L’acqua di Roma fa bene?

da | Giu 8, 2023 | alimentazione, vivere green | 0 commenti

Si può bere l’acqua potabile di Roma? È una domanda ricorrente e la risposta non può essere che positiva, perché si basa sulla presenza di un monitoraggio costante fatto di analisi e controlli mirati.

L’acqua di Roma non solo è pura, fresca e sana ma è anche gratuita.

E allora perché in molti pensano non sia buona, e che favorisca la formazione dei calcoli renali? Scopriamo insieme cosa c’è di vero, quali le proprietà e chi la gestisce.

L’acqua di Roma è sana e fa bene? Scopriamolo

Controllata quotidianamente, l’acqua di Roma può contare su innumerevoli test e relazioni che ne specificano la durezza, le componenti, la qualità e anche il sapore. Secondo i risultati è di qualità altissima, è clorata, moderatamente dura e di buon sapore. Ma nonostante queste caratteristiche distintive, da tempo, la sua fama è rovinata da una falsa credenza che ne distorce l’immagine, in molti credono che sia ricchissima di calcare tanto da favorire i calcoli renali. Niente di più lontano dalla realtà perché, dati alla mano, l’acqua di Roma è pura e limpida perché deriva da fonti naturali e sorgive.

Per assicurare che le fonti idriche risultino sempre sane è intervenuta anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che, nel 2004, ha introdotto il Water Safety Plan (WSP). Un modello gestionale e di controllo dell’acqua potabile, necessario per tutelarne la qualità. Introdotto in Europa attraverso la Direttiva 2015/1787, e in Italia con il Decreto del Ministero della Salute del 14 giugno 2017. Questo è stato aggiornato attraverso la recente Direttiva 2020/2184 del gennaio 2023, che richiede un’implementazione obbligatoria del WSP entro il 12 luglio 2029 con successivi riesami periodici. Cosa che ACEA, che gestisce l’acqua della Capitale, porta avanti sin dal 2019, avendo cura di estendere il raggio d’azione legato all’implementazione del WSP, oltre ad aggiornare costantemente il Ministero della Sanità attraverso l’invio di dati e analisi.

Dai costanti controlli messi in campo e dalla relativa conformità dei dati, pari al 99%, si può evincere che l’acqua potabile di Roma è buona, pulita e sorgiva. Per quanto riguarda la presenza di calcare, i sedimenti segnalati sono frutto del contatto dell’acqua con i tubi e con gli elettrodomestici. Il calcio, invece, è presente in percentuale ridotta e deriva dai sali disciolti nelle acque o per la presenza di varie tipologie di rocce collocate nelle aree sorgive e in natura. Il calcio può incidere sulla corrosione dei metalli delle tubature, ma la percentuale ridotta presente nella acqua romane risulta benefica sia per l’organismo che per i reni e l’intestino. Non solo, l’alta concentrazione di sali minerali è un toccasana anche per le ossa, tanto da prevenire problematiche e fratture.

Nonostante il vantaggio di poter accedere a un’acqua sana e limpida, semplicemente aprendo il rubinetto, ancora oggi molti romani preferiscono acquistarla in bottiglia. Una scelta che contrasta con la necessità di ridurre sprechi e costi, con un aumento della presenza di contenitori difficili da stoccare o riciclare.

Da dove proviene l’acqua di Roma e il ruolo dei nasoni

La città eterna è tra le mete italiane più gettonate in Italia, con un’umanità caratterizzata dai quasi 3 milioni e 800mila di abitanti e un numero spropositato di turisti che la frequentano quotidianamente.

Una presenza corposa che deve poter contare su alcuni servizi considerati fondamentali, come ad esempio l’acqua. Quest’ultima, del resto, è un simbolo importante per Roma, perché rimanda agli innumerevoli acquedotti costruiti nell’antichità e necessari per assicurare il fluire dell’acqua dalle sorgenti vicine verso le zone abitate.

Un’attenzione, una cura che, ancora oggi, caratterizzano le forniture attuali e che dissetano la città, con un 97% di acqua potabile proveniente dalle sorgenti e un 3% dai pozzi. A gestire il tutto, come accennato, è la società ACEA che coordina l’afflusso proveniente da sorgenti differenti, a partire da quello principale: l’acquedotto del Peschiera-Capore, dove confluiscono le acque delle sorgenti dei fiumi Peschiera e Capore a pochi passi da Rieti. Questo è uno degli acquedotti più grandi al mondo, con 130 chilometri di percorso e in buona parte sotterraneo, e che soddisfa le necessità idriche della città di Roma, con una portata media di 14 m³/s (14 000 litri/s).

In grado di fluire attraverso la rete idrica di Roma stessa ma anche attraverso i nasoni, le storiche fontane di forma cilindrica e che offrono acqua fresca 24 ore su 24. Nate nel lontano 1874 riescono a coprire l’intera area urbana, zone limitrofe e borgate comprese. Originariamente erano costituite da una struttura solida in ghisa, per 120 cm di altezza e 100 kg di peso, l’acqua defluiva da tre bocchette a forma di drago per poi cadere a piombo in una grata e direttamente nella rete fognaria, così da ridurre ogni spreco.

Con il tempo la forma a tre bocchette ha lasciato posto a un unico cannello non decorato, amorevolmente battezzato nasone. Per usufruire di questo servizio gratuito basta munirsi di una borraccia o di una bottiglia di vetro così da riempirla e dissetarsi prontamente, perfetto per girare Roma in piena tranquillità.

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