Mirumi is the new Labubu: ci risiamo

Mirumi, il mini-robot giapponese creato da Yukai Engineering, sostituisce il fenomeno Labubu unendo moda e tecnologia emozionale. Reagisce a suoni e carezze, conquista i social e trasforma il ciondolo da borsa in un compagno affettivo dell’era digitale.

Mirumi is the new Labubu: ci risiamo - immagine di copertina

    Da qualche mese i Labubu, quei piccoli mostriciattoli dal sorriso inquietante che penzolavano dalle borse delle fashion blogger, sembrano aver perso la loro aura di desiderabilità. L’hype si è affievolito, le scorte si sono accumulate e i prezzi sono scesi. Proprio nel momento in cui l’attenzione del mondo fashion sembrava disperdersi, un nuovo protagonista è comparso sulla scena: Mirumi, il minirobot giapponese che unisce la dolcezza del peluche al fascino della tecnologia. Creato dalla start-up Yukai Engineering e presentato per la prima volta al CES di Las Vegas, questo piccolo compagno interattivo ha già conquistato TikTok e Instagram, trasformandosi in simbolo di una nuova era del lusso emotivo.

    Dal mito dei Labubu all’era dei Mirumi

    mirumi

    Per mesi, i Labubu hanno rappresentato un segno distintivo di appartenenza estetica: ciondoli ironici ma esclusivi, capaci di aggiungere una nota giocosa alle borse griffate. Eppure, come accade a ogni mania collettiva, la loro parabola è arrivata al declino. L’eccesso di varianti e la saturazione del mercato hanno logorato l’interesse, aprendo la strada a un successore più sofisticato.

    Leggi qui: Labubu: l’ennesimo fenomeno virale di cui forse non avevamo bisogno

    Mirumi nasce in Giappone. Il suo nome fonde miru (guardare) e nuigurumi (peluche), e già in questa sintesi racchiude la sua natura duplice: un essere da osservare e da portare con sé, a metà tra oggetto da collezione e piccolo compagno da borsa.

    A differenza del suo predecessore, Mirumi reagisce al mondo. Grazie a sensori di suono e tatto, inclina la testa, ruota lo sguardo e si ritrae come un animale timido. Non parla, non si collega a nessuna app, eppure trasmette una presenza sorprendentemente viva. Le sue braccia avvolgono i manici delle borse, la sua pelliccia morbida richiama i colori del comfort – grigio, rosa e beige – e la sua espressione neutra sembra riflettere quella della Generazione Z, sospesa tra ironia e malinconia. Venduto a circa 100 euro e disponibile in edizione limitata, Mirumi non promette funzionalità né produttività: offre solo compagnia, e forse proprio per questo affascina chi cerca un legame gentile con la tecnologia.

    Perché non riusciamo a resistere

    mirumi

    Forse l’ascesa di Mirumi racconta più di una semplice tendenza. Dietro l’ennesimo oggetto virale si nasconde il desiderio di sentirsi accompagnati, riconosciuti, visti in un mondo dove la connessione autentica si è fatta rarefatta. Ci affezioniamo a questi compagni artificiali non tanto per la loro grazia o per il fascino del design, ma per ciò che evocano: la promessa di un’attenzione che non giudica, di una presenza che non delude. Mirumi diventa così lo specchio delle nostre emozioni, un simbolo di quella nostalgia di prossimità che la cultura post-pandemica ha reso urgente.

    Ma la domanda resta sospesa: ne avevamo davvero bisogno, o è solo l’ennesima prova che sappiamo trasformare anche la solitudine in tendenza?

    Ti consigliamo anche

    Link copiato negli appunti