I 7 podcast italiani che vale davvero la pena ascoltare

Una selezione di podcast italiani tra narrazione, informazione e conversazioni, per orientarsi in un panorama sempre più affollato e scegliere cosa ascoltare.

Negli ultimi anni i podcast sono diventati uno spazio sempre più centrale per il racconto del presente. Non solo intrattenimento o sottofondo, ma uno strumento capace di ospitare narrazioni lunghe, voci non allineate e riflessioni che difficilmente trovano spazio altrove. In Italia l’offerta è cresciuta rapidamente, spesso in modo disordinato, ma da questo rumore emergono progetti che provano a fare qualcosa in più: informare senza semplificare, raccontare senza addolcire, intrattenere senza anestetizzare. Questa è una selezione di podcast italiani che, per linguaggio, temi o approccio, meritano attenzione.

Nel nido dei serpenti

Il nuovo podcast di Zerocalcare, uscito l’8 dicembre, è una serie in cinque puntate che parte da una storia vera per allargarsi a qualcosa di più scomodo. Al centro c’è Maya T., una giovane donna intrappolata in un caso giudiziario che diventa specchio di un sistema opaco, fatto di violenza istituzionale e rimozione collettiva. Zerocalcare fa quello che gli riesce meglio: usa il racconto personale per parlare di politica, diritti e responsabilità, senza mai assumere il tono della lezione. Non è intrattenimento leggero né true crime da binge listening: è una narrazione che chiede attenzione e restituisce inquietudine. Un podcast che resta addosso, anche quando finisce.

One More Time

Luca Casadei è il creatore e conduttore di One More Time, un podcast che si basa su una struttura semplice: una conversazione lunga, personale, spesso emotiva. Gli ospiti raccontano cadute, ripartenze, momenti di crisi e cambi di rotta. Il rischio dell’autocelebrazione è sempre dietro l’angolo, ma il prodotto funziona quando riesce a evitare la retorica del “se vuoi puoi”. Alcuni episodi sono più riusciti di altri, soprattutto quando il racconto si fa ambiguo e meno edificante. È un podcast che intercetta un bisogno diffuso di narrazioni di senso, in un’epoca in cui il successo viene raccontato solo a posteriori. Non sempre profondo, ma spesso efficace.

The BSMT (Basement)

The BSMT è diventato uno degli spazi di conversazione più riconoscibili del panorama italiano. Gianluca Gazzoli costruisce interviste lunghe, informali, che puntano a far emergere il lato umano degli ospiti. Il parterre è ampio e trasversale: da figure dello spettacolo come Paolo Bonolis a imprenditori e visionari come Horacio Pagani, passando per artisti, sportivi e personaggi della cultura pop. Il punto di forza non è lo scoop, ma il tempo: lasciare che le persone parlino senza compressione. Quando funziona, restituisce ritratti meno patinati del solito.

The Essential

The Essential è un podcast quotidiano di informazione condotto dalla giornalista Mia Ceran. L’obiettivo è andare subito dritti al punto: in circa dieci minuti si prova a mettere ordine nel rumore continuo delle notizie, selezionando pochi fatti e spiegandoli con chiarezza. Non pretende neutralità assoluta, ma trasparenza nel racconto. È pensato per chi non ha tempo di leggere tutto ma non vuole rinunciare a capire cosa sta succedendo nel mondo e funziona soprattutto come strumento di orientamento (non di approfondimento). Un buon antidoto alla saturazione informativa.

F***ing Genius

In F***ing Genius, Massimo Temporelli parla di innovazione, progresso e genialità mostrando anche le zone d’ombra, le conseguenze, le ambiguità di scienza e tecnologia. Il tono è diretto, a tratti provocatorio, ma il contenuto resta solido. È un podcast che invita ad avere uno sguardo critico sul mito della tecnologia salvifica. Più che spiegare “come funziona”, prova a chiedersi “perché lo facciamo”.

Tintoria

Condotto dai comici romani Daniele Tinti e Stefano Rapone, Tintoria sembra un podcast leggero, ma spesso non lo è fino in fondo. Dietro l’impostazione informale e ironica, emergono conversazioni che raccontano bene il mondo dello spettacolo italiano, le sue dinamiche e le sue contraddizioni. Gli ospiti si muovono tra autoironia e confessione, con risultati altalenanti ma spesso interessanti. Funziona quando riesce a evitare la battuta facile e lascia spazio al racconto. È uno specchio abbastanza onesto di un certo presente culturale italiano.

Storie di Brand

Storie di Brand non è il solito podcast che celebra il successo imprenditoriale come se fosse una favola meritocratica. Max Corona racconta marchi famosi partendo dalle loro origini, ma senza eliminare contraddizioni, scelte discutibili e fallimenti. Il brand diventa un oggetto culturale, non un feticcio da idolatrare. È un ascolto interessante perché sposta il focus dal prodotto al contesto: economia, comunicazione, immaginario collettivo. Utile per capire come certi nomi siano diventati simboli, e soprattutto perché continuano a esserlo.

Concludiamo

Alla fine, ascoltare podcast resta soprattutto una questione di gusto personale. Ognuno sceglie le voci, i temi e i ritmi che preferisce, senza gerarchie definitive. Non esistono podcast “giusti” o “migliori” in senso assoluto: quello che funziona per uno può non funzionare per un altro. L’importante è trovare storie e conversazioni che ci parlino, ognuno secondo il proprio modo di ascoltare e di pensare.

tags: attualità

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