendo in atto per raggiungere questo obiettivo.

Le politiche degli Stati Uniti nel campo automotive

Joe Biden ha dedicato una fetta non trascurabile della propria campagna elettorale alla lotta al cambiamento climatico. Una volta diventato Presidente, nel primo anno, ha raggiunto un accordo con i produttori di automobili per arrivare alla vendita di veicoli elettrici, plug-in o a idrogeno pari al 50% entro il 2030.

Ad aprile poi è arrivata la notizia di un salto in avanti: l’EPA (Environmental Protection Agency) e Biden starebbero preparando un regolamento decisamente più severo, che mira a fare in modo che nel 2032 i due terzi delle auto vendute siano elettriche.

Per ora l’unico Paese che è riuscito a superare tale soglia è come sappiamo la Norvegia. Ecco allora che questo nuovo regolamento – per quanto ancora non del tutto delineato – andrebbe a velocizzare in modo consistente la transizione negli Stati Uniti. E non ci sono dubbi: a spingere gli USA in questa direzione è stata in buona parte proprio la decisione UE (che peraltro è ancora più ambiziosa).

Cosa sta frenando gli Stati Uniti

Se l’obiettivo è quello di tagliare le emissioni del settore automotive, e se lo strumento prescelto per farlo è in entrambi i casi l’auto elettrica, le strade “normative” per raggiungere lo scopo sono – e resteranno – diverse tra Europa e Stati Uniti. Così come sono in parte uguali e in parte diversi gli ostacoli.

A frenare la diffusione delle automobili elettriche negli USA è in larga parte l’insufficienza delle stazioni di ricarica, così come accade nel Vecchio Continente.

Ma non è tutto qui. Vanno messi in conto anche i timori concreti di non avere accesso a sufficienti risorse domestiche per la costruzione delle batterie. E, ancora di più, vanno considerate le difficoltà dell’industria automotive americana nell’accedere ai fondi messi a disposizione dallo Stato per accelerare la transizione, per la costruzione di nuove linee di produzione e per la messa in opera di stazioni di ricarica: questi finanziamenti possono essere richiesti solo a patto di utilizzare materiali domestici e dispositivi prodotti negli Stati Uniti o in Paesi alleati.

Tutto bene, non fosse che circa un terzo dei 34.8 miliardi di dollari di parti di automobili di fabbricazione cinese viene importato proprio dagli Stati Uniti, rendendo decisamente difficoltoso l’accesso ai fondi statali per il salto in avanti verso la mobilità elettrica.

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