Il peso dell’ecoansia: come proteggere la salute mentale in un mondo che cambia

Negli ultimi anni si è iniziato a parlare di ecoansia, una forma di disagio psicologico legata ai timori per la crisi climatica. L’ecoansia colpisce soprattutto i giovani e può causare stress, insonnia e isolamento. Strategie di gestione prevedono informazione equilibrata, azioni concrete e supporto psicologico.

Negli ultimi anni la ricerca sugli effetti del cambiamento climatico sulla salute umana è cresciuta in modo significativo, ma solo di recente si è iniziato a parlare del suo impatto sulla salute mentale. In questo contesto è emerso un nuovo termine: ecoansia, che descrive il senso di disagio, paura e preoccupazione legato alla crisi ambientale e climatica. Secondo un sondaggio UNICEF-Youtrend del 2025, il 24% degli italiani ha sentito parlare di ecoansia e il 22% riconosce alcuni suoi aspetti nella propria esperienza personale. Oggi infatti queste tematiche, un tempo relegate a scienziati e addetti ai lavori, coinvolgono sempre più persone nella vita di tutti i giorni, generando un carico emotivo che non può più essere ignorato.

Comprendere l’ecoansia

L’ecoansia non è una semplice preoccupazione per le tematiche ambientali, ma una condizione che può incidere profondamente sul benessere psicologico. Si tratta di una forma di ansia legata all’impatto dell’uomo sull’ambiente naturale, alimentata da paure come i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, l’inquinamento e la distruzione degli habitat.

I sintomi più comuni dell’ecoansia includono: pensieri ossessivi sulle catastrofi ambientali e sul futuro del Pianeta, senso di impotenza e frustrazione per la percezione che gli sforzi individuali siano insufficienti, disturbi del sonno, stress e ansia generalizzata con manifestazioni fisiche come tachicardia, tensione muscolare o problemi digestivi. Si manifesta anche con difficoltà a vivere serenamente le relazioni familiari e sociali. Chi ne soffre può sentirsi isolato o frainteso, faticando a condividere le proprie preoccupazioni.

Il 7% degli intervistati in Italia dichiara di avere sintomi fisici riconducibili a questa condizione, come mal di testa, nausea, tensione muscolare o palpitazioni, almeno una volta a settimana. Il 9% riporta sintomi psicologici come pensieri ricorrenti e incontrollati legati alla crisi climatica.

Questo disagio sembra colpire soprattutto i più giovani, sempre più preoccupati per il proprio futuro e per quello della Terra. La giovane età è infatti considerata uno dei principali fattori di rischio, insieme alla forte esposizione mediatica e all’impegno attivo nelle cause ecologiste. L’intensità di questa ansia può spingere a decisioni radicali, come scegliere di non avere figli per motivi etici o ambientali (secondo l’indagine Unicef-Youtrend, a sostenerlo è il 32% degli italiani intervistati sotto i 45 anni).

Cause e fattori scatenanti

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L’ecoansia si sviluppa soprattutto a causa della costante esposizione a notizie allarmanti sullo stato dell’ambiente e alla percezione di una crisi sempre più imminente. Tra i principali fattori scatenanti ci sono gli eventi climatici estremi: incendi, alluvioni e ondate di calore. Che colpiscono direttamente le comunità o lasciare un segno profondo anche in chi ne viene a conoscenza solo attraverso i media. La sovraesposizione a immagini e informazioni drammatiche amplifica infatti l’incertezza sul futuro, alimentando pensieri ossessivi e un senso di impotenza di fronte all’apparente inadeguatezza delle risposte istituzionali.

Un altro elemento che contribuisce all’ansia climatica è la solastalgia: una forma di nostalgia dolorosa legata alla perdita o alla trasformazione irreversibile dei propri luoghi di vita. In alcuni casi, la difficoltà di conciliare i propri stili di vita con le responsabilità ambientali può generare sensi di colpa, conflitti interiori e frustrazione. A rendere alcune persone più vulnerabili a questa forma di disagio contribuiscono anche fattori personali come la giovane età, un forte impegno nella causa ambientale o il lavoro in ambiti legati alla sostenibilità, che espongono a un carico emotivo continuo.

Strategie di gestione e prevenzione

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L’ecoansia può essere affrontata trovando un equilibrio tra consapevolezza e benessere personale. Informarsi in modo equilibrato, scegliendo fonti affidabili e limitando l’esposizione alle notizie negative, aiuta a ridurre lo stress. Trasformare l’ansia in azione concreta, adottando scelte sostenibili e partecipando a iniziative ambientaliste, favorisce un senso di controllo e motivazione. Pratiche come meditazione, attività fisica e scrittura delle emozioni supportano la gestione dello stress, mentre il confronto con persone che condividono le stesse preoccupazioni o l’aiuto di un professionista può essere fondamentale nei momenti di difficoltà. Quando l’ansia diventa troppo intensa, è importante chiedere supporto senza isolarsi.

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