Elezioni europee e ambiente: cosa dicono i programmi dei partiti italiani

Ambiente e clima: come affrontano il tema e cosa dicono i programmi dei gruppi politici alle prossime elezioni europee.

La protezione dell’ambiente e la lotta contro il cambiamento climatico sono priorità assolute per l’Europa, almeno sulla carta, nelle politiche attuali, ma rischiano di passare in secondo piano nei programmi dei partiti che si presentano alle imminenti elezioni europee.

Gli ultimi dati di Copernicus confermano infatti che il nostro Continente è quello che si sta scaldando più rapidamente, e, dagli anni Ottanta, lo sta facendo a una velocità doppia rispetto alla media globale.

Il prossimo cambio di leadership del Parlamento Europeo potrebbe cambiare le priorità delle politiche ambientali oppure riconfermarle. Tra i nodi principali, ricordiamo l’energia: l’idea di indipendenza energetica attraverso alternative, pulite e rinnovabili, al gas russo e al petrolio.

L’altra faccia della medaglia, però, potrebbe essere la questione economica correlata alla transizione ecologica che, secondo i detrattori del Green Deal, potrebbe impattare sulle fasce più povere della popolazione e in generale sulle economie dei Paesi.

Queste dinamiche si riflettono negli stessi programmi elettorali, con i partiti di centrodestra che chiedono di rivedere, se non addirittura abbandonare, il Patto verde europeo, altri partiti che chiedono una transizione più graduale e chi difende le politiche ambientali avviate in questi anni.

In vista delle elezioni europee che si terranno l’8 e il 9 giugno, vediamo le proposte dei partiti italiani su clima, ambiente e transizione energetica.

Ambiente: i programmi dei principali partiti italiani per le elezioni europee

Alleanza Verdi e Sinistra

Il programma di Alleanza Verdi e Sinistra dedica ampio spazio alla questione ambientale, con 5 sezioni in cui si affrontano i seguenti temi: neutralità climatica, energie rinnovabili, mobilità sostenibile, economia circolare, biodiversità. A questi, si affiancano una serie di sezione destinate anche alla questione sociale e ai diritti civili.

AVS punta a “un’Europa alimentata solo da energie rinnovabili entro il 2040, un sistema energetico de-carbonizzato e de-nuclearizzato, efficiente e accessibile”. Questo piano prevede di eliminare l’uso del carbone entro il 2030 e di petrolio e gas tra il 2035 e il 2040, con l’impegno di avere un’Europa alimentata al 100% da energie rinnovabili. Il programma esclude il nucleare e la cattura e stoccaggio della CO2 dalle tecnologie strategiche e dai progetti prioritari del Regolamento Net Zero Industry Act. AVS mira anche alla decarbonizzazione del sistema finanziario, spingendo la BCE a promuovere investimenti verdi ed eliminare i Sussidi Ambientalmente Dannosi.

Nella sezione L’Europa della biodiversità, Avs si propone di adottare una protezione rigorosa della biodiversità e una gestione sostenibile delle risorse idriche, finalizzando il regolamento sul ripristino della natura con obiettivi vincolanti e dedicando l’1% del bilancio dell’UE alla conservazione e al recupero degli ecosistemi.

Per una transizione equa in Europa, chiede di aumentare significativamente le risorse del Just Transition Fund (JTF), al fine di sostenere le regioni e i settori più colpiti dalla transizione, creando nuovi posti di lavoro per i giovani e promuovendo i green jobs e formazione professionale.

Azione

Azione supporta la transizione ecologica, ma non concorda con molti obiettivi e scadenze del Green Deal europeo. Propone di:

  • rivedere il Green Deal eliminando l’obbligo di installare capacità rinnovabile entro il 2030 e considerando alternative come la cattura e lo stoccaggio della CO2 (CCS) e il nucleare.
  • Posticipare gli obiettivi di decarbonizzazione dal 2030 (-55%) al 2035, evitando ulteriori aumenti dei target.

Il programma di Azione non menziona esplicitamente la protezione della natura e della biodiversità in Europa. Nel questionario del WWF Italia, ha espresso contrarietà alla Nature Restoration Law. Solo nella sezione “agricoltura” si parla brevemente di aumentare la produzione agricola preservando risorse idriche, suoli e biodiversità, ma senza un chiaro supporto all’agroecologia. Propone aumentare i fondi PAC per giovani agricoltori e estendere lo status di “giovane agricoltore” da 5 a 10 anni.

La visione di Azione sull’equilibrio sociale e ambientale si limita a rinviare le scadenze di decarbonizzazione, puntando a investimenti per aumentare la competitività dell’industria europea e creare filiere green.

Forza Italia

“Investire in energia ed infrastrutture” e “promuovere un ambientalismo responsabile”: queste le priorità numero 6 e 7 del programma di FI.

In particolare, nel programma si legge: “investimenti per integrare il mercato europeo dell’energia elettrica e del gas garantendo prezzi più bassi”, sfruttando “gas ed energia nucleare per la transizione e per garantire all’UE un percorso verso l’indipendenza energetica”.

Per FI l’indipendenza energetica si otterrebbe anche sfruttando “la centralità nel Mediterraneo e le infrastrutture strategiche (come il TAP e i rigassificatori) per svolgere un ruolo chiave nel facilitare il trasporto, lo stoccaggio, l‘interscambio e la distribuzione del gas naturale in tutta Europa”.

Nel programma, FI, ribadisce la necessità di rivedere il Green Deal rendendolo “meno ideologico, più realistico”, di diventare indipendenti dal punto di vista energetico e adottare una “strategia comune europea delle risorse”.

