Olimpiadi invernali Milano-Cortina: la telecronaca di Petrecca accende lo scontro interno alla Rai

La telecronaca della cerimonia inaugurale di Milano-Cortina 2026, affidata a Paolo Petrecca dopo la rimozione di Auro Bulbarelli, è stata segnata da errori e imprecisioni che hanno generato forte imbarazzo interno. La redazione di Rai Sport ha parlato di grave danno d’immagine, ritirando la firma da telegiornali e rubriche fino al termine dei Giochi e annunciando tre giorni di sciopero.

Olimpiadi invernali Milano-Cortina: la telecronaca di Petrecca accende lo scontro interno alla Rai - immagine di copertina

    Lo avevamo anticipato: le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 non sarebbero state soltanto sport. Prima ancora dell’accensione del braciere, il dibattito si muoveva già tra impatto ambientale, narrazioni istituzionali, gestione politica dell’evento. Oggi, però, il fronte della discussione si è spostato altrove. L’idea iniziale era che i Giochi dovessero aprirsi con una celebrazione solenne, istituzionale, impeccabile, indimenticabile. E in effetti qualcosa di indimenticabile c’è stato: una telecronaca fantozziana, che anche il più sbadato dei telespettatori non ha potuto ignorare.

    Il caso parte prima ancora del 6 febbraio. In cabina di regia, inizialmente, doveva esserci Auro Bulbarelli. Poi una frase di troppo: l’anticipazione pubblica della “sorpresa clamorosa”, ovvero la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a San Siro. Uno spoiler istituzionale che dal Quirinale non è stato accolto con entusiasmo, a cui sono seguiti smentite ufficiali del presidente del Coni Giovanni Malagò, irritazione palpabile e l’intervento dei vertici Rai. Bulbarelli viene così rimosso dalla telecronaca all’ultimo momento.

    A quel punto, entra in scena il direttore di Rai Sport, Paolo Petrecca, che decide di autoassegnarsi l’incarico della telecronaca. Un gesto che il Comitato di redazione aveva già guardato con perplessità alla vigilia, ma Petrecca, affiancato nell’occasione da Fabio Genovesi e Stefania Belmondo, prende lo stesso il microfono. E lì comincia la seconda parte della storia.

    Gaffe su gaffe

    Durante la diretta su Rai 1, l’elenco degli scivoloni si allunga rapidamente, minuto per minuto. Petrecca parte con un saluto dallo “stadio Olimpico” (salvo poi correggersi: non siamo a Roma, ma San Siro). Prosegue poi confondendo Matilda De Angelis con Mariah Carey (salvo poi correggersi chiamandola Matilde) e la presidente del Comitato Olimpico Internazionale Kirsty Coventry con la figlia di Mattarella. E ancora: non riesce a identificare correttamente le campionesse olimpiche della nazionale femminile di pallavolo, tedofori della cerimonia. Evita totalmente di parlare di Ghali, protagonista di uno dei momenti più significativi della serata. Il tutto condito da battute giudicate fuori luogo e da un’impressione generale di impreparazione.

    Le cronache parlano di “stillicidio di gaffe”. I social parlano molto di più. Ma la reazione più pesante non arriva dal web, ma dall’interno della Rai.

    Il comunicato ufficiale e lo sciopero annunciato

    La redazione di Rai Sport, che in un comunicato ufficiale si dichiara “da giorni in grande imbarazzo per la scelta del direttore di commentare la cerimonia inaugurale”, parla di “grave danno di immagine” arrecato alle lavoratrici e ai lavoratori e precisa che non si tratta di una questione politica, ma di rispetto verso i telespettatori che pagano il canone. Da questo momento e fino alla fine delle Olimpiadi, le giornaliste e i giornalisti ritirano quindi la propria firma da telegiornali, rubriche e telecronache, in attesa che l’azienda prenda coscienza del danno creato. La loro firma, si legge, non può essere associata a chi ha portato tanto imbarazzo alla redazione, alla Rai e ai telespettatori. Si continuerà a lavorare per i Giochi “con impegno e passione”, ma al termine delle Olimpiadi verrà attuato il mandato di tre giorni di sciopero votato dopo la doppia sfiducia al direttore.

    Petrecca dunque resta direttore di Rai Sport, ma non condurrà la cerimonia di chiusura del 22 febbraio a Verona. La decisione arriva dopo un incontro con l’amministratore delegato Giampaolo Rossi, che lo invita a un’assunzione di responsabilità pubblica e a un cambio di passo nei rapporti con la redazione. Nel frattempo circolano nomi per la sostituzione alla chiusura, ma la questione non è solo chi parlerà al microfono. Il punto è più ampio e tocca punti importanti, come reputazione, credibilità e leadership editoriale.

    Le Olimpiadi celebrano l’eccellenza, la preparazione, la disciplina. In questa storia, invece, si è visto quanto possa essere fragile l’equilibrio tra incarico e competenza, tra responsabilità e visibilità. La Rai si è ritrovata a incarnare un paradosso tutto suo: l’azienda che dovrebbe raccontare i grandi eventi del Paese costretta a gestire la propria figuraccia in diretta nazionale.

    tags: attualità

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