Escherichia coli: come difendersi dal batterio invisibile (ma tenace)

Escherichia coli può diventare un patogeno pericoloso: si previene con igiene, cottura attenta, acqua sicura e attenzione al cibo crudo. Niente panico, ma nemmeno leggerezza.

Quando si pensa a un nemico pericoloso, spesso lo si immagina grosso, rumoroso e, possibilmente, armato. Non certo minuscolo, silenzioso e nascosto in un’insalata apparentemente innocente. E invece eccolo lì: Escherichia coli, o E. coli per chi ama abbreviare, un batterio presente nell’intestino di quasi tutti i mammiferi, umani compresi, che nella sua forma più virulenta può trasformarsi da pacifico inquilino intestinale a incubo da reparto infettivi. Difficile da vedere, facile da ingerire, infido come un contratto con clausole scritte in corpo 4. E se pensate che basti evitare carne cruda per tenerlo lontano, preparatevi a scoprire che il problema è un po’ più… ramificato.

Un batterio che gioca su più fronti

E. coli è un batterio gram-negativo, e già qui c’è da diffidare: quelli negativi non portano mai buone notizie. Mentre la maggior parte dei suoi ceppi vive felicemente nel nostro intestino senza far danni—anzi, contribuendo all’equilibrio della flora batterica—alcuni suoi cugini mutanti, come gli EHEC e gli STEC, rilasciano tossine che possono provocare diarrea emorragica, colite, infezioni urinarie e, nei casi più sfortunati, una sindrome emolitico-uremica che manda in tilt i reni. A rischio maggiore: bambini, anziani, immunodepressi e, sorprendentemente, anche chi crede ciecamente nel crudismo spinto.

Le strade dell’infezione sono infinite (e insospettabili)

Pensate che il pericolo si nasconda solo nella carne macinata mal cotta? Purtroppo no. Le vie di contagio di E. coli hanno una fantasia degna della miglior sceneggiatura thriller:

  • Carne bovina poco cotta, soprattutto hamburger o polpette frettolose
  • Latte e succhi non pastorizzati, formaggi “artigianali” da bancarella bucolica
  • Verdure crude non lavate a dovere: insalate, germogli, cetrioli, lattuga, pomodori
  • Acqua contaminata da reflui fecali, magari bevuta in montagna da un torrente “puro”
  • Piscine pubbliche, laghetti, fontane, e chi più ne nuoti più ne prenda
  • Contatto oro-fecale diretto: dagli animali da fattoria ai bambini in età asilo, l’anello debole è sempre quello igienico

E poi ci sono le mani. Quelle mani che, per qualche misteriosa ragione, molti dimenticano di lavare dopo aver toccato carne cruda, animali o la tastiera del computer.

Come si vince contro un nemico invisibile

Difendersi da E. coli non richiede tute NBC o rituali esoterici: basta un po’ di rigore e buon senso. Lavarsi le mani è il primo passo. Con acqua e sapone, per almeno 20 secondi. Una durata sufficiente per riflettere sulla propria dieta e magari rivalutare quella tartare di manzo presa d’impulso. In cucina, il mantra è: separare crudo e cotto. Pulire accuratamente superfici, coltelli, taglieri. Cuocere la carne a puntino (almeno 71 °C al cuore), bere solo latte e succhi pastorizzati, evitare gli esperimenti fermentativi casalinghi senza cognizione di causa. Lavare frutta e verdura con acqua potabile, anche se biologica, non significa immune da batteri. E per chi vive in zone con acqua non sempre controllata—quelle che conosciamo bene anche dalle nostre inchieste—il consiglio è uno solo: bollitura o filtri certificati.

Niente antibiotici fai da te, e ancora niente vaccino

In caso d’infezione da E. coli patogeno, la terapia non è così intuitiva. Contrariamente a quanto si pensi, gli antibiotici non sono sempre indicati: in alcuni casi peggiorano il quadro clinico, stimolando il rilascio di tossine. La cura, quindi, è spesso di supporto: reidratazione, dieta leggera e tanta pazienza. I probiotici possono essere un aiuto, ma non fanno miracoli. E per i vaccini? Non esistono ancora prodotti disponibili sul mercato europeo, anche se alcune ricerche sono in corso per i ceppi enterotossigeni (ETEC).

Dove ci sono animali, c’è anche lui

Fattorie, zoo, fiere agricole, gite didattiche: tutte occasioni di svago che possono trasformarsi in veicolo di infezione se non si presta attenzione. Il contatto con animali da cortile o letame può facilitare la trasmissione del batterio. Lavarsi le mani dopo ogni accarezzamento bucolico dovrebbe essere ovvio, ma evidentemente non lo è per tutti.

 

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