Tesla: l’auto elettrica di tendenza conviene davvero?

da | Set 28, 2023 | mobilità sostenibile, viaggiare green | 0 commenti

Il visionario Elon Musk non ha inventato l’automobile elettrica. Quando l’imprenditore sudafricano, naturalizzato statunitense, fondò la Tesla, ponendo le basi per la sua fortuna, esistevano già modelli ibridi e prototipi completamente elettrici. La Toyota Prius, ad esempio, era già in vendita da qualche anno, e altri costruttori stavano proponendo automobili che non contavano interamente sulla propulsione a scoppio o diesel.

Tutte queste automobili però avevano uno svantaggio considerevole, che Musk notò immediatamente, assieme a milioni di automobilisti: erano brutte. La sua intuizione fu quella di rivedere il design di questi mezzi, offrendo all’acquirente veicoli che avessero il vantaggio ambientale di possedere un motore pulito e quello stilistico di essere dotate di linee sensuali e accattivanti. Unendo proverbialmente l’utile al dilettevole, Tesla trovò il proprio spazio sul mercato fino a raggiungere la posizione di leader della propulsione elettrica.

Ma tutti i pregi sventolati nelle operazioni di marketing di Tesla, mai invadenti, e delle altre compagnie operanti nell’automotive elettrico sono concrete oppure si tratta soltanto di proclami sterili? Insomma, acquistare un’auto elettrica oggi conviene oppure no?

La ricerca del Politecnico di Milano

Nel 2019 il Politecnico di Milano portò a termine una ricerca – ripubblicata sul sito di AlVolante – per rispondere alla domanda appena posta. L’Energy and Strategy Group dell’università lombarda considerò per il suo studio due utilitarie, una dotata di motore elettrico e l’altra equipaggiata con propulsore a scoppio. Ne uscì che al tempo, proprio come oggi, il costo di una vettura pulita è considerevolmente più alto, anche a fronte degli incentivi governativi ed europei, il che spesso scoraggia all’acquisto. Già in meno di 12 mesi però, si pareggiano i costi, e dal secondo anno si è generalmente in attivo.

I calcoli sono stati fatti considerando il parametro TCO (Total Cost of Ownership, in italiano Costo Complessivo della Proprietà) che raggruppa tutte le spese burocratiche e gestionali legate all’acquisto e possesso di un’automobile. Il risultato è stato più che positivo per l’elettrico: a parità di percorrenza infatti si è registrato un risparmio intorno ai 1000 euro annui. Manutenzione, ricarica, premio assicurativo… ogni spesa risulta meno esosa per l’automobilista che scelga una vettura elettrica.

Caso chiuso, dunque, e vittoria trionfale per la propulsione elettrica? Andiamo con ordine.

La ricerca appare piuttosto superficiale. Sicuramente i risultati del Polimi sono attendibili confrontando due utilitarie di potenza simile pensate per tragitti urbani brevi e abitudinali. Attenzione però a generalizzare: le considerazioni che valgono per una Renault Zoe non valgono per una Porsche Taycan. O una Tesla Serie 3 da oltre 400 cavalli. Dire che l’elettrico sia preferibile al termico ha senso soltanto se paragoniamo auto dello stesso segmento e dalle prestazioni non esagerate.

Focus Tesla: quanto costa mantenerla?

Per numerosi automobilisti, auto elettrica significa Tesla e non è concepibile accontentarsi di nessuna alternativa a una vettura prodotta dalla casa di Elon Musk. Per quale motivo? Fondamentalmente per due ragioni: affidabilità e status symbol. La prima si deve alla fattura di questi veicoli, sicuri e privi di imperfezioni. La seconda al loro look: il logo con la grande T vale quanto quelli di altre lussuose autovetture, e i modelli del costruttore sanno attirare gli sguardi dei passanti.

Lo stile Tesla è sicuramente affascinante, addirittura magnetico, ma quanto costa la gestione di un’automobile di questo tipo? Una volta che abbiamo scelto di passare all’elettrico, e di farlo con questo costruttore, quali e quante spese dobbiamo mettere in conto? Automobilismo.it ci fornisce un focus sui costi di gestione di una delle Tesla più vendute, la Model 3.

