Droghe e farmaci nei pesci, che cosa sta succedendo?

Uno studio sui mari brasiliani ha rilevato cocaina negli squali, evidenziando l’impatto della droga e dei farmaci sugli ecosistemi marini e le possibili conseguenze per l’uomo e l’ambiente.

Droghe e farmaci nei pesci, che cosa sta succedendo? - immagine di copertina

    Il 24 febbraio 2023 usciva nei cinema il colpo di genio della regista Elizabeth Banks, Cocainorso (Cocaine Bear). Il film, tratto da una storia vera, ha come protagonista un orso che trova casualmente una grande quantità di cocaina nei boschi, la sniffa e super eccitato comincia a uccidere chiunque gli passi sotto zampa. Nella storia vera, l’orso accusa gli effetti della cocaina e rischia il collasso, ma non siamo qui per discutere l’attendibilità storica di Cocainorso.

    Pochi giorni fa sembra essere uscito il sequel, Cocainsqualo (Cocaine Shark). Ma stavolta si tratta di una notizia di attualità, e non di una nuova trovata hollywoodiana.

    Sono stati infatti analizzati dei particolari squali che vivono nei pressi della costa del Brasile, e quindi particolarmente propensi ad assimilare sostanze che vengono riversate in acqua, e nel 100% dei casi sono state rilevate tracce di cocaina nel loro organismo.

    Lo studio

    Pare che lo squalo dal naso affilato dell’Atlantico, Rhizoprionodon Terreanovae, sia particolarmente propenso ad assumere cocaina. Si tratta di uno squaletto lungo poco più di un metro che talvolta finisce accidentalmente nelle reti dei pescatori brasiliani. Negli ultimi due anni, ne sono stati selezionati casualmente 13 esemplari per analizzare le sostanze presenti nell’organismo e fare degli studi sul livello d’inquinamento dell’acqua. Tra le sostanze trovate al loro interno troviamo nel 100% dei casi la cocaina.

    Ma com’è possibile?

    Ci sono diverse spiegazioni a questo fenomeno. In primo luogo, quando un uomo assume cocaina non tutta viene assorbita dal nostro corpo e ne viene rilasciata una parte dalle urine, che poi finiscono in acqua. Ciò spiegherebbe la presenza di cocaina, ma non della benzoilecgnonia, il metabolita della droga, rilevabile solo in caso di assunzione. Questo significa che gli squali hanno letteralmente assunto droga, non l’hanno assimilata dall’acqua.

    La spiegazione è quindi legata alla produzione illegale di cocaina nei laboratori del Brasile e nei quantitativi di droga che talvolta cadono accidentalmente da barche e aeroplani o che vengono riversati in mare in situazioni di pericolo. I pesci, tra cui gli squali, trovano queste sostanze e le ingeriscono.

    Le conseguenze

    Nonostante la notizia possa anche strappare un sorriso, si tratta di un problema serio.

    In primo luogo, gli animali hanno serie problematiche, in particolare ormonali, legate all’assunzione di questo genere di sostanze. Se pensiamo che non diamo la cioccolata ai nostri cani perché fa male, figuriamoci se saremmo contenti se sniffassero coca. Sono stati fatti studi, su altri pesci, degli effetti delle sostanze stupefacenti e i risultati non sono per nulla rassicuranti.

    In secondo luogo, queste sostanze ritornano sulle nostre tavole e nel nostro organismo. Lo squalo in questione è particolarmente consumato a Rio de Janeiro, ma in generale, se questo fenomeno fosse esteso ad altri pesci e creature marine, potrebbe diventare un problema su scala mondiale…

    E lo è…

    Il problema non è infatti un caso isolato, non riguarda né solo il Brasile e né solamente la cocaina.

    C’è un grosso problema legato alle industrie farmaceutiche e in generale al rilascio dei farmaci nell’acqua.

    Come per la cocaina, anche i farmaci non vengono sintetizzati completamente dal nostro organismo e se ne trovano quantità considerevoli nei mari. Uno studio legato a una pillola anticoncezionale ha mostrato come la sua presenza nelle acque di un lago americano abbia praticamente sterminato una specie di pesciolini.

    C’è inoltre un problema legato alla grande produzione di farmaci, che se non vengono lavorati, trattati, distribuiti e smaltiti nel modo opportuno possono inquinare in maniera molto importante.

    Sono tanti i casi di animali che stanno mostrando segni di dipendenza da farmaci e droghe. Alcuni pesci hanno mostrato una vera e propria crisi di astinenza: si vedono trote che vanno alla ricerca di metanfetamine nei canali di scolo di determinate zone. O ancora, pesci che affrontano senza timore i propri predatori, quando il comportamento naturale sarebbe di nascondersi. Oppure, uccelli che rifiutano le carcasse di animali che vengono poi mangiate da altri animali, come i cani.

    Insomma, la scarsa tutela delle nostre acque sta gradualmente modificando la catena alimentare. Sarebbe probabilmente il caso di porsi il problema prima che sia troppo tardi, perché si parte da piccoli pesciolini, ma si fa molto presto ad arrivare agli esseri umani.

    tags: mare

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