Economia circolare: significato ed esempi

da | Nov 24, 2022 | ambiente, energie rinnovabili | 0 commenti

Qual è il significato di economia circolare e perché, soprattutto negli ultimi anni, se ne parla sempre di più? Si tratta di un nuovo modello economico che può portare a dei risultati concreti o è l’ennesimo tentativo per nascondere pratiche e processi che non sono realmente sostenibili?

In questo articolo approfondiamo il significato di questo termine, capendo quali sono i vantaggi dei processi definibili come circolari e fornendovi alcuni esempi per comprendere a fondo il significato di economia circolare.

Qual è il significato di economia circolare?

Con il termine economia circolare indichiamo un modello economico che si basa sul riutilizzo, la riduzione, il riciclo e il recupero.

Un sistema economico come quello attuale punta al reperimento di nuove risorse da lavorare e trasformare in nuovi oggetti, che, al termine della propria esistenza (spesso a seguito di un solo utilizzo), verranno gettati via e diventeranno spazzatura.

L’economia circolare si basa su principi differenti che puntano alla riduzione dell’impiego di nuove risorse e al riciclo di quelle esistenti. Gli oggetti usati potranno dunque trovare una nuova vita in un’ottica di riutilizzo oppure potranno essere recuperati per produrre nuovi oggetti o energia.

Ma quali sono i vantaggi dell’economia circolare?

Se le cose non sono più solo “cose” e acquisiscono un valore, allora è possibile abbandonare la prospettiva unidirezionale di produzione-utilizzo-morte e abbracciarne una differente, basata su un sistema ciclico, che rimanda a quello che la natura compie in autonomia. Non bisogna dimenticare infatti che la natura non produce scarti: «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma» diceva il chimico e fisico francese Lavoisier. (Leggi l’articolo Da Eraclito a Herbert, https://managaia.eco/2021/10/21/tutto-si-trasforma-da-eraclito-ad-herbert/)

I vantaggi dell’economia circolare dunque sono molteplici: estrazione e utilizzo delle materie prime vengono gestite in modo mirato e, ottimizzandone l’impiego, contribuiscono ad abbassare la pressione sull’ambiente e a ridurre l’impatto dell’uomo.

La produzione di rifiuti si ridimensiona, a favore di una gestione che valorizza gli scarti. Il ciclo di vita del prodotto, dunque, non termina a completamento della funzione primaria del singolo oggetto usato: i materiali da cui è costituito verranno reintrodotti nel ciclo di produzione. Meno scarti, meno spazzatura da smaltire.

Un’economia di questo tipo, inoltre, costituisce un’opportunità di sviluppo per le aziende in termini di competitività e innovazione. Non dipendere più dalla disponibilità (e quindi dalle oscillazioni del prezzo sul mercato) delle materie prime, trovando come alternativa il riutilizzo o la trasformazione di risorse già esistenti, consente di creare una struttura più solida ed equilibrata. Struttura che potrà quindi permettersi di investire più soldi nella qualità dei propri prodotti o nella ricerca di processi di produzione più efficienti. Tra l’altro, ulteriore aspetto da non trascurare, l’economia circolare incentiva anche l’occupazione: quegli investimenti fatti per il reperimento di nuove materie prime potranno essere spostati sul lavoro di personale impiegato in settori collegati ad attività umane, sostituendo il lavoro automatizzato. 

Infine, a beneficiare dei vantaggi dell’economia circolare è senza dubbio il consumatore finale, che avendo prodotti più durevoli, di alto valore e innovativi, potrà comprare meno, ma soprattutto comprare meglio, risparmiando ed elevando la qualità della propria vita.    

Alcuni esempi

Un esempio concreto di economia circolare è Adriano di Domethics, di cui abbiamo parlato qui (https://managaia.eco/2022/04/26/adriano-domethics/).

Adriano è un dispositivo che dà vita a vecchi smartphone e tablet per impiegarli nella domotica: un anno di vita in più di un cellulare fa risparmiare 4 kg di CO2 non immessi nell’atmosfera. Le statistiche ci dicono infatti che nelle case degli europei si conservano circa 700 milioni di smartphone e tablet inutilizzati: perché, dunque, non trasformarli e trovare per loro un nuovo utilizzo?

Quando parliamo di economia circolare, ci riferiamo a un modello di consumo che massimizza il valore di un determinato prodotto, allungandone il più possibile la vita. Può essere quindi considerato un altro esempio di economia circolare anche la rete di mercatini dell’usato di vestiti e oggetti, fisici oppure online, che danno la possibilità a enormi quantità di merce di trovare nuovi proprietari e dunque una nuova vita.

Quanti vestiti restano per anni nei nostri armadi per poi essere a un certo punto buttati via nonostante siano ancora in buono stato? Perché allora non trovare un modo per rimetterli in circolo? In altri casi, invece, potremmo continuare a utilizzarli noi stessi, magari modificandoli o rammendandoli (leggi gli articoli della nostra autrice Arianna Bascialla, qui https://managaia.eco/author/arianna-bascialla/ ).

Sono sempre più numerosi gli esempi di economia circolare, aziende che hanno come principio base quello di reperire materie prime da oggetti già utilizzati. Il rischio di greenwashing è sempre dietro l’angolo, ma un buon metodo per sfuggire da questo pericolo è sicuramente di quello di informarsi, cercare il più possibile di risalire alla storia di un determinato oggetto o più in generale di un metodo di produzione sponsorizzato da una certa azienda.

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