La testimonianza di un automobilista sui costi di Tesla

L’approfondimento della testata di settore si basa sulla testimonianza di Matteo Valenza, youtuber proprietario di una Tesla Model 3 Performance intervistato da Everyeye.it proprio sui costi gestionali. Valenza ha acquistato la vettura nel 2019 e, tra il marzo di quell’anno e quello 2020, ha percorso oltre 35mila chilometri con l’automobile. Le spese che ha affermato di aver dovuto affrontare, nel suddetto periodo, sono state legate a ricarica (1244 euro); assicurazione (1180); pneumatici (764); pedaggi autostradali (1500) e materiali di consumo vario (67 euro). Bollo e superbollo sono gratuiti nei primi 5 anni di vita per le elettriche.

Le spese totali dovute all’utilizzo dell’auto ammontano dunque a 4755 euro. Considerando soltanto quelle di gestione della vettura, la Tesla è costata 2424 euro (somma dei costi di ricarica e assicurazione). Se dividiamo questo importo per il numero di chilometri percorsi, otteniamo una spesa di 0,07 euro ogni mille metri. Si tratta di un esborso irrisorio rispetto a quanto necessario per mezzi dello stesso segmento – il B – spinti da motore endotermico.

Ciò conferma quanto riscontrato dal Polimi. L’elettrico presenta un considerevole vantaggio economico per quanto riguarda le spese vive.

I costi nascosti dell’auto elettrica

Vi sono però altre spese connesse all’utilizzo di un’auto elettrica che vanno considerate. Il cuore di queste vetture è la loro batteria. Su questo fronte sono stati fatti passi importanti e quella che era la principale preoccupazione agli albori di questa tecnologia, la durata degli accumulatori, è ormai stata sedata. È molto difficile, oggi, correre il rischio di restare appiedati a causa dell’esaurimento della batteria.

D’altro canto, resta l’annosa questione della localizzazione delle colonnine di ricarica a dare numerosi grattacapi a chiunque sia già passato all’elettrico. Chi ha la fortuna di averne poco distanti dal luogo ove vive o lavora può tenere l’auto sotto ricarica mentre svolge altri compiti, lontano o lontana dall’abitacolo. Per tutti gli altri, però, i punti di distribuzione restano ancora mal distribuiti sul territorio e i loro tempi di ricarica sono molto lenti. Siamo lontani dall’installazione di una rete di punti fast charge che possa competere con i tempi necessari al rifornimento di un’auto con motore a scoppio.

La soluzione migliore è quella del wallbox. Si tratta di un caricatore da installare a muro. Il costo medio del dispositivo è di circa 1500 euro ma se ne trovano in commercio anche a costi di 3 o 4mila. I proprietari di box o rimessa di proprietà non avranno alcun problema a dotarsi dell’accessorio, ma il discorso è ben diverso per chi abita in condominio e custodisce la propria auto presso un silo oppure stallo in area comune. Bisognerà infatti richiedere autorizzazione all’assemblea.

Una volta che i permessi saranno a posto – o in attesa di ricevere via libera – occorrerà verificare la presenza di tutte le condizioni strutturali necessarie e la possibilità di tirare, come si dice in gergo, la corrente fino al wallbox. Il contatore dovrà avere almeno 7 kW di potenza e il dispositivo sarà installato solo in seguito al parere positivo di un perito, coinvolto a spese di chi desideri installare la stazione di ricarica.

Implicazioni ambientali

Quando scegliamo un’auto elettrica, Tesla o concorrente che sia, non pensiamo soltanto all’esborso e ai risvolti economici. Vi è infatti un altro aspetto da considerare: quello delle implicazioni ambientali.

I materiali con cui sono realizzate e funzionano le batterie sono piuttosto pregiati e diffusi in zone poco sviluppate del Pianeta. L’estrazione dei minerali necessari all’operatività di una batteria per auto è un’operazione invasiva per il territorio e spesso occasione di sfruttamento per i lavoratori. Per sopperire all’esigenza degli elementi fondamentali, numerose imprese stanno investendo pesantemente sul riciclo delle terre rare per batterie. Lo stato dell’arte di questa tecnologia è ancora embrionale ma la dedizione incessante e si stima che presto sarà possibile riciclare buona parte del nucleo vitale di un accumulatore.

Al momento, però, le attività connesse alla realizzazione di batterie, e soprattutto al loro smaltimento, sono notevolmente impattanti e rappresentano una contraddizione nella missione dell’auto elettrica.

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