
Nella selva moderna fatta di cemento e traffico, capita più spesso di quanto si creda di imbattersi in un animale selvatico che ha avuto la sfortuna di incrociare l’umanità nelle sue forme meno compatibili con la natura: asfalto, vetrate, motori e selfie. Un riccio stordito ai margini di una rotonda, un merlo caduto da un nido mal posizionato, una volpe spaesata che attraversa una zona industriale. Davanti a queste apparizioni, il cittadino medio oscilla tra il delirio di onnipotenza da Disney e l’apatia totale da “non è affar mio”. Entrambe le reazioni sono sbagliate, ed entrambe, purtroppo, contribuiscono a ridurre le possibilità di sopravvivenza di creature che già devono fare i conti con un habitat sempre più compromesso. Intervenire sì, ma con criterio: salvare un animale selvatico è possibile, ma bisogna sapere come. E no, il tutorial su YouTube non basta.
Sommario
- Prima di tutto: fermarsi, osservare e smettere di fare danni
- Quando chiamare aiuto è l’unico vero aiuto
- In attesa dei soccorsi, agisci con cervello (e guanti spessi)
- Portarlo o non portarlo? Dipende sempre dal CRAS
- Il confine tra buona intenzione e illecito
- Dove rivolgersi: una rete che funziona (quasi sempre)
- Situazioni speciali, regole speciali
Prima di tutto: fermarsi, osservare e smettere di fare danni
La prima regola del buon samaritano faunistico è quella di non farsi prendere dall’impulso. L’istinto di raccogliere un cucciolo di capriolo o un piccolo di civetta apparentemente abbandonati è tanto umano quanto potenzialmente letale. I piccoli, spesso, non sono orfani, ma temporaneamente lasciati soli dalla madre, che si allontana per cercare cibo o per non attirare predatori. Mettere mano senza riflettere significa interrompere un ciclo naturale e, in molti casi, condannare l’animale a morte certa. Prima di ogni gesto, serve osservazione: se l’animale si muove, respira normalmente, e non mostra segni evidenti di ferite, probabilmente non ha bisogno del tuo aiuto. La vera compassione, qui, si manifesta nella pazienza e nella capacità di distinguere tra reale emergenza e falso allarme.
Quando chiamare aiuto è l’unico vero aiuto
Se l’animale è ferito, immobile, manifesta comportamenti anomali o si trova in evidente pericolo (tipo in mezzo a una strada trafficata, giusto per fare un esempio non proprio ipotetico), allora è il momento di alzare il telefono. E no, non per postare la storia su Instagram, ma per contattare chi di dovere: il CRAS, Centro Recupero Animali Selvatici, è il tuo punto di riferimento. Ogni regione italiana ne ha almeno uno, spesso gestito con passione da volontari ed esperti che sanno cosa fare, quando e come. In caso di emergenza vera, come un animale investito o incidenti con fauna selvatica, si può anche chiamare il numero unico 112: l’operatore saprà indirizzarti correttamente. Altri soggetti utili sono le guardie zoofile, la Polizia Provinciale, i Carabinieri Forestali e i servizi veterinari dell’ASL. Tutti più affidabili di tuo cugino che “una volta ha salvato un piccione con l’Arnica”.
In attesa dei soccorsi, agisci con cervello (e guanti spessi)
Se hai stabilito che l’intervento è necessario e hai contattato i professionisti, il tuo compito è metterti in modalità “conservazione e contenimento”. Non dare da mangiare, non offrire acqua, e soprattutto non somministrare rimedi casalinghi: l’animale non è un Tamagotchi. Puoi, se proprio devi, disinfettare con acqua ossigenata ferite superficiali, ma nulla di più. Se il contesto è pericoloso (ad esempio l’animale è vicino a un’autostrada), puoi spostarlo su una superficie morbida, all’ombra e in silenzio, all’interno di una scatola ben chiusa e areata. Indossa guanti spessi, evita di avvicinare il volto e, se si tratta di una specie potenzialmente pericolosa come volpi, cinghiali o rapaci, mantieni una distanza di sicurezza e non improvvisarti domatore.
Portarlo o non portarlo? Dipende sempre dal CRAS
A volte il CRAS ha la possibilità di venire a recuperare l’animale. Altre volte, chiederà a te di portarlo nella struttura. Non lamentarti: è un piccolo sforzo per salvare una vita. Le cure presso i CRAS, fortunatamente, non sono a carico del cittadino, a dimostrazione del fatto che anche lo Stato, ogni tanto, si ricorda che la fauna selvatica è un patrimonio collettivo. Anzi, in base alla legge 157 del 1992, gli animali selvatici sono proprietà indisponibile dello Stato. Questo vuol dire che non puoi tenerli in casa, neanche se ti sembrano carini, né puoi decidere autonomamente di “curarli e poi liberarli”. Il recupero va affidato obbligatoriamente a enti autorizzati.
Il confine tra buona intenzione e illecito
Chi pensa di essere più furbo della legge e decide di tenere un ghiro in soggiorno o una poiana in giardino, dovrebbe sapere che la detenzione illegale di fauna selvatica è passibile di sanzioni amministrative e, in alcuni casi, penali. Non è un dettaglio folkloristico: ogni anno vengono sequestrati centinaia di animali trattenuti in ambienti inadeguati da persone convinte di essere custodi del creato. La realtà è che senza competenze veterinarie, etologiche e ambientali, si nuoce all’animale, al proprio portafoglio e alla biodiversità.
Dove rivolgersi: una rete che funziona (quasi sempre)
I CRAS esistono e funzionano. Certo, spesso sono sottofinanziati, dipendono dal volontariato e hanno bisogno di maggiore visibilità, ma rappresentano una risorsa fondamentale. I più noti sono quelli gestiti dalla LIPU e dal WWF, attivi in tutta Italia, accanto ai centri delle ASL e a quelli provinciali. Online si trovano facilmente gli elenchi aggiornati per regione: basta una ricerca e, con un minimo di volontà, si possono contattare direttamente. Meglio di affidarsi al passaparola o, peggio ancora, al nulla.
Situazioni speciali, regole speciali
Se ti trovi davanti a un lupo, un rapace o un altro esemplare protetto o pericoloso, non toccare niente. Letteralmente. Chiamare le Forze dell’Ordine o l’ASL è l’unica mossa sensata. In caso di animali investiti, fermarsi solo se è sicuro farlo, segnalare il punto e contattare immediatamente il 112. Le informazioni raccolte sul posto – una foto, una descrizione precisa – possono fare la differenza. E sì, aspettare l’arrivo dei soccorsi può sembrare noioso, ma in questo caso l’attesa è un atto di responsabilità.