
Fino a pochi decenni fa, la figura paterna era legata a un’idea di distanza e autorità. Il padre era il garante dell’ordine, il responsabile economico della famiglia, e raramente partecipe della vita quotidiana dei figli. Oggi il suo ruolo è cambiato in profondità: il padre moderno è presente fin dalla nascita, partecipa alla cura, accompagna, ascolta. Non è più il rappresentante di un potere distante, ma un interlocutore affettivo ed educativo. Questo mutamento riflette trasformazioni culturali, sociali e normative che hanno riscritto la genitorialità maschile, aprendo a nuove forme di relazione tra padri e figli.
Dal patriarca al partecipante: la fine di un modello verticale
Negli anni Ottanta, il padre era spesso una figura poco accessibile. Parlava poco, comandava molto, e lasciava alla madre il compito di accudire e comprendere. Il suo coinvolgimento emotivo era minimo, non per indifferenza, ma per cultura. Il modello patriarcale attribuiva all’uomo una funzione normativa e di controllo, più che di ascolto o presenza. Era un equilibrio asimmetrico, dato per scontato. I figli non si aspettavano che il padre ci fosse emotivamente: bastava che provvedesse. Quel modello, oggi, risulta inadatto a rispondere alla complessità delle relazioni familiari.
Leggi, cultura e paternità condivisa
Il cambiamento è stato accompagnato da un’evoluzione normativa che ha riconosciuto e legittimato una nuova figura paterna. In Italia, leggi come la riforma del diritto di famiglia (151/1975) e l’introduzione dell’affido condiviso (54/2006) hanno sancito il principio di una genitorialità paritaria. Il padre non è più un accessorio giuridico, ma un soggetto attivo, con doveri e diritti nella crescita dei figli. Questo passaggio ha anche un valore simbolico: riconoscere la centralità della presenza paterna, non solo nei compiti “pratici”, ma anche nelle dimensioni affettive, educative, relazionali.
Padri vicini, ma non sempre consapevoli
Il padre contemporaneo si trova in una posizione nuova e non priva di ambiguità. Essere presenti non basta, se non si è consapevoli del proprio ruolo. La tentazione di diventare “amici” dei figli, di evitare il conflitto educativo, o di cercare una complicità acritica, è forte. Non si tratta di tornare all’autoritarismo, ma di trovare un equilibrio tra vicinanza e guida. Essere padri oggi significa accettare un ruolo complesso, che richiede ascolto, ma anche responsabilità. L’autorevolezza non nasce dal controllo, ma dalla coerenza e dalla capacità di esserci nei momenti decisivi.
Benefici concreti: figli più solidi, padri più completi
Numerosi studi confermano che il coinvolgimento del padre migliora il benessere psicologico e relazionale dei figli. Ne rafforza l’autostima, favorisce lo sviluppo cognitivo e migliora le competenze sociali. Ma non sono solo i figli a trarne vantaggio. Anche per gli uomini, vivere pienamente la genitorialità rappresenta un’opportunità di crescita personale. Non è un ruolo accessorio, né un compito da svolgere “quando si può”. È una funzione centrale, che cambia la qualità della relazione familiare e, in definitiva, la qualità della società in cui viviamo.