Piscine, giardini e noncuranza: tutte le aggravanti della crisi idrica

da | Mag 29, 2023 | ambiente, climate change | 0 commenti

Il mondo sta per affrontare un’importante crisi idrica: gli esperti dicono che nel 2030, la domanda di acqua dolce supererà del 40% l’offerta.

L’acqua resterà una risorsa sempre più preziosa, soprattutto nelle grandi città, dove il divario sociale è più evidente: la crisi idrica, infatti, colpirà soprattutto i più poveri.

Siccità nei grandi centri urbani

Un recente studio portato avanti a Città del Capo, in Sudafrica, ha evidenziato come i consumi idrici della fascia più abbiente della popolazione siano 50 volte superiori a quelli dei concittadini più poveri. “Nature Sustainability” ha portato avanti la sua indagine nella città sudafricana in seguito a quanto avvenne nel 2018, quando una crisi idrica di ampia portata, giunta al termine di lunga carestia, lasciò buona parte della città senza l’acqua necessaria anche per le esigenze più basilari.

Il modello di consumo idrico del centro urbano è un’ottima sintesi di quella polarizzazione tra ricchi e poveri che si evidenzia in ogni analisi economica, sociale o sociologica. Gli scienziati hanno riscontrato come il 14% della popolazione cittadina, la porzione composta di ricchi e ricchissimi, esaurisca da sola il 51% delle riserve idriche locali, mentre il 62% degli abitanti, la percentuale delle persone molto povere quando non proprio nullatenenti, abbia accesso soltanto al 27% dell’acqua a disposizione della città. La maggior parte del consumo dei benestanti è dovuto a impieghi non indispensabili, che poco hanno a che fare con salute e igiene.

Città del Capo non è l’unico centro urbano a soffrire di questi problemi. Dal 2000 a oggi sono oltre 80 i capoluoghi che hanno dovuto affrontare periodi di siccità estrema o sono rimasti a corto di acqua, senza possibilità di fornirla regolarmente ai propri abitanti: Miami, Melbourne, Londra, Barcellona, San Paolo, Pechino, Bangalore… e dovremmo aspettarci numerose situazioni come queste nel prossimo futuro.

Secondo la Commissione Globale per l’Economia dell’Acqua, nel 2030 la domanda supererà l’offerta del 40% e il Pianeta affronterà un’importante crisi idrica.

«La crescita della popolazione mondiale e il cambiamento climatico contribuiscono a rendere l’acqua una risorsa sempre più preziosa nelle grandi città, ma il problema principale restano le disuguaglianze sociali. I più poveri fanno sempre più fatica a rifornirsi dell’acqua di cui hanno bisogno per le loro necessità quotidiane»

ha affermato Hannah Cloke, professoressa presso l’Università di Reading e coautrice dello studio di “Nature Sustainability”, in sede di presentazione dei risultati.

Le concause della crisi idrica sono dunque varie, eppure ce n’è una particolarmente fastidiosa: lo spreco portato avanti dalle classi più agiate, che inevitabilmente si ripercuote sui meno abbienti. Sarebbe facile trovare una soluzione: basterebbe educare chi ha di più a rinunciare a qualcosa.

«Le nostre proiezioni ci mostrano come questa crisi è in via di peggioramento. In molte aree del mondo infatti la forbice tra ricchi e poveri si sta allargando e tutti potremmo trovarci in difficoltà se non svilupperemo velocemente delle modalità per suddividere l’acqua in maniera più equa all’interno dei nuclei urbani.»

ha aggiunto la professoressa.

Il modello Città del Capo

Le previsioni derivano dalla messa a sistema del modello Città del Capo, ovvero dalla sua applicazione a numerose altre grandi città. Le elaborazioni hanno dimostrato come le abitudini dei più ricchi e il loro rapporto con l’acqua impattino in maniera molto decisa sulla disponibilità idrica, ben più dell’aumento della popolazione o dei periodi di siccità. Queste due evenienze non sono infatti tanto incisive quanto si potrebbe pensare, dal momento che non si verificano con frequenza, mentre l’utilizzo scriteriato della risorsa idrica da parte di chi non si cura di preservarla è una questione quotidiana.

Nelle città africane non è raro che i più abbienti possiedano un pozzo privato. L’acqua non è facilmente accessibile e chi è in grado di procurarsela con comodità lo fa volentieri. Anche questa prassi è deleteria: in periodi di scarsità idrica, i benestanti difficilmente risparmiano sui consumi, sfruttando una risorsa che credono sia loro proprietà quando è invece un bene comune. In tal maniera le falde sotterranee si prosciugano rapidamente.

Il primo passo che potremo intraprendere nella lotta per l’acqua è educare chi sta meglio che può rinunciare a qualcosa. Alternativamente, sarà necessario limitare l’accesso alla risorsa.

«È ora di trovare un accordo su come la società dovrebbe condividere la risorsa più importante per la nostra vita»

hanno scritto Hannah Cloke e i suoi colleghi sul loro dossier.

Secondo l’economista Mariana Mazzuccato, professoressa al City College di Londra, nonché membro del board di autori della Commissione Globale per l’Economia dell’Acqua, bisogna cambiare approccio nella gestione idrica mondiale. È infatti necessario adottare una strategia proattiva, ambiziosa e basata sul bene comune, non sui privilegi di pochi. Per dirlo con le sue parole:

«Dobbiamo porre al centro la giustizia e l’equità, non è un problema soltanto tecnologico o finanziario».

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