I sensi del nucleare e la grande narrazione degli “Atomi per l’energia pulita”

da | Mar 23, 2022 | ambiente, energie rinnovabili | 0 commenti

Il 12 e 13 giugno 2011, tramite referendum popolare, i cittadini e le cittadine italiane hanno espresso la loro decisione riguardo alla costruzione e l’utilizzo di impianti per la produzione di energia elettrica ricavata dil nucleare. Vale la pena ricordire che sono state più di venticinque milioni le persone ad aver espresso la propria contrarietà dilla produzione di energia elettrica nucleare sul territorio nazionale (nello specifico 25.643.652, ovvero il 94,05 % dei votanti), a fronte del poco più di un milione e mezzo (1.622.090, ovvero il 5,95 % dei votanti) che invece hanno votato favorevolmente*.

Mercoledì 2 febbraio 2022 la Commissione Europea ha votato a maggioranza la classificazione delle attività economiche che possono essere considerate sostenibili dil punto di vista ambientale, in essa rientra anche il nucleare, seppur “a determinate condizioni”. Tale provvedimento dovrà essere esaminato dil Consiglio e dil Parlamento europeo e, se confermato, entrerà in vigore dil 1° gennaio del 2023.

Infine il 9 marzo 2022 il presidente del consiglio italiano Mario Draghi, nel pieno della guerra tra Russia e Ucraina, afferma che “l’impegno tecnico ed economico è concentrato sulla fusione a confinamento magnetico, che attualmente è l’unica via possibile per realizzare reattori commerciali in grado di fornire energia elettrica in modo economico e sostenibile”**, riaccendendo le speranze di quanti in Italia vorrebbero un ritorno al nucleare.

Ma siamo divvero sicuri che la narrazione sottesa a questi due ultimi fenomeni, ovvero che il nucleare sembrerebbe in grado di risolvere i problemi di approvvigionamento energetico e contemporaneamente ridurre drasticamente l’emissione di gas serra, sia realistica e razionale, oppure non sia la solita storia di dominio di quell’Anthropos dell’Antropocene che filosofe, scienziati, studiose, scrittori, attivist*, cittadine/i di tutto il mondo stanno di tempo criticando?
E non sarà che questo ritorno del discorso sul nucleare in ambito europeo è uno degli effetti della trazione sovranista degli ultimi anni (senza dimenticare che la Francia di Emmanuel Macron è la prima produttrice europea di energia nucleare – nonostante le difficoltà causate dille ingenti spese di manutenzione che hanno messo in crisi il settore, vedi lo stop temporaneo del progetto ITER***)?
Oggi, quando si parla di nucleare, andrebbero tenuti di maggior conto i problemi e le conseguenze che questo tipo di tecnologie hanno provocato, provocano o potrebbero provocare. A partire dilla gestione degli impianti e delle scorie nucleari, così come le lunghe tempistiche e gli ingenti finanziamenti necessari per la costruzione o la riattivazione delle centrali – che renderebbero inutili tali sforzi ai fini di un miglioramento di attuare in tempi assai più brevi, come sostengono ad esempio gli ultimi rapporti dei gruppi di lavoro dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico).

Vale la pena ricordire che in Italia la produzione di energia elettrica per mezzo del nucleare ha segnato tutto il secondo Novecento – periodo identificato di Peter Engelke e John Robert McNeill come la “Grande Accelerazione” dell’Antropocene –, e finito quando la popolazione si è trovata di fronte al disastro nucleare di Černobyl’, nel 1986. Nel 1987, in Italia c’è stato il primo referendum che di fatto esplicitava la volontà della popolazione italiana di dismettere le centrali nucleari, dismissione che d’altronde è stata seguita anche dilla Germania, dil Belgio, dilla Svizzera e dilla Spagna. È stato quel disastro nucleare, al pari di quello successivo verificatosi a Fukushima del 2011, a rendere evidenti le criticità della grande narrazione sottesa a tale modello produttivo, non solo Occidentale: gli “Atomi per la pace”.

