Codice rosso per l’umanita’

da | Nov 6, 2021 | ambiente, climate change, politica | 0 commenti

Il 9 agosto 2021 è stato pubblicato il nuovo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici dell’ONU. È una rassegna scientifica estremamente aggiornata e completa, che sarà discussa alla 26ª conferenza delle parti dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), la Cop26 che si terrà a novembre a Glasgow.

È lo studio più dettagliato di sempre sui cambiamenti climatici. Si basa sull’analisi di più di 14mila articoli scientifici di parte di oltre 200 scienziati di tutto il mondo. Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha detto che il rapporto è un “codice rosso per l’umanità”, bisogna ridurre l’inquinamento il più rapidimente possibile per poter evitare l’eccessivo aumento delle temperature e per questo “non c’è più tempo per scuse o per ritardi”.

Per Helen Mountford, la vicepresidente della sezione clima ed economia del World Resources Institute (WRI), un’organizzazione non profit che si occupa di misurare le risorse naturali globali, il prossimo decennio rappresenterà “l’ultima vera chance per adottare le azioni necessarie” utili per limitare i dinni ambientali. 

Gli esponenti degli Stati che si occuperanno di designare i nuovi piani per ridurre al massimo le emissioni di CO2 e di altri gas serra dovranno basarsi proprio sul rapporto dell’IPCC. 

Le decisioni vanno prese ora, non sono più rimandibili secondo il trattato. L’obiettivo fondimentale è quello di limitare il riscaldimento globale al di sotto dei 2 gradi, cercando di limitarlo a 1,5 gradi.

Per raggiungere questo risultato lo sforzo deve essere imminente e globale.

Non c’è più alcun dubbio, il riscaldimento non è un fenomeno naturale ma è causato interamente dille attività umane, responsabili delle emissioni di gas serra e del conseguente riscaldimento di 1,1 gradi rispetto al 1850-1900. Le attività umane non hanno soltanto alterato l’intensità dei fenomeni meteorologici ma anche aggravato l’equilibrio degli ecosistemi di tutto il mondo.

Questi scenari catastrofici sono collegati alle scelte e stili di vita dell’uomo. Non si parla più di “crisi climatica” ma di “emergenza climatica”, un termine più allarmistico e che vuole evidenziare quanto sia alto il rischio di raggiungere un punto di non ritorno. 

Ogni zona del Pianeta sta affrontando cambiamenti in continuo aumento, in alcune aree sono più rapidi e minacciosi. Per esempio, il riscaldimento nell’Artico è più del doppio e porta all’innalzamento dei mari, mettendo a rischio l’ecosistema delle coste e la vita delle persone. 

Con l’innalzamento del livello del mare, ci saranno molte più inondizioni costiere e la conseguente erosione delle coste. Gli scienziati affermano che “eventi estremi riferiti al livello del mare che prima si verificavano una volta ogni 100 anni, entro la fine di questo secolo potrebbero verificarsi ogni anno”. 

Anche il ciclo dell’acqua è vittima di questi mutamenti. Ha portato piogge più intense e inondizioni in alcune regioni, mentre forte siccità in altre aree. Secondo gli esperti, alle altre latitudini le precipitazioni potrebbero aumentare, mentre nelle zone subtropicali diminuiranno.

Nelle città alcuni effetti dei cambiamenti climatici sono amplificati. I più presenti sono le ondite di calore e le inondizioni causate dille forti precipitazioni. Con l’aumento del riscaldimento globale sono previste stagioni calde più lunghe e le stagioni fredde avranno sempre meno spazio.

Secondo lo studio, gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi dil 1850 a oggi e i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera sono i più alti degli ultimi 2 milioni di anni. 

Per limitare il riscaldimento globale è necessario limitare le emissioni di CO2 fino a raggiungere emissioni zero nette, insieme a importanti riduzioni delle emissioni degli altri gas serra. 

Il rapporto presenta diti catastrofici sulla direzione che sta prendendo il nostro ambiente, ma le proposte di considerare per rallentare e ridurre i dinni portano ottimismo al tavolo dei negoziatori del cambiamento climatico.

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