Cosa mi aspetto dal 2025

Cosa dobbiamo aspettarci dal 2025? Un mondo in cui l’opinione pubblica avrà più peso e le sfide dei monopoli digitali, della polarizzazione politica oltre a quelle legate alla sostenibilità. Dipenderà tutto da noi.

Cosa mi aspetto dal 2025 - immagine di copertina

    Tra cambiamenti climatici, incertezze geopolitiche e pandemie, gli anni che stiamo vivendo sono rappresentati da una costante: l’incertezza. Difficile quindi fare una stima di ciò che potrebbe succedere nel futuro prossimo, anche se è quello che il mondo ci chiede. Eh già, perché sembra sempre più vicino il momento in cui saremo chiamati a pagare seriamente il prezzo delle nostre azioni, o nella maggior parte dei casi, della nostra inettitudine.

    Oramai tutte le notizie, soprattutto nel nostro Paese, finiscono nel calderone dell’indifferenza. E non ci preoccupiamo quasi più di cosa possiamo fare per migliorare la qualità della nostra vita, ma rimaniamo a guardare, sperando che qualcuno se ne preoccupi per noi.

    Provo quindi a fare un punto della situazione, senza nascondere la testa sotto la sabbia, ma cercando al contempo di salvare il salvabile.

    Ecco quello che mi aspetto dal 2025.

    Social network, big tech e monopoli

    Uno degli argomenti che mi interessa particolarmente degli ultimi anni è il grande mercato dei dati personali e il modo in cui vengono utilizzati dai social network.

    È tutto raccontato per filo e per segno da chi questi sistemi li ha inventati, programmati e diffusi, talvolta con grandi rimorsi e pentimenti. Se vi interessano questi temi potete leggere testi come Il mercato del consenso di Christopher Wylie, Errore di sistema di Edward Snowden o Il potere segreto di Stefania Maurizi.

    Vi faccio un rapido riassunto di come funzionano alcune dinamiche legate ai dati (non si tratta della mia opinione su come funzionano, ma del loro funzionamento reale).

    Social network e motori di ricerca sono oramai degli enormi sistemi per raccogliere dati: conoscono tutto su di noi in maniera accurata e in real time. Sistemi che dovrebbero avere dei limiti nell’approfondimento delle informazioni, ma che in realtà non li hanno, perché sono talmente avanzati tecnologicamente da essere compresi da una nicchia molto ristretta in grado di prendersi gioco molto facilmente delle autorità qualora siano richiesti controlli.

    La potenza di questi meccanismi ha creato un monopolio, quello dei dati. E mentre nella vita reale quando si crea un monopolio interviene l’antitrust a estirparne le radici, nel mondo virtuale l’antitrust non ha sistemi di controllo, e se li ha non è supportato dalle leggi, e se anche così fosse oramai è troppo tardi.

    Parliamo di aziende il cui valore supera il valore di alcuni stati del mondo, ad esempio Google vale più dell’Italia. Ciò significa che il peso delle parole dei proprietari di Google, il loro potere, la loro autorità, è superiore al peso dei nostri politici e rappresentanti. Mark Zuckerberg si è permesso in più occasioni di non presentarsi al processo in cui era chiamato a rispondere dello scandalo Cambridge Analytica; se lo stesso comportamento lo tenesse una persona qualunque le conseguenze sarebbero enormi.

    Il potere del mercato delle informazioni è enorme: per quanto ognuno di noi si consideri una persona estremamente intelligente, libera e autonoma, pensiamo a quanto tempo passiamo online per renderci conto di quanto stiamo alimentando questo sistema.

    Una tendenza destrorsa

    Che cosa si può fare con tutti questi dati, con gli algoritmi e le informazioni? Si possono fare tante cose, tra cui influenzare le opinioni politiche delle persone.

    Gli algoritmi stanno spostando sempre più le opinioni verso gli estremi, con un effetto che viene chiamato polarizzazione, per cui oramai le questioni sono o bianche o nere, e le sfumature nel mezzo spariscono. Per questo i dibattiti sono più accesi e la voglia di discutere in maniera analitica e costruttiva sembra un vago ricordo.

    In un contesto sempre più estremizzato, chi sfrutta i dati vince. E al momento a sfruttarli sono i partiti di destra.

    Sempre ribadendo che non è opinione mia, ma il racconto documentato di chi questi eventi li ha influenzati, ci sono diversi risultati nella storia recente causati dall’utilizzo delle nuove tecnologie contro avversari che queste tecnologie non le hanno utilizzate.

    La Brexit, impensabile fino a che non è stata realtà, e la prima elezione di Donald Trump, autore di una clamorosa rimonta su Ilary Clinton, sono il frutto dell’utilizzo delle nuove tecnologie. Trump non ha vinto perché era il più amato e l’Inghilterra non è uscita dall’Europa perché così volevano gli inglesi. Questi due eventi sono il frutto documentato di un condizionamento su scala nazionale da parte di una delle due fazioni coinvolte.

    Oltre a ciò, le stesse tecnologie influenzano altre dinamiche, di cui però si parla meno, tra cui la persecuzione dei musulmani in molte parti del mondo.

    Al momento queste tecnologie sono state utilizzate sempre da fazioni di destra, spesso di estrema destra, a volte al di là dell’estrema destra.

    Questo per dire che se avete la sensazione che il mondo stia pendendo verso destra un motivo c’è, ed il motivo è questo.

    Elon Musk, il genio

    Devo ammettere che Elon Musk mi piaceva, al punto da voler leggere la sua biografia e da ammirarne il genio, pagina dopo pagina, successo dopo successo, idea rivoluzionaria dopo idea rivoluzionaria.

