Katy Perry nello spazio e le polemiche terrestri: cosa rappresenta realmente la missione Blue Origin

La missione spaziale tutta al femminile di Blue Origin, con Katy Perry a bordo, ha suscitato una valanga di critiche: accuse di marketing travestito da femminismo, polemiche ambientali e ironie virali sui social hanno trasformato l’evento da conquista simbolica a caso mediatico.

Katy Perry nello spazio e le polemiche terrestri: cosa rappresenta realmente la missione Blue Origin - immagine di copertina

    Quando si coniugano spazio e celebrità, l’effetto collaterale è spesso l’esplosione di una bolla mediatica che oscilla tra entusiasmo e sarcasmo. Così è stato per la recente missione di Blue Origin. Come ricorderete, la missione ha portato nello spazio un equipaggio composto esclusivamente da donne, tra cui la popstar Katy Perry e Lauren Sánchez. Quest’ultima è la futura sposa di Jeff Bezos, fondatore di Amazon e Blue Origin. Praticamente un addio al nubilato spaziale.

    Se da un lato l’operazione è stata presentata come un simbolo di empowerment femminile e progresso tecnologico, dall’altro ha scatenato una valanga di critiche che hanno rapidamente oscurato l’entusiasmo iniziale. Accuse di marketing travestito da rivoluzione, questioni ambientali, dubbi sulla portata simbolica dell’evento: più che un volo nello spazio, la missione sembra aver fatto esplodere un vero e proprio dibattito terrestre.

    Celebrità nello spazio o spazio per le celebrità?

    L’idea di un equipaggio interamente femminile, con nomi noti del mondo dello spettacolo, suona bene nei comunicati stampa, ma ha fatto storcere il naso a molti. Emily Ratajkowski, Olivia Wilde e Amy Schumer non hanno usato mezzi termini nel denunciare quello che considerano un palcoscenico travestito da conquista. Il termine “disgustoso” è stato usato senza riserve, mentre si accusava la missione di essere una mossa orchestrata per promuovere Blue Origin più che la causa femminile. La retorica dell’amore per il pianeta cozza, secondo i critici, con il coinvolgimento in un’attività ad alto impatto ambientale e basso ritorno scientifico.

    Il paradosso ecologico del turismo spaziale

    Non è la prima volta che il turismo spaziale viene accusato di essere ecologicamente miope. Ma in questo caso la dissonanza si è fatta ancora più acuta. Il volo di pochi minuti, alimentato da enormi risorse energetiche, è stato definito “ingordo” da Olivia Munn, in un momento storico in cui ogni tonnellata di CO₂ conta. La missione ha riaperto il dibattito sulla sostenibilità delle avventure spaziali commerciali e sulla responsabilità delle star che prestano il proprio volto a operazioni che hanno un impatto non trascurabile sull’ambiente.

    Katy Perry: performance o performance art?

    Katy Perry non ha mai fatto mistero della sua inclinazione per la teatralità, e anche questa volta non ha deluso le aspettative—o forse sì. Il bacio al suolo al rientro, la scelta di cantare “What a Wonderful World” a gravità zero: gesti che hanno fatto storcere il naso. Invece di risultare ispirazionale, il comportamento della cantante è stato percepito come eccessivo, forzato, talvolta persino caricaturale. Sui social, l’ironia ha trovato terreno fertile. C’è chi ha paragonato la durata del volo a una canzone di Taylor Swift, con una nota di velenosa ironia.

    Meme, trolling e un miliardo di dollari in contenuti virali

    In un’epoca in cui ogni evento viene filtrato dal prisma dei social media, la missione non poteva sfuggire al trattamento memetico. Olivia Wilde ha sintetizzato il sentimento dominante scrivendo su Instagram: “Un miliardo di dollari ha almeno comprato dei buoni meme, suppongo”. Non si tratta solo di ironia da tastiera. È una reazione culturale che rivela quanto l’opinione pubblica sia sempre più scettica verso le operazioni che mescolano intrattenimento, business e retorica sociale.

    Il femminismo galattico esiste?

    L’etichetta “storico” è stata sbandierata senza risparmio, ma molti hanno chiesto se fosse davvero meritata. Qual è il valore femminista di una missione spaziale sponsorizzata da un’azienda privata, con protagoniste selezionate più per il loro capitale mediatico che per meriti scientifici? La differenza di trattamento mediatico rispetto agli uomini in missioni analoghe è evidente. La vera domanda resta aperta: si è trattato di una svolta simbolica per la parità di genere, o semplicemente di una strategia ben confezionata per conquistare l’attenzione globale?

    Il boomerang della celebrità

    Quando l’immagine pubblica diventa lo strumento stesso della narrazione, il confine tra ispirazione e autocelebrazione si fa sottile. Diversi esperti di comunicazione hanno messo in guardia sul rischio che questa impresa si trasformi in un boomerang per Katy Perry. Da icona dell’empowerment a protagonista di una pièce spaziale dal sapore autoreferenziale, il passo è breve. E la rete, si sa, ha la memoria lunga.

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