Fratelli d’Italia

FdI dedica il terzo capitolo del suo programma per le elezioni europee all’ambiente. Il titolo, piuttosto evocativo, è Difendere la natura senza eco-follie. L’ecologia, considerata un “uno dei pilastri del pensiero conservatore”, fa anche parte del “patrimonio che vogliamo conservare e trasmettere ai nostri figli”.

“Il raggiungimento degli obiettivi climatici deve essere economicamente e socialmente sostenibile, senza approcci ideologici, obiettivi irraggiungibili e oneri sproporzionati per cittadini e imprese”: l’idea è dunque quella di bloccare le “eco-follie del Green Deal” che condannano a una “decrescita infelice”.

Nel programma si sottolinea la necessità di “applicare i principi di sussidiarietà e di proporzionalità” in modo che “le strategie per il raggiungimento degli obiettivi climatici siano decise dai singoli Stati membri, compatibilmente con i modelli industriali e le specificità dei diversi contesti”.

Si propone una modifica radicale della direttiva sulle case green e la cancellazione del blocco alla produzione di auto a motore endotermico dal 2035 per il rilancio del settore, pur sostenendo la necessità della decarbonizzazione dei trasporti a favore della mobilità sostenibile.

E ancora: “scorporare gli investimenti nella transizione verde dal calcolo del rapporto deficit/PIL” e “finanziare con il bilancio europeo interventi per la riqualificazione e la messa in sicurezza del territorio, per un’efficace politica di prevenzione delle catastrofi ambientali”.

Lega

Superare il Green Deal, il ritorno del buon senso è il titolo della sezione dedicata all’ambiente del programma elettorale della Lega, nel quale, dopo una chiara accusa a Cina e USA per l’inquinamento e le emissioni, non si propone di fatto nessun piano per il futuro.

Per la Lega rimane “urgente affrontare le politiche europee con maggior pragmatismo” per evitare la de-industrializzazione e “nuove dipendenze estere e vulnerabilità critiche nel futuro”. Tra le prime azioni da compiere, una revisione del Green Deal e la cancellazione della direttiva case-green.

Movimento Cinque Stelle

Nel programma del Movimento 5 Stelle passa chiaramente un messaggio chiaro: “Rafforziamo il Green Deal”.

“Sulle politiche energetiche e climatiche nella passata legislatura europea è avvenuta una straordinaria accelerazione verso gli obiettivi di impiego di energie rinnovabile ed efficienza energetica. Tuttavia nell’ultimo periodo c’è stata una tendenza a ridimensionarle. Dobbiamo assolutamente invertire questa rotta”.

Anche nel programma di M5S è forte la componente sociale: “Non è più accettabile che la metà della popolazione mondiale più povera, che non ha contribuito al cambiamento climatico, sarà quella che verrà più penalizzata”. Tra le proposte c’è dunque quella di un Energy recovery fund strutturale e permanente, “da destinare esclusivamente al finanziamento delle energie rinnovabili e delle azioni di efficientamento energetico (sia in chiave di processi industriali che in chiave di edilizia residenziale), e in generale della transizione verde tutta, con particolare attenzione a favore delle famiglie a basso reddito”. Tale strumento dovrà essere finanziato con l’emissione di nuovo debito congiunto.

Il manifesto M5S sottolinea anche l’urgenza di “triplicare la capacità rinnovabile esistente al 2030, garantire un approvvigionamento energetico dell’Ue sicuro e a prezzi accessibili, sviluppare un mercato dell’energia pienamente integrato, interconnesso e digitalizzato, costruire reti meglio integrate per sostenere le fonti energetiche rinnovabili”.

Movimento 5 Stelle parla anche dell’urgenza di revisionare la tassonomia verde, oltre che riformare il mercato elettrico, di creare una piattaforme europea per l’acquisto del gas a medio e lungo termine e una agenzia europea delle reti elettriche.

Partito Democratico

“Vogliamo un Green Deal dal cuore rosso” si legge nel programma del PD “perché giustizia sociale e giustizia climatica sono inscindibili”. I dem sottolineano la centralità nel “consolidare e mantenere alta la leadership mondiale nel contrasto all’emergenza climatica, non solo perché è giusto e serve al Pianeta e alla nostra salute, ma perché chi nega i cambiamenti finirà per subirli e farli subire ai più fragili. Se non investiamo su innovazione, sostenibilità, ricerca, competenze, green economy, altre aree del mondo assumeranno la leadership in questi campi”.

Tra i passaggi più significativi del manifesto: “accelerare al massimo il processo verso l’autonomia energetica europea” costruendo strumenti per la decarbonizzazione “attraverso i driver dell’efficienza, dell’elettrificazione dei consumi, del potenziamento delle reti, dell’investimento massiccio nella produzione dalle fonti rinnovabili”. Serve quindi una strategia energetica da affiancare a quella industriale “per la costruzione delle filiere tecnologiche a supporto dei cantieri della decarbonizzazione. Servono politiche fiscali adeguate, nuovi investimenti verdi coordinati a livello comunitario, concedendo flessibilità di intervento agli Stati membri e prevedendo restrizioni o agevolazioni al credito per le industrie in base all’impegno in processi di trasformazione green, in piena applicazione del principio chi inquina, paga“.

Infine: “rafforzare la direttiva europea sul monitoraggio del consumo di suolo e adottare una legge che contrasti il consumo di suolo in Italia”, con “la creazione di un’Agenzia europea per la manutenzione e la cura del territorio, l’adattamento e il contrasto al dissesto idrogeologico”.

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