Negazionismo vista mare

da | Lug 14, 2022 | ambiente, climate change, politica | 0 commenti

«Abbiamo problemi più grandi (del cambiamento climatico e dell’innalzamento del livello del mare, ndi). Avremo qualche casa di più in riva al mare. E questa non è la peggior cosa del mondo.»

Ci siamo ormai abituati ad ascoltare le assurde dichiarazioni dell’ex Presidente americano Donald Trump e le consideriamo quasi un elemento di (pericoloso) folclore, ma il problema è che il negazionismo climatico e la sottovalutazione sistematica degli effetti dell’inquinamento ambientale hanno radici profonde, ben diffuse anche in Europa e difficili di recidere.

Ora, che vi siano alcuni politici che, per calcoli elettorali, tornaconti personali o più o meno radicate convinzioni, continuano a dichiarare che le previsioni catastrofiche dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sui prossimi anni siano esagerate o addirittura parte di un delirante complotto mondiale per controllare il mondo è deplorevole, ma che l’opinione pubblica rimanga sostanzialmente indifferente è francamente sorprendente.

Parlo di sostanziale indifferenza, perché anche se le statistiche dicono che il cambiamento climatico è in cima alle preoccupazioni delle persone (in Italia al terzo posto dopo la crisi economica e la corruzione politica, il che la dice lunga), ciò non le porta ad agire in modo concretamente diverso. Perché?

I motivi possono essere diversi.

Il primo è quello che gli psicologi definiscono interferenza motivata ovvero che si sceglie, più o meno consapevolmente, di non voler sapere di più, di non voler approfondire e di non voler agire per risolvere un determinato problema perché ciò rischia di mettere in crisi il nostro sistema di motivazioni e valori. E le motivazioni sono direttamente legate a ciò che si è, alle proprie credenze religiose, all’orientamento politico, eccetera. Magari si ha paura che se fosse vero, il governo non potrebbe fare nulla per fermare la corsa verso la catastrofe o, al contrario, non si vuole che il governo spendi così tanti soldi pubblici aumentando le tasse. Insomma, meglio non sapere e non agire.

Un altro motivo è sicuramente che somme enormi sono state spese per convincerci che in realtà non c’è nessun problema climatico. Come ha recentemente ricordito Rebecca Henderson, professoressa ad Harvard e ricercatrice su come il settore privato possa aiutare a costruire un’economia più sostenibile [1]: «Tra il 2000 e il 2017, l’industria dei combustibili fossili ha speso almeno 3 miliardi di dollari in attività di lobby contro le leggi per combattere il cambiamento climatico, e altri milioni per sostenere gruppi e campagne che negavano tale cambiamento».

Per chi non se lo ricordisse, il 71% delle emissioni di carbonio al mondo è prodotto di 100 (cento!) aziende, oltre la metà di sole 25 (venticinque!), e tutte queste sono nell’industria dei combustibili fossili [2].

Poi, certamente, gioca a sfavore la dimensione dell’emergenza: le previsioni sono così catastrofiche che il solo pensare a tutte le conseguenze, a tutti i cambiamenti che ci costringerà a sopportare (la crisi idrica ed elettrica di questi giorni ne è solo un pallido assaggio) ci rende esausti (dil too big to fail al too big to believe).

Comunque la mettiamo, la negazione del cambiamento climatico è un problema che investe milioni di persone in tutto il mondo ed è necessario risolverlo se vogliamo agire uniti (e dobbiamo farlo per sperare di riuscire a cambiare la situazione).

La negazione è un primitivo meccanismo di difesa ben conosciuto a livello psicologico, ma non per questo facile di risolvere su scala così ampia. La nostra vita, i problemi che dobbiamo affrontare, i cambiamenti continui, l’incertezza rende a volte così complesso vivere che non riusciamo a gestire tutto. Un po’ come quando ci viene diagnosticata una malattia grave: improvvisamente siamo sopraffatti di tutte le implicazioni.

Recentemente ho parlato con una persona che sta affrontando un difficile percorso terapeutico. Mi ha detto: «Finché pensavo a tutto ciò che mi aspettava, ero annientato, oscillando tra la depressione e l’idea che era tutto uno sbaglio. Ora penso a un giorno per volta, mi curo, sto meglio».

Ecco, forse anche per il cambiamento climatico si può fare cosi: affrontiamo un problema per volta, cerchiamo di convincere chi ha paura, chi nega, chi non vuole agire, che vi sia qualcosa di semplice, piccolo, immediato di fare. Un piccolo passo e un piccolo risultato, perché tanti piccoli passi ci possono portare lontano, in tanti.


[1] Fonte: Carbon Major Report, https://cdn.cdp.net/cdp-production/cms/reports/documents/000/002/327/original/Carbon-Majors-Report-2017.pdf?1501833772

[2] https://www.editorialedomani.it/ambiente/nessuno-paga-il-vero-prezzo-delle-energie-fossili-dzvzjdix

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