Pet therapy: quali animali si usano e perché

La pet therapy, o Interventi Assistiti con gli Animali, utilizza specie selezionate per affiancare percorsi educativi, riabilitativi e di supporto. Cane, gatto, coniglio, cavallo, asino, pesci e delfino offrono modalità relazionali diverse, sempre all’interno di progetti strutturati e supervisionati.

La pet therapy – da definire più correttamente Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) – è un lavoro serio, progettato, con obiettivi chiari e professionisti formati. Nel percorso di pet therapy l’animale non assume il ruolo di cura in senso stretto, né quello di intrattenitore, ma diventa un supporto relazionale capace di facilitare attenzione, partecipazione e apertura comunicativa in situazioni di particolare vulnerabilità. Proprio per questo motivo, la scelta dell’animale non è mai casuale, ma si basa su caratteristiche comportamentali precise e su una relazione strutturata e supervisionata.

Cane

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Il cane è il protagonista più frequente perché unisce empatia e cooperazione: cerca l’interazione, tollera la vicinanza umana e si lascia guidare in attività con regole, tempi e compiti. In seduta può diventare un ponte sociale: facilita la conversazione, riduce la tensione, sposta il focus dall’ansia alla relazione. La sua versatilità lo rende adatto a ospedali, scuole, centri di riabilitazione e RSA, dove la semplice azione di accarezzare, giocare o camminare accanto a lui può sostenere motivazione e partecipazione. Conta più il temperamento della razza: un cane idoneo è calmo, ben socializzato e affidabile anche quando l’ambiente cambia.

Gatto

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Il gatto lavora con una grammatica diversa, più sottile e meno esecutiva. La sua forza sta nella capacità di creare un clima quieto, quasi ipnotico, utile con persone che faticano a tollerare stimoli intensi o che hanno bisogno di una relazione senza pressione. Un micio adatto agli IAA deve accettare il contatto, non spaventarsi facilmente e saper gestire la presenza di estranei senza irrigidirsi o reagire male. La sua autonomia diventa un vantaggio: permette interazioni brevi ma significative, in cui il rispetto dei confini e la lettura dei segnali contano quanto la carezza.

Coniglio

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Il coniglio è piccolo, morbido e apparentemente semplice, proprio per questo insegna molto. La relazione con lui richiede delicatezza, lentezza e attenzione ai segnali: qualità che nei percorsi educativi e relazionali diventano esercizi concreti, non buoni propositi. Con i bambini stimola cura e responsabilità, senza trasformarsi in un giocattolo: la gestione è sempre guidata, perché il coniglio è sensibile allo stress e ha bisogno di sentirsi al sicuro. Osservarlo, offrirgli un contatto rispettoso e riconoscere quando preferisce una pausa aiuta a sviluppare empatia e autocontrollo.

Cavallo

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Con il cavallo entrano in gioco corpo e mente insieme. Nelle attività ispirate all’ippoterapia, l’andatura trasmette stimoli ritmici che possono sostenere lavoro posturale, coordinazione e schema motorio, soprattutto quando l’obiettivo è affiancare percorsi riabilitativi. Anche a terra, prendersi cura dell’animale, guidarlo e costruire fiducia rinforza autostima e senso di efficacia: il cavallo è grande, percepito come potente, e imparare a relazionarsi con lui in sicurezza ha un valore psicologico notevole. Serve un soggetto docile, abituato agli umani e gestito da équipe esperte.

Asino

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L’asino non corre, non si agita, non spinge la relazione. La sua calma e la sua pazienza favoriscono l’avvicinamento di chi è timido, in ansia o in ritiro, perché l’interazione può procedere per gradi senza sentirsi giudicati. Le dimensioni, più contenute rispetto al cavallo, permettono un contatto ravvicinato e rassicurante, utile in percorsi dove il gesto semplice di avvicinarsi, accarezzare e guidare diventa già un traguardo. La cosiddetta onoterapia valorizza proprio questa qualità: presenza stabile, comunicazione essenziale, grande effetto sul piano emotivo-relazionale.

Pesci

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I pesci sembrano una scelta controintuitiva per la pet therapy perché non permettono carezze, gioco condiviso o contatto fisico. Eppure, proprio la loro distanza può diventare un vantaggio terapeutico: l’acquario crea un microcosmo ordinato, prevedibile, con movimenti lenti e ripetitivi che catturano l’attenzione senza sovraccaricare. In molti progetti l’obiettivo non è costruire una relazione di scambio come con cane o gatto, ma favorire una regolazione emotiva più semplice: osservare i pesci che nuotano, seguire traiettorie morbide, lasciarsi guidare da un ritmo naturale può abbassare la tensione, ridurre l’attivazione fisiologica e offrire una pausa mentale. È una forma di compagnia contemplativa, utile quando la persona fatica a sostenere l’interazione diretta o ha bisogno, prima di tutto, di un ambiente che inviti alla calma.

Delfino

delfinoterapia

La delfinoterapia è uno dei capitoli più celebri e discussi quando si parla di animali per la pet therapy, anche perché il delfino è diventato nell’immaginario collettivo un simbolo di intelligenza e sensibilità. Nei racconti e in alcune esperienze strutturate, l’interazione in acqua con questo cetaceo viene proposta soprattutto per stimolare relazione, linguaggio e motricità, in particolare in bambini con difficoltà del neurosviluppo o con disabilità.

La forza di questa esperienza sta nella combinazione di più elementi: l’ambiente acquatico che già di per sé modifica percezioni e movimenti, la novità potente dell’incontro e la risposta immediata dell’animale, che può aumentare motivazione e partecipazione. Proprio perché è un contesto complesso, serve una cornice molto rigorosa: non basta nuotare con un delfino per parlare di intervento assistito, e il confine tra proposta terapeutica e attività ricreativa va tenuto ben separato. Se inserita in un percorso sensato, l’esperienza può funzionare come forte attivatore emotivo e relazionale.

Altri animali usati in alcuni progetti

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Accanto alle specie più note, alcuni progetti includono animali meno comuni, spesso in contesti educativi, ludico-ricreativi o in percorsi che puntano soprattutto su curiosità, accudimento e gestione delle emozioni. Il porcellino d’India, ad esempio, viene scelto perché è piccolo, generalmente docile e facilmente osservabile: favorisce la cura quotidiana, l’attenzione ai bisogni dell’altro e una relazione gentile, particolarmente adatta con bambini o persone che traggono beneficio da interazioni semplici e ripetibili.

Lama e alpaca, invece, giocano su un’altra leva: la loro presenza è scenografica, sì, ma anche sorprendentemente rassicurante quando l’animale è ben abituato alla socialità. Sono grandi senza essere invadenti, curiosi senza essere caotici, e questo mix può aiutare chi ha paura degli animali troppo esuberanti o necessita di fare un passo di fiducia verso qualcosa di nuovo.

tags: salute

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