Il tessuto economico italiano si compone principalmente di piccole e medie imprese. Leggendo i company profile relativi alle imprese di queste dimensioni, si trova un termine ricorrente: sostenibilità. Per molte di queste realtà, essa parrebbe essere una priorità. C’è però una discrepanza tra quanto si scrive e quanto si fa. Da una ricerca commissionata da Legambiente e Confcommercio, è infatti emerso che il 69% di queste imprese necessita di un sostegno economico per poter realizzare i suoi obiettivi green.

Il dato si deve a un’impreparazione di fondo. Nel nostro Paese mancano, in maniera diffusa, le competenze e le conoscenze necessarie alla desiderata riconversione ecologica dell’azienda. Anche chi può dirsi più avanti su questo fronte è in ritardo rispetto ai concorrenti europei. Per rimediare a questa disparità, possiamo contare sulla tecnologia. Sempre più numerose, infatti, sono le startup innovative impegnate nella sostenibilità.

Consce di questo gap, Legambiente e l’Associazione dei Giovani Imprenditori di Confcommercio hanno coinvolto il gigante del settore tecnologico Meta e il gruppo di venture capital LVenture, particolarmente sensibile agli investimenti nel progresso digitale, in una sfida commerciale. Queste realtà hanno aperto un bando finalizzato alla selezione di cinque startup con uno scheletro abbastanza robusto da supportare le PMI del nostro Paese nel loro salto tecnologico verso un domani più sostenibile.

Meta e LVenture sono interessate a startup giovani ma non neonate. Si richiede il possesso di una tecnologia performante e l’offerta di un servizio maturo e funzionale, sul quale una PMI possa fare affidamento. La strategia dei promotori del bando è quella di coprire buona parte delle spese richieste dalla duplice transizione e offrire attività di formazione coordinate dalle startup coinvolte. Si stima che la piccola o media impresa coinvolta riscontrerà un aumento di produttività tra il 14 e il 17%, ad attività conclusa.

La scelta di investire nel settore non deve stupire. In questo inizio 2023 l’attenzione globale verso la sostenibilità è molto alta e nel 2021 – anno al quale risalgono gli ultimi dati elaborati – sono stati 47 i miliardi di dollari che i fondi d’investimento hanno destinato alle startup che operano per affrontare le sfide del cambiamento climatico e della transizione. Si tratta di una cifra record.

Nonostante la contrazione e gli spettri di una possibile recessione, si prevede che il trend continuerà, in Europa come nel mondo intero, anche nei prossimi anni. Quello del climate tech è un ambito nel quale è possibile ottenere buoni ritorni, perché la domanda è destinata ad aumentare in maniera esponenziale. A ritmi forse persino troppo alti perché l’offerta possa seguirla di pari passo. È probabile che da questo mondo proverranno molti unicorni, nel prossimo futuro.

