Anche le piante gridano: ecco quando e perché

Le piante emettono ultrasuoni in situazioni di stress come la siccità o il taglio. Questi suoni, generati dalla cavitazione, potrebbero essere utilizzati per monitorare la salute delle colture e migliorare l’agricoltura di precisione.

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    Ci camminiamo accanto ogni giorno, le tocchiamo, le tagliamo, le irrighiamo, le lasciamo seccare al sole. Le piante sono le presenze più costanti e silenziose del nostro quotidiano, tanto onnipresenti quanto invisibili alla nostra attenzione emotiva. Eppure, proprio questo silenzio che le ha fatte sembrare inerti per secoli, potrebbe non essere tale. Recenti studi scientifici hanno infatti aperto una finestra su un mondo sonoro parallelo, popolato da ultrasuoni emessi dalle piante in condizioni di stress. Non si tratta di allucinazioni del botanico sognatore, ma di dati verificati in laboratorio con microfoni a ultrasuoni e rigorose metodologie. Le piante gridano? Non nel senso in cui lo fa un essere umano o un animale, ma qualcosa emettono, qualcosa comunicano — o almeno, qualcosa succede, e quel qualcosa fa rumore.

    Le piante gridano, ma solo ai microfoni

    Nel 2023, un’équipe di ricercatori dell’Università di Tel Aviv ha osservato che alcune piante, sottoposte a stress come la siccità o la potatura, emettono suoni a frequenze comprese tra i 20 e i 150 kHz. Frequenze che sfuggono totalmente all’orecchio umano, ma che risultano udibili per molti insetti, piccoli mammiferi e — naturalmente — per i dispositivi sensibili dell’uomo. A quanto pare, una pianta di pomodoro assetata può arrivare a “cliccare” fino a 35 volte l’ora, mentre una appena tagliata si accontenta di una ventina di “schiocchi”. Suoni secchi, simili a scoppi di popcorn o a piccoli ticchettii. Nessun lamento melodrammatico, piuttosto segnali asciutti e ritmati, come SOS lanciati nel vuoto.

    Cavitazione: quando l’acqua non basta più

    Ma da dove nascono questi suoni? La causa è tanto affascinante quanto cruda: la cavitazione. Quando la pianta è sotto stress idrico, nei suoi vasi conduttori si formano minuscole bolle d’aria. Quando queste bolle implodono, generano onde di pressione che si traducono in suoni ultrasonici. Il fenomeno è analogo a quello che accade in certi motori o nelle eliche delle navi: un collasso violento di vuoti microscopici, un sussulto nel cuore del sistema idraulico della pianta. Nulla a che vedere con una volontà comunicativa cosciente: le piante non possiedono né un sistema nervoso né tantomeno corde vocali. Ma il fatto che queste esplosioni sonore avvengano proprio nei momenti critici lascia spazio a riflessioni più profonde.

    Comunicazione o effetto collaterale?

    La questione cruciale resta aperta: questi suoni hanno un significato o sono semplici sottoprodotti fisiologici? Se per alcuni ricercatori si tratta di una comunicazione non intenzionale ma potenzialmente udibile da altri esseri viventi — un segnale di allarme percepibile da animali erbivori o da piante vicine — altri vi leggono solo una reazione meccanica, priva di scopo evolutivo. Ma il confine tra funzione e accidente, in natura, è spesso più sottile di quanto crediamo. E se certe piante “sentono” l’ultrasuono di una vicina in difficoltà? Se un insetto impollinatore riesce a decodificarlo come segnale ambientale? In un ecosistema dove tutto è relazione, anche un clic potrebbe essere un discorso.

    Verso un’agricoltura che ascolta

    Al di là del dibattito filosofico, queste scoperte hanno implicazioni pratiche non indifferenti. In un mondo agricolo che si muove sempre più verso la precisione, la possibilità di ascoltare lo stress delle colture in tempo reale è una rivoluzione. Sistemi di monitoraggio acustico potrebbero prevenire crisi idriche, ottimizzare l’irrigazione, ridurre sprechi e migliorare la resa. Non più campi monitorati solo visivamente, ma veri e propri concerti di segnali invisibili. Forse non stiamo assistendo a un dialogo tra creature senzienti, ma a un nuovo livello di intelligenza ambientale da decifrare e valorizzare. E se le piante gridano, forse è il caso che qualcuno le ascolti.

     

     

    tags: piante

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