
Mentre a Gaza si aggrava la situazione sul campo, con un’escalation militare che nelle ultime ore ha assunto proporzioni tragiche, in Italia sono state organizzate iniziative sindacali di ampia portata che intendono rompere il silenzio istituzionale e richiamare l’attenzione pubblica sull’emergenza umanitaria in atto. Due scioperi generali nazionali, indetti rispettivamente per il 19 e il 22 settembre, segnano un momento di mobilitazione senza precedenti a sostegno della popolazione palestinese. In entrambi i casi, lo scopo dichiarato non è soltanto quello di manifestare solidarietà, ma di agire come forza di pressione affinché la politica – italiana ed europea – riveda il proprio ruolo, le proprie alleanze, e soprattutto il proprio silenzio.
La situazione nella Striscia di Gaza, da mesi sotto assedio, ha raggiunto un punto di rottura. L’offensiva di terra da parte dell’esercito israeliano si accompagna a bombardamenti incessanti e alla fuga disperata di centinaia di migliaia di civili. In questo contesto, le mobilitazioni spingono per la sospensione degli accordi con Israele, l’apertura di corridoi umanitari e il sostegno alle missioni di solidarietà attualmente in corso.
Lo sciopero del 19 settembre
Il primo degli scioperi previsti è quello di venerdì 19 settembre, indetto dalla CGIL. Si tratta di una mobilitazione nazionale che coinvolgerà in modo articolato il mondo del lavoro privato. L’astensione sarà di almeno due ore a fine turno e verrà accompagnata da assemblee, presidi e manifestazioni in diverse città italiane. Nonostante l’impatto limitato previsto sui servizi pubblici – esclusi dallo sciopero per vincoli di legge, come nel caso di trasporti, scuola e sanità – la portata politica dell’iniziativa è chiara e forte.
Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, ha parlato di “una gravità senza precedenti”. Il sindacato chiede esplicitamente la sospensione degli accordi bilaterali con Israele, fino a quando non verrà posto fine alle violenze sulla popolazione civile e non saranno garantiti i diritti umani fondamentali.
La giornata del 19 si configura quindi anche come un evento civile e politico, finalizzato a spezzare l’assuefazione mediatica e riportare al centro del dibattito nazionale una questione che tocca principi universali di giustizia e diritto internazionale. Sottolinea anche come sia necessario creare canali umanitari sicuri e sostenere le missioni di aiuto, come quella della Global Sumud Flotilla, che proprio in questi giorni è in navigazione nel Mediterraneo.
L’appuntamento del 22 settembre
Se lo sciopero della CGIL rappresenta un primo momento di mobilitazione, la giornata di lunedì 22 settembre promette di amplificare il segnale, coinvolgendo in modo più incisivo l’intero sistema lavorativo nazionale. I sindacati di base hanno infatti proclamato uno sciopero generale esteso, che include il settore pubblico e quello privato, e potrebbe avere ripercussioni significative anche sui trasporti, sui porti, sulle scuole. A differenza della mobilitazione del 19, quella del 22 si preannuncia più capillare, con un potenziale blocco totale di numerose attività economiche e servizi.
Questa giornata di mobilitazione è proclamata espressamente anche a sostegno della missione umanitaria della Global Sumud Flotilla. I sindacati di base hanno sottolineato come questa protesta voglia essere anche un segnale di solidarietà verso i lavoratori e i volontari italiani a bordo della flottiglia, minacciati e ostacolati dalle autorità israeliane.
In questo secondo appuntamento, l’intento non è solo quello di sostenere il popolo palestinese in un momento di estrema vulnerabilità, ma anche di denunciare l’impunità con cui il governo israeliano continua le operazioni militari, nonostante le condanne e le preoccupazioni espresse dalla comunità internazionale. Le sigle sindacali parlano apertamente di genocidio e di crimini di guerra, e sottolineano l’urgenza di un intervento politico che vada oltre le dichiarazioni di principio.
Le piazze italiane saranno ancora una volta teatro di manifestazioni, presidi e assemblee, ma sarà soprattutto la paralisi di settori strategici a dare forza al messaggio: quello che accade a Gaza non può essere ignorato.
Gaza sotto assedio: attacchi a tappeto
Intanto, nella Striscia di Gaza, la situazione si è aggravata ulteriormente nelle ultime 48 ore. L’esercito israeliano ha avviato una massiccia offensiva di terra, con incursioni coordinate anche via mare e aria. L’obiettivo dichiarato è il controllo di Gaza City, considerata il principale bastione militare di Hamas, ma le conseguenze sulle vite dei civili sono drammatiche. Le forze armate israeliane sostengono di aver già conquistato il 40% della città, ma ammettono che il controllo totale richiederà mesi, soprattutto per la presenza stimata di migliaia di combattenti ancora attivi e per l’elevata densità abitativa.
Il bilancio provvisorio delle prime 24 ore è pesantissimo: oltre cento vittime accertate, bombardamenti mirati su circa cinquanta obiettivi tra tunnel, edifici e infrastrutture. Tra i bersagli colpiti anche l’ospedale pediatrico al-Rantisi. Centinaia di migliaia di persone stanno cercando di fuggire verso sud, in assenza di vie di evacuazione sicure. Secondo le stime più recenti, circa 400.000 civili avrebbero già abbandonato la città, ma almeno 700.000 restano intrappolati nella Striscia, senza accesso a carburante, medicine e beni di prima necessità.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito la linea dura del suo governo, minacciando rappresaglie in caso di danni agli ostaggi detenuti da Hamas. Intanto, l’ONU e l’Unione Europea parlano apertamente di una “situazione potenzialmente genocidaria”, esprimendo preoccupazione per l’assenza di vie diplomatiche efficaci.
A che punto è la Global Sumud Flotilla
Nel frattempo, prosegue la missione umanitaria internazionale della Global Sumud Flotilla. Nelle ultime settimane sono partite imbarcazioni da vari porti europei, tra cui Augusta in Sicilia: da qui, il 13 settembre sono salpate 18 navi italiane con attivisti e circa 45 tonnellate di aiuti.
Negli ultimi giorni ci sono stati diversi attacchi: alcuni vascelli hanno subito danni da droni e incendi nei porti di partenza, in particolare in Tunisia, ma la navigazione prosegue grazie anche al supporto di tecnologie come Starlink per trasmissioni in diretta e tracciamento GPS. L’obiettivo è duplice: portare aiuti concreti e documentare pubblicamente quanto accade nella Striscia.