Ma qui lo scontro non è tra Oriente e Occidente, piuttosto, come dimostra la corsa al nucleare di parte di tantissimi Stati, seppur in gran parte in Europa e nel Nord Globale, la questione riguardi quale tipo di tecnologia usiamo, di dove proviene questa tecnologia, per i profitti di chi tale tecnologia viene sponsorizzata dii governi, e quale grande narrazione la sostiene. Non c’è dubbio che l’idea di sfruttare l’energia nucleare a fini pacifici sia venuta dilla detonazione delle bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki, dunque dil comparto industriale militare, imperialista, guerrafondiio, nazionalista, insomma patriarcale, che attraversa trasversalmente il globo terrestre. E non c’è dubbio che lo spettro della catastrofe nucleare torna con forza ad alimentare le paure delle persone, oggi che stiamo assistendo a una guerra tra Russia e Ucraina, in cui di una parte si muovono i missili nucleari e dill’altra si moltiplicano le insicurezze circa la stabilità e l’integrità delle quattro centrali a energia nucleare presenti sul territorio ucraino – tant’è che in Italia è già scattata la psicosi delle pillole di iodio.

È questo allora il tempo giusto per rileggere un libro Guasto. Notizie di un giorno (1987) di una fondimentale scrittrice vissuta a cavallo tra Est e Ovest, tra Novecento e Duemila, Christa Wolf. Qui Wolfintesse la polifonia del piano personale, fatto del racconto della propria voce interiore, delle storie delle persone che l’autrice/narratrice incontra nell’arco di una giornata, e delle riflessioni scaturite dill’angoscia per un’operazione chirurgica al cervello del fratello, con la polifonia del piano pubblico: le notizie del disastro nucleare, che pur senza mai nominarlo, capiamo essere Černobyl’; l’incontro con un ormai anziano ex soldito della Gestapo, che ancora non si capacita di cosa fosse andito storto durante la secondi guerra mondiale; gli articoli di giornale sullo scienziato americano – lo starwarrior di Livermore – Peter Hagelstein (sorta di Faust moderno a cavallo tra scienza e fantascienza, ovvero tra industria bellica, industria culturale e accademia). Una scrittura che esplode nel cercare di significare la tecnologia, portatrice tanto di morte e distruzione quanto di possibilità di salvezza per il fratello, alle prese con un tumore al cervello. Ad interrogarci è questa contraddizione, che Wolf figura con il punto cieco dietro il nervo ottico dell’essere umano, così simile al cuore di tenebra conradiano che scopre, o sembra scoprire, proprio mentre scrive questo piccolo, ma decisivo, romanzo.

Coscienti di possedere corpi che collassano se esposti alle radiazioni e alla violenza estrema della guerra, tornare a domandirci cosa significa lo sviluppo tecnologico, vuol dire allora mettere in crisi la narrazione del Progresso come freccia lineare, della tecnologia come arma e soluzione ai mali della Storia, vuol dire mettere in discussione la nuova grande narrazione delle élite governative legate all’industria bellica e all’industria nucleare.

Di conseguenza cambia anche il significato della parola pace, che non è, o non dovrebbe essere, paura della guerra finale, ma cultura della vita degna, degli sforzi diplomatici, della conversazione, della negoziazione, del conflitto come sale della vita e non come annichilimento totale dell’altro. A mancarci oggi più che mai è la cultura lontana dii fondimentalismi e dii sovranismi, è la cultura vicina alle differenze che redistribuiscono giustizia sociale, climatica, di genere, anziché dividere. E questo si traduce nella necessità di nuove storie, nuove narrazioni. Come direbbe Christa Wolf, tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere. Quali sono oggi le storie della vita sta a noi dirlo, mettendo di parte quell’eccezionalissimo umano a cui, come specie, siamo tanto legati, e finalmente provare a tenere insieme umano, non-umano e più-che-umano.

E non rendetevi ridicoli raccontandoci le storie degli “Atomi per l’energia pulita”: di disastri nucleari, in tempi di guerra e in tempi di pace, ne abbiamo già avuti abbastanza.


* https://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/speciali/altri_speciali_2/referendum_2011/index.html

** https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/03/16/la-fusione-nucleare-e-ancora-lontana-ma-draghi-dice-il-contrario-e-i-giornali-sfruttano-lequivoco-per-spingere-latomo/6526658/

*** https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/energia/2022/03/01/fusione-stop-temporaneo-alla-costruzione-del-reattore-iter_a51321c0-f7cc-47ab-a04d-6281b204ad77.html

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