Lavare i piatti a mano o in lavastoviglie: quale metodo è più sostenibile?

da | Apr 9, 2024 | casa, vivere green | 0 commenti

Quale metodo per lavare i piatti è più sostenibile, tra la pulizia a mano e un ciclo in lavastoviglie? Quando ci si approccia alle faccende domestiche, bisogna sempre prestare attenzione al proprio impatto ambientale. Non solo nella scelta dei detersivi, preferendo ad esempio rimedi fai da te oppure prodotti ecobio, ma anche valutando i consumi d’acqua e di elettricità. E questo vale anche quando si lavano i piatti.

Per capire se il lavaggio a mano sia preferibile a quello in lavastoviglie, e viceversa, bisogna prendere in considerazione tre fattori: il consumo d’acqua, quello di energia e la quantità di detergente impiegato. Di seguito, tutte le informazioni utili.

Lavare i piatti: il consumo d’acqua

Lavare i piatti è un’attività quotidiana a cui non si può di certo rinunciare. E, come facile intuire, è una di quelle faccende domestiche che richiede un consumo importante d’acqua poiché, oltre alla fase di pulizia vera e propria, vi è anche il necessario risciacquo delle stoviglie. Ma fra i piatti a mano e l’uso della lavastoviglie, quale ha un impatto minore?

L’Università di Bonn ha voluto misurare, all’interno di uno studio, il consumo medio di acqua per le necessità di pulizia delle stoviglie:

  • lavaggio a mano: dai 34 ai 160 litri d’acqua per ciclo di lavaggio, a seconda si lasci aperto – o meno – il rubinetto;
  • lavaggio in lavastoviglie: tra i 12 e i 17 litri d’acqua per ciclo di lavaggio, a seconda della capienza e della qualità dell’apparecchio.

Come si apprende dai dati rilevati, in termini di consumo d’acqua la lavastoviglie è certamente più sostenibile rispetto al lavaggio a mano. Ma come riesce l’elettrodomestico a risparmiare così tanta acqua? La ragione è molto semplice: l’apparecchio raccoglie l’acqua caricata all’accensione nella vaschetta presente sulla sua base e, tramite un apposito sistema di filtri pensati per trattenere sporco e residui di cibo, la rimette in circolo per tutta la fase del lavaggio.

Lavare i piatti e richieste di energia

Lavastoviglie

Come facile intuire, diverso è il discorso quando si prendono in considerazione i consumi energetici della pulizia dei piatti. Naturalmente, lavare le stoviglie a mano è un’attività all’alimentata dal sempre efficiente olio di gomito e, per questa ragione, non richiede il consumo diretto di energia elettrica.

Quanto pesa, invece, la lavastoviglie sulle richieste energetiche della casa? Gli apparecchi meno recenti, magari di una classe energetica non eccelsa, possono arrivare a consumare ben 2.7 kWh per ciclo di lavaggio. Il consumo però scende sensibilmente per i modelli più recenti, tra 1 e 1.8 kWh, pronti a ridursi ulteriormente se si utilizza la modalità “eco”, che prevede di lavare i piatti a temperature minori.

Bisogna però considerare come il problema dell’impatto ambientale del consumo di energia sia perlopiù a monte, ovvero è inerente a come l’energia viene prodotta. Se ottenuta tramite fonti rinnovabili – ad esempio perché la famiglia può contare su un impianto fotovoltaico o, ancora, su forniture al 100% rinnovabili – l’impatto sull’ambiente è davvero ridotto, almeno in termini di emissioni climalteranti. Diverso, invece, se si vive in luoghi dove la produzione energetica dipende ancora largamente da combustibili fossili.

A mano o in lavastoviglie: la questione detersivo

In linea generale, si utilizza più detersivo quando si procede con il lavaggio a mano delle stoviglie. Questo perché, nonostante le indicazioni riportate in etichetta, si tende per consuetudine a usarne più del dovuto, ad esempio ritenendo erroneamente che un’abbondante schiuma possa facilitare la pulizia delle stoviglie. Per la lavastoviglie, invece, si ricorre normalmente a soluzioni predosate, come le capsule o le taps.

La questione del detersivo, tuttavia, deve essere anche rapportata alla tipologia di prodotto prescelto. I detersivi classici, sia a mano che per l’elettrodomestico, possono contenere sostanze – dai tensioattivi di sintesi ai profumi, passando per gli schiumogeni e i coloranti – che possono essere inquinanti per gli ambienti marini. Si dovrebbe quindi sempre preferire delle soluzioni biodegradabili ed ecobio o, ancora, dei detergenti fa da te: ad esempio, quanti sanno che l’acido citrico è un ottimo brillantante per lavastoviglie?

Chi vince la sfida

Lavastoviglie

Fatte le considerazioni nei precedenti paragrafi, in merito a consumi d’acqua, di energia e di detergenti, quale metodo è più sostenibile tra il lavaggio a mano dei piatti e l’uso, invece, della lavastoviglie?

Per ridurre il proprio impatto ambientale, e trasformare la pulizia quotidiana dei piatti in un’attività virtuosa, la lavastoviglie rappresenta il metodo più sostenibile. Certo, si tratta di un elettrodomestico e, come tale, vi è un consumo energetico, che tuttavia può essere abbattuto scegliendo forniture rinnovabili oppure autoproducendo l’energia di cui si ha bisogno. Ma anche con forniture alimentate da combustibili fossili, la lavastoviglie rimane preferibile, proprio poiché il consumo idrico del lavaggio a mano è davvero enorme.

Naturalmente, per entrambe la modalità vi è la possibilità di ridurre ulteriormente il proprio peso sull’ambiente. Ad esempio con la scelta dei detersivi, così come si è già visto. Ma anche adottando delle buone abitudini quotidiane:

  • chiudere il rubinetto quando si lavano i piatti, approfittando dell’acqua già presente nel lavandino;
  • recuperare l’acqua con cui si sciacquano i piatti, filtrandola se vi sono residui di cibo, per utilizzarla per altre necessità, come ad esempio la pulizia dei pavimenti.
  • ridurre i cicli quotidiani della lavastoviglie, se possibile, ad esempio preferendo un solo avvio quotidiano ad alto carico anziché un paio con l’apparecchio non completamente pieno.

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