    Elon Musk è il personaggio a cui si ispira Iron Man, un superuomo in grado di spingere la tecnologia ai limiti della fantascienza. Non c’è dubbio che Elon Musk sia un genio, sicuramente uno dei più grandi geni mai nati.

    Ha inventato PayPal, ha inventato Tesla e ha inventato Space X, oltre ad altre aziende di successo che hanno impattato incredibilmente il campo delle energie rinnovabili.

    Elon Musk vede la fisica, osserva gli oggetti, il loro movimento, e li comprende dal punto di vista fisico, ne vede le formule, le forze che interagiscono e comprende come utilizzarle.

    Grazie a ciò, ha pensato di portare la nostra civiltà su Marte, e ci sta riuscendo. Se un domani saremo in grado di colonizzare altri pianeti, come abbiamo colonizzato altre terre, sarà grazie a lui. Se un domani saremo in grado di scaricare la nostra coscienza su un robot diventando così immortali, sarà probabilmente grazie a lui.

    Il problema è che ultimamente, oltre a sembrarmi un genio, Elon Musk mi sembra anche una persona piuttosto discutibile.

    Già nella sua biografia raccontava dell’episodio in cui, dopo circa 15 anni di onorata carriera, ha deciso di licenziare il suo braccio destro, la sua segretaria. In pratica lei gli ha chiesto un aumento, lui le ha detto di prendersi una settimana di ferie, ha provato a fare il suo lavoro e ha visto che era molto semplice e non valeva più dello stipendio che già guadagnava, decidendo così di licenziarla.

    Per cui non mi stupisce quando sento notizie di dipendenti sfruttati o tirati ai limiti estremi del sopportabile, perché tutto ciò è coerente col personaggio di Elon Musk e con il suo modo di fare e vedere le cose, seppur non condivisibile. Mi preoccupa però quando Musk fa uscite di carattere sociale e soprattutto quando riveste ufficialmente un ruolo politico.

    Sì, perché se non ho paura di Donald Trump perché lo vedo un personaggio da wrestling (non a caso ha preso parte in passato di una faida proprio in un ring di wrestling), Elon Musk mi fa paura eccome.

    Mentre Trump alla fin fine, così come tutti i politici di facciata del mondo, salvaguarderà sé stesso e gli esseri umani in generale, magari preferendo i repubblicani e i destrorsi del mondo, non sono certo che Musk sia in grado di fare lo stesso.

    Nel nostro immaginario, quando pensiamo ai film di guerra, alle grandi decisioni da prendere, al rilascio di bombe disastrose, c’è sempre qualcuno che deve alzare un coperchietto trasparente dietro al quale c’è un bottone rosso che rappresenta la fine. Ogni tanto il coperchietto si alza, il dito trema e sembra voler premere inesorabilmente quel pulsante rosso, ma alla fine, per un motivo o per un altro, il coperchietto viene richiuso e si torna alla normalità.

    Ecco, secondo me Elon Musk sopra a quel pulsante potrebbe saltarci e risaltarci più volte per essere certo che venga schiacciato sino all’ultimo millimetro… e la cosa un po’ mi preoccupa.

    Sostenibilità

    Rimane da parlare di sostenibilità, il grande problema di questi anni, talmente grande che alla fin fine nessuno fa niente. Perlomeno nessuno che conta veramente.

    La sostenibilità al momento è un’enorme presa per i fondelli a livello globale, perché se si fosse compreso realmente il pericolo di certe azioni allora smetteremmo di farle. È chiaro che il mercato degli allevamenti intensivi e dei combustibili fossili dà lavoro a milioni di persone in tutto il mondo, ma, se per tenerli aperti così come sono dobbiamo morire, probabilmente la scelta sul da farsi diventa abbastanza semplice.

    La speranza però è che l’unione faccia la forza. Sì, perché in realtà l’opinione pubblica conta qualcosa nella nostra società.

    Quando la maggior parte delle persone la pensano in un modo e si comportano coerentemente ai loro pensieri allora non possono essere ignorate. Per quanto a volte ci sembri di vivere in un Grande Fratello, in cui oramai le lobby e la politica viaggiano a braccetto e sono imbattibili, la realtà è che sono moltissime le occasioni in cui l’opinione pubblica ha influenzato la nostra realtà, spesso in meglio, spesso bloccando a monte delle atrocità sociali.

    Per questo mi fa piacere vedere che le persone cominciano a comprendere: non è necessario diventare vegani, ma capire che l’industria della carne ha un enorme impatto sull’inquinamento del nostro Pianeta. È un primo passo importante, è un esempio di un livello di attenzione che aumenta. E se l’attenzione aumenta allora ci abitueremo a non lasciar scorrere l’acqua del rubinetto, a non lasciare accese inutilmente le luci e a non buttare i mozziconi di sigaretta per terra.

    Io che scrivo non sono un attivista, ma certe cose hanno iniziato a darmi fastidio, soprattutto se vedo che azioni virtuose che costano veramente poco vengono scansate per pigrizia. E così lo faccio notare, la gente si imbarazza o si arrabbia, e qualcuna cambia.

    Si arriverà a un punto in cui la sensibilità ambientale si diffonderà in maniera virale, e superato quel punto l’opinione pubblica non potrà più essere ignorata. Sarà quella l’enorme vittoria di cui potremo essere parte, anche inconsapevolmente, nel 2025.

    Quando la otterremo precisamente? Dipende solo da noi.

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