Satanismo: tutto quello che dovresti sapere

Se si parla di satanismo l'immaginario collettivo probabilmente rimanda a racconti e fotografie che non rappresentano realmente questo culto. Comprendere che cos'è il satanismo significa comprendere di più sulla nostra società.

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    Quando si parla di satanismo, l’immaginario comune corre immediatamente a cliché cinematografici, rituali oscuri e paure collettive che affondano le radici più nella fantasia che nella realtà. In verità, ciò che oggi chiamiamo satanismo è un insieme molto più sfaccettato di correnti, pensieri e pratiche culturali che raramente hanno a che fare con il “male” così come viene rappresentato nei racconti popolari. Per comprenderlo, bisogna lasciare da parte pregiudizi e sensazionalismi e avvicinarsi alla questione come a un fenomeno sociale e filosofico, che nel tempo ha assunto forme diverse e spesso legate a tematiche individualiste, simboliche o addirittura etiche.

    Negli ultimi anni si è registrata una nuova curiosità verso il satanismo, anche grazie ai social e alla riemersione di movimenti che puntano non al culto del “diavolo”, bensì alla valorizzazione dell’autonomia personale, della responsabilità individuale e della libertà di pensiero.

    Un sito dedicato alla sostenibilità può sembrare un luogo insolito per parlarne, eppure il modo in cui leggiamo e interpretiamo fenomeni culturali e religiosi fa parte della costruzione di un ecosistema sociale più equo, attento al rispetto delle differenze e libero da pregiudizi.

    Comprendere il satanismo, quindi, può diventare un esercizio utile per sviluppare strumenti critici e una maggiore consapevolezza del tessuto culturale in cui viviamo.

    Origini del satanismo

    Le radici del satanismo sono complesse e si intrecciano con secoli di storia occidentale. Per la maggior parte del tempo, ciò che veniva definito “satanico” non era un vero movimento, bensì un’accusa formulata dalle autorità religiose contro gruppi considerati devianti o eretici. L’idea di un culto organizzato del “Satana” è più un’invenzione medievale che una realtà storica. Solo tra Ottocento e Novecento iniziano a comparire correnti che reinterpretano in chiave simbolica o filosofica la figura di Satana, trasformandolo da entità maligna a simbolo di ribellione, emancipazione o rifiuto dell’autoritarismo spirituale.

    La nascita del satanismo moderno si fa risalire al 1966, quando Anton Szandor LaVey fondò a San Francisco la Church of Satan. LaVey, figura carismatica e controversa, codificò in un testo chiamato The Satanic Bible una serie di principi che divennero il riferimento per l’intero movimento. Il suo non era un culto del diavolo, ma un sistema filosofico influenzato dall’individualismo, dalla psicologia, dal teatro e dall’arte provocatoria. Satana, per LaVey, è un simbolo, non una divinità: rappresenta la forza vitale, il piacere, la libertà e la capacità umana di autodeterminarsi.

    Su cosa si basa il satanismo

    Le basi del satanismo moderno dipendono dalla corrente considerata, ma nei casi più diffusi non hanno nulla a che vedere con il male o con pratiche violente. Il satanismo laveyano, il più noto, si fonda sull’idea di responsabilità personale, rifiuto dell’ipocrisia morale e celebrazione della natura umana, con tutte le sue sfaccettature. È maggiormente vicino a una filosofia laica che a una religione, e considera la ritualità come una forma psicodrammatica volta a rafforzare la consapevolezza di sé. Esistono poi correnti teiste, che invece considerano Satana come una figura spirituale reale, ma queste versioni restano minoritarie e frammentate.

    Quanti tipi di satanismo esistono

    Semplificando, possiamo parlare di tre grandi categorie.

    Il satanismo ateo o simbolico, come quello della Church of Satan, che utilizza Satana come metafora culturale. Il satanismo razionalista, rappresentato principalmente dal Satanic Temple negli Stati Uniti, che si occupa di diritti civili e separazione tra Stato e religione, utilizzando Satana come simbolo politico di libertà. Infine esistono varie forme di satanismo teista, più spirituale, che però non rappresentano un blocco uniforme e spesso non hanno organizzazioni strutturate.

    Quanti sono i satanisti in Italia e nel mondo

    Stabilire numeri precisi è complicato, perché molti aderenti non si definiscono religiosi e preferiscono mantenere un basso profilo. A livello globale, le organizzazioni più strutturate contano complessivamente decine di migliaia di membri dichiarati, ma la comunità simpatizzante è molto più ampia. In Italia si stima una presenza ridotta ma significativa, composta soprattutto da persone interessate agli aspetti filosofici o culturali più che rituali. Si tratta di gruppi piccoli, spesso informali, che mantengono un’impronta più intellettuale che religiosa.

    La vita quotidiana di chi si definisce satanista è molto diversa da quella raccontata dai miti popolari. Nelle correnti simboliche o laiche, non esistono culti sanguinosi, né celebrazioni oscure: si tratta per lo più di persone che coltivano discussioni filosofiche, organizzano incontri culturali, difendono i diritti individuali o partecipano ad azioni civiche contro discriminazioni e interferenze religiose nelle istituzioni. Alcuni partecipano a rituali dal valore principalmente psicologico, simili a performance teatrali e lontani da qualsiasi idea di violenza. Al centro vi sono autonomia personale, pensiero critico e responsabilità verso sé stessi e la comunità.

    In un mondo che cerca sempre più equilibrio e sostenibilità, anche sociale, comprendere movimenti come il satanismo aiuta a sviluppare una visione più inclusiva e meno condizionata dalla paura.

    Liberarsi dai miti significa costruire una cultura più matura, in cui credenze, identità e filosofie diverse possono coesistere senza trasformarsi in caricature. Conoscere queste realtà non implica aderirvi, ma permette di rafforzare un ecosistema sociale basato sul rispetto, sulla curiosità e sulla capacità di interrogare ciò che ci è stato tramandato senza rifletterci davvero.

    tags: società

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