Plastica e catture accidentali: ecco le principali cause del declino della biodiversità in Italia

Legambiente esprime preoccupazione sullo stato della biodiversità in Italia, sottolineando ritardi nell'istituzione di aree protette e l'urgenza di azioni per la conservazione.

In occasione della Giornata mondiale della Biodiversità che si celebra il 22 maggio, Legambiente ha diffuso una dettagliata analisi dello stato di salute degli uccelli e degli anfibi in Italia, presentando uno speciale all’interno del suo rapporto Biodiversità a rischio 2024. Questo approfondimento ha evidenziato serie preoccupazioni riguardo alle condizioni di questi animali, considerati indicatori cruciali della salute degli ecosistemi marini e delle zone umide, sempre più sotto pressione a causa della crisi climatica, dell’inquinamento e delle catture accidentali.

Le specie a rischio

Legambiente ha segnalato i ritardi dell’Italia sia nel creare nuove aree protette e zone di tutela integrale entro il 2030, sia nel contrastare le molteplici minacce che mettono a rischio la sopravvivenza di queste specie.

Tra le specie minacciate, Legambiente segnala:

  • il fratino, con un calo del 50% delle coppie nidificanti sulle spiagge italiane negli ultimi 10 anni. Un declino attribuibile principalmente alla pulizia meccanica delle spiagge e all’aumento delle specie predatrici come ratti, gatti, cani, cornacchie e gabbiani reali.
  • La berta maggiore e minore e il gabbiano corso, indeboliti da una diminuzione delle risorse ittiche disponibili e minacciati dal bycatch (le catture accidentali).
  • La salamandra di Aurora, il geotritone del Monte Albo e il Geotritone del Sarrabus sono esposti a rischi significativi legati alla degradazione del loro habitat e alle minacce derivanti dall’attività umana e dalla crisi climatica.

A cosa si deve il declino della biodiversità in Italia

Legambiente evidenzia importanti ritardi dell’Italia nell’istituire nuove aree protette e nel frenare il bycatch, la cattura accidentale durante la pesca.

Nelle acque europee ogni anno muoiono oltre 200.000 uccelli marini a causa del bycatch, prevalentemente dovuto a palangari e reti fisse. In Italia, il fenomeno è evidente nello Stretto di Sicilia e nel Golfo di Trieste, dove sono a rischio diverse specie, tra cui il marangone dal ciuffo, insieme a alla berta maggiore mediterranea, la berta minore, il gabbiano corso.

Anche la plastica in mare è un altra minaccia per la biodiversità. La plasticosi, una fibrosi nel tratto gastrointestinale, è una malattia che colpisce l’avifauna marina. Causata dall’ingestione continua e abbondante di plastica, provoca lesioni ed inspessimenti dei tessuti con effetti gravi sulla crescita, la digestione e la sopravvivenza stessa degli animali.

L’appello di Legambiente

“L’Italia è un Paese ricco di biodiversità ma anche di contraddizioni che frenano le politiche di conservazione della natura. Per questo è fondamentale un cambio di passo e un’azione decisa, a livello nazionale ed europeo, per raggiungere gli obiettivi al 2030 su clima e biodiversità e su cui non il nostro Paese non può tirarsi indietro” ha detto Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente.

L’associazione ambientalista chiama all’azione Italia ed Europa, delineando le priorità per la tutela della biodiversità.

In particolare, l’Italia dovrebbe portare avanti 4 importanti azioni:

  • Accelerare l’istituzione di nuove aree protette, sbloccando quelle in stallo, che attualmente ammontano a 70.
  • Implementare i Piani d’Azione e le Strategie comunitarie dell’UE, come la Strategia Marina, focalizzandosi sul degrado degli habitat e il sovrasfruttamento degli stock ittici, aggravati dal cambiamento climatico.
  • Vietare la pesca a strascico nei parchi nazionali marini e nelle aree protette.
  • Valorizzare le best practices territoriali e i progetti LIFE dell’UE, che puntano a ridurre le interazioni dannose tra fauna marina e attività umane.

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