
Il profumo di una foresta rappresenta uno di quei ricordi sensoriali che più si imprime nella memoria. L’odore della terra umida, dei funghi, dei fiori selvatici, della resina degli alberi: ogni bosco ha le sue uniche caratteristiche olfattive, simbolo di biodiversità. Eppure, a causa del sempre più diffuso inquinamento, le foreste stanno perdendo il loro identificativo profumo. E non è solo un problema in termini di gradevolezza sensoriale, ma anche e soprattutto di conservazione degli habitat: il cocktail di odori è infatti indispensabile per la sopravvivenza delle aree verdi, sia perché attira insetti utili – come gli impollinatori – che stimola la crescita delle specie vegetali le più varie.
Le funzioni del profumo dei boschi

Il tipico odore che caratterizza le aree boschive non è, come già accennato, un semplice piacere per l’olfatto. È un vero e proprio mezzo di sopravvivenza per le specie vegetali: si tratta infatti di molecole volatili – i cosiddetti BVOC, ovvero i Biogenic Volatile Organic Compounds – che contribuiscono allo sviluppo della foresta stessa.
In particolare, la ricerca scientifica ha dimostrato che alcuni componenti – come monoterpeni e sesquiterpeni – rappresentano sia uno strumento di comunicazione che di difesa per tutte le specie vegetali boschive:
- attirano impollinatori e predatori utili contro specie invasive o erbivori distruttivi;
- segnalano alle piante vicine situazioni di pericolo, come alterazioni del terreno;
- formano aerosol che contribuiscono a raffreddare l’ambiente e riflettere la luce solare;
- aiutano a mantenere i corretti livelli di umidità, soprattutto nel sottobosco.
Eppure, queste molecole così preziose rischiano di scomparire, a causa di un nemico di cui l’uomo è pienamente responsabile: l’ozono troposferico.
Gli effetti dell’ozono troposferico sulle foreste

Quando si pensa all’ozono, alla mente non può che balzare l’immagine del prezioso gas che, formando una vera e propria barriera negli strati alti dell’atmosfera, protegge il Pianeta e l’uomo dalla radiazione solare. Eppure, quando l’ozono si accumula a livello del suolo, gli effetti sono assai diversi e ben poco utili alla biodiversità.
Il cosiddetto ozono troposferico – ovvero, quello appunto presente sulla superficie della crosta terrestre – agisce come un forte ossidante. Oltre a essere pericoloso per esseri umani e animali quando in quantità elevate, poiché irrita le vie respiratorie e le mucose, danneggia anche gli ambienti vegetali. Riduce infatti il processo di fotosintesi clorofilliana, rallenta le crescita di erba e arbusti, danneggia muschi, licheni e piccoli germogli del sottobosco. Fatto non meno importante, reagisce e si lega con i BVOC – le molecole profumate tanto indispensabili per la foresta – annullandoli pressoché istantaneamente. Il risultato? Non solo i boschi perdono il loro profumo, ma anche la capacità di comunicare fra varietà vegetali diverse e di difendersi da parassiti e specie invasive.
L’origine dell’ozono troposferico
Ma da dove arriva l’ozono troposferico? Una piccola quantità è normalmente presente in natura, seppur del tutto innocua per tutti gli esseri viventi. Tuttavia, con l’aumento dell’inquinamento atmosferico causato dall’uomo, i livelli sono pericolosamente aumentati negli ultimi anni. Questo perché l’ozono troposferico viene rilasciato da NOx – come il biossido di azoto, uno dei più pericolosi inquinanti – e dai COV, cioè i Composti Organici Volatili, quando esposti al sole. In altre parole, più si inquina, più si forma il pericoloso ozono troposferico.
La sua azione è così potente che, così come evidenzia uno studio scientifico, può ridurre anche del 70% la capacità di piante come la Brassica nigra – una varietà selvatica di senape, molto diffusa in tutta Europa – di attirare insetti impollinatori. Le api, non riconoscendo profumi a loro graditi, non si fermano su queste piante, bloccando il processo d’impollinazione.
Come agire per preservare le foreste

Ma quali strategie perseguire, per ridurre l’ozono troposferico e proteggere il profumo delle foreste, affinché possano continuare a proliferare? Innanzitutto, è indispensabile agire sulle cause, ovvero l’inquinamento atmosferico: ridurre le emissioni di biossido di azoto – tipico dei riscaldamenti domestici e dei motori a combustibile – limita anche la produzione di nuovo ozono. Dopodiché, si rende necessario:
- creare barriere vegetali attorno alle strade più trafficate, con specie che resistono all’ozono troposferico, come ad esempio alcune varietà di pioppo e quercia;
- realizzare dei corridoi verdi, lontano dalle arterie stradali, che possano permettere ai BVOC di diffondersi in modo indisturbato, senza interferenze da parte dei più svariati inquinanti;
- monitorare costantemente i livelli di BVOC, come utile indicatore della salute degli ambienti forestali.
In definitiva, quel tipico profumo che ci avvolge quando si visita un bosco, non rappresenta soltanto una piacevole sensazione: è un elemento indispensabile, e sempre più a rischio, per l’ecosistema e la biodiversità.