Eni in tribunale: la causa di Greenpeace e ReCommon

da | Mag 10, 2023 | energie rinnovabili, news | 0 commenti

Greenpeace, ReCommon e 12 cittadini portano Eni in tribunale: la causa contro la multinazionale è stata comunicata dai due enti con l’hashtag #LaGiustaCausa, invitando i cittadini a firmare la petizione e appoggiare la proposta.

Le premesse sono piuttosto chiare. Greenpeace accusa Eni di essere una delle più grandi aziende italiane inquinanti al mondo: alluvioni, siccità, ondate di calore sono la manifestazione di un cambiamento climatico in corso di cui Eni è una delle dirette responsabili.

Pagare per i danni causati all’ambiente e ridurre drasticamente le emissioni: queste le premesse con cui #LaGiustaCausa porta Eni in tribunale.  

Cosa chiede #LaGiustaCausa

Insieme alla storica organizzazione ambientalista Greenpeace e all’ong ReCommon, si uniscono alla causa 12 cittadini italiani, che vivono in luoghi della Penisola già minacciati dal cambiamento climatico, come Dolomiti, Pianura Padana, Po e zone costiere. Quella mossa contro Eni è la prima causa civile in Italia contro un’azienda per la sua responsabilità nella crisi climatica in corso.  

Eni viene accusata di attuare una strategia che solo all’apparenza punta alla decarbonizzazione, ma che di fatto continua a sfruttare largamente i combustibili fossili, non rispettando quindi gli impegni presi in sede internazionale dal Governo italiano.

Non solo, la petizione denuncia anche una pericolosa azione di greenwashing dell’azienda, che inganna la società civile e sposta il focus dell’attenzione dal tema della crisi climatica: « (Eni) nasconde questa politica fossile dietro il greenwashing, rassicura i cittadini provando a compensare le proprie emissioni con soluzioni di dubbia efficacia e rinvia a un improbabile e lontano futuro un taglio serio delle emissioni di gas a effetto serra».

Con #LaGiustaCausa le due associazioni e i dodici cittadini chiedono al Tribunale di Roma:

  • L’accertamento del danno e della violazione dei diritti umani alla vita, alla salute e a una vita familiare indisturbata.
  • L’obbligo per Eni alla rielaborazione della propria strategia industriale: l’obiettivo dell’azienda dovrà allinearsi alle indicazioni della comunità scientifica definite nell’Accordo di Parigi e che prevedono un limite massimo dell’aumento delle temperature globali entro il grado e mezzo. Entro il 2030, le emissioni derivanti dalle attività condotte da Eni dovranno essere ridotte del 45% rispetto ai livelli del 2020.
  • La condanna del Ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista influente di Eni (e quindi considerato complice della multinazionale), che dovrà adottare una politica climatica in linea con l’Accordo di Parigi.

La risposta di Eni

Dal canto suo, attraverso una nota stampa, la società ha risposto: «Eni prende atto dell’iniziativa annunciata oggi da ReCommon e Greenpeace. Eni dimostrerà in Tribunale l’infondatezza dell’azione messa in campo e, per quanto necessario, la correttezza del proprio operato e della propria strategia di trasformazione e decarbonizzazione, che mette insieme e bilancia gli obiettivi imprescindibili della sostenibilità, della sicurezza energetica e della competitività del Paese.»

La prima udienza potrebbe svolgersi a novembre: già da settembre, quindi, si potrebbe avere qualche informazione in più sulla strategia di difesa che adotterà la multinazionale.

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