Acque inquinate, l’Italia resta malata cronica

da | Ott 26, 2022 | ambiente, inquinamento | 0 commenti

Legambiente ha recentemente reso noti i risultati delle campagne Goletta verde e Goletta dei laghi per il 2022. I due dossier riguardano la situazione delle acque italiane: la prima ricerca è relativa ai bacini idrici marini mentre la seconda, come dice il nome stesso, si concentra sullo stato degli specchi lacustri. Dalle indagini emerge uno scenario allarmante, infatti il 32% delle acque analizzate è risultato essere fuorilegge.

La preoccupante percentuale è il risultato della messa a sistema di dati che hanno riportato, per un campione su tre di quelli analizzati dai ricercatori, una concentrazione di batteri troppo elevata a causa della quale gli specchi idrici sono risultati inquinati o fortemente inquinati. Le analisi microbiologiche hanno riguardato un campione idrico fortemente significativo: sono state infatti eseguite in 18 regioni e 37 laghi.

Presentando il dossier, Legambiente ha specificato come sui 387 campioni sottoposti ad analisi, ben 124 abbiano riportato una concentrazione di Enterococchi intestinali ed Escherichia Coli superiore al consentito dalla normativa. In sede di presentazione, i ricercatori della ONG hanno affermato:

«Il 55% dei punti critici è collocato in foci di fiumi, canali e torrenti: tra mala depurazione e scarichi abusivi. L’Italia resta dunque un malato cronico per le acque».

Il monitoraggio è andato avanti per l’intero mese di luglio. A partire dallo scorso 20 giugno, si è protratto fino al primo agosto. Dal momento che le criticità delle foci erano già ben note agli specialisti di Goletta verde, tali punti sono stati sorvegliati speciali nel corso delle operazioni estive. Le aree ove fiumi, canali e torrenti incontrano il mare o i laghi sono quelle dove l’acqua è meno salubre, più sporca e ricca di batteri.

«Sui 387 monitoraggi abbiamo individuato 188 punti critici alle foci, in 103 di questi – e siamo attorno al 55% – gli inquinanti sono risultati oltre i limiti di legge. Nei restanti 199 punti marini o lacustri i valori rilevati hanno superato la soglia di legge in 21 casi – l’11%.»

In media, in Italia, abbiamo un punto inquinato ogni 91 chilometri di costa. Le foci campionate sono risultate fortemente inquinate nel 42% dei casi e Legambiente ha voluto sottolineare tale dato, giudicandolo preoccupante.

Per dirla con le parole utilizzate dalla stessa Legambiente:

«I pericoli di una cattiva o assente depurazione sono la principale minaccia per la salute dei nostri mari e c’è ancora molto da fare per recuperare il deficit impiantistico e della rete fognaria nel nostro Paese».

Sono molti i corsi d’acqua compromessi. Le cause sono da imputarsi principalmente a scarichi abusivi non collettati né depurati, provenienti da impianti inadeguati quando non proprio guasti. La questione della depurazione è un annoso problema nel nostro Paese, che non è certo impossibile da risolvere: sarebbe infatti sufficiente investire in maniera adeguata sulla rete idrica. Essa infatti, oltre a sprecare moltissima acqua a causa di infrastrutture scadenti, non sempre è in grado di eliminare a dovere le impurità.

A onor di cronaca, nel Veneto le analisi hanno evidenziato risultati entro i limiti di legge ovunque, mettendo in luce una regione virtuosa secondo questo punto di vista. Eppure le criticità sul territorio nazionale sono innegabilmente presenti.

Le Golette giudicano inquinati tutti quei campioni nei quali la concentrazione di Enterococchi intestinali, oppure di Escherichia coli, superi il valore limite imposto dalla normativa italiana sulle acque balneabili del 2008 – dlgs 116 e successivo decreto attuativo del 30 marzo 2010 – e fortemente inquinati quelli nei quali il limite sia superato per oltre il doppio della concentrazione.

L’Unione Europea è attenta alle acque e l’Italia, malato cronico, ha all’attivo quattro procedure di infrazione a Bruxelles. Due di queste sono sfociate in condanna – e dunque sanzione – per inadempienza e mancata ricezione della direttiva sulle acque reflue.

Secondo le stime di Mondo Balneare, tra il 2018 e il 2024 l’Italia spenderà circa 500 milioni di euro per rimediare a questa condizione. Dalla UE dovrebbero arrivarne intorno a 600 come fondi PNRR destinati a questo ammodernamento. Dopo il 2024, al termine dei 6 anni che segnano la canonica durata dei piani europei, Bruxelles esaminerà di nuovo la situazione delle acque reflue italiane. A oggi, sembra difficile che l’Italia riesca a evitare un nuovo ammonimento.

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