
Il pianeta non ha bisogno di essere salvato da noi. Il pianeta dove abitiamo, chiamato Terra, esiste da circa 4,5 miliardi di anni e camperà per altrettanto tempo prima che il nostro sole terminerà la sua parabola di vita, e noi con lui. O – ne sono convinti gli scienziati – noi molto prima di lui.
“Salvare il pianeta” è un paradosso dell’arroganza e presunzione tipica dell’uomo, lo spiega bene George Carlin nel suo monologo Saving the Planet che dovreste recuperare su Youtube, se non lo conoscete.
Salvare il pianeta non è compito nostro, ci spiega Carlin, il pianeta si salva benissimo da solo. Noi abitiamo – giusto per fare un recap – su di una minuscola porzione del geoide, e il geoide è una parte infinitesimale, anzi immaginate l’infinitesimo di una parte infinitesimale, dell’universo. E pensate che c’è anche chi crede di poter salvare “la Natura”.
Non sono solo provocazioni. Prima che arrivassimo noi a inquinare, questo stesso geoide ha superato “terremoti, eruzioni vulcaniche, la tettonica delle placche, le tempeste magnetiche, inversioni magnetiche dei poli, inondazioni, maremoti, incendi, erosione, raggi cosmici e glaciali e via dicendo” (cit. Geo Pop) e ancora siamo convinti che il nostro agire sconsiderato sia davvero un problema per il PIANETA.

Il nostro agire sconsiderato, quello di cui parliamo costantemente anche qui su managaia.eco, è un problema per NOI, per l’uomo, e non per il pianeta, che trova e troverà sempre un suo equilibrio per sopravvivere.
È un problema che riguarda noi, quello di proteggere la biodiversità, intervenire sul riscaldamento globale (mai stato così in crescita come negli ultimi 150), rendere l’aria meno inquinante, prestare attenzione alle deforestazione per l’ossigeno che respiriamo, agire con coscienza sulle riserve che ci permettono di vivere e di cui ci nutriamo, eccetera eccetera eccetera.
In definitiva, siamo noi che dobbiamo vivere in questo ecosistema, noi e le nostre generazioni future.
E se tanto si parla di sostenibilità (nelle pubblicità non si fa altro), di ambiente, di preservare le risorse preziose che abbiamo, allora tanto si dovrebbe parlare delle guerre, dei genocidi, dei in morti in mare in cerca di salvezza, della violenza dilagante, perché anche queste azioni sono contro l’uomo, tanto quanto la deforestazione. Sono contro il fatto di essere umani.
Questa riflessione non vuole togliere niente al costante impegno verso una sana ed equilibrata coesistenza con il nostro straordinario habitat, ma è anche un modo che ricordare che lo facciamo per motivi sì, estremamente urgenti, ma soprattutto pratici: per non estinguerci come razza prima di quanto non sia già programmato.
Dalla natura, da Dio, chiamatelo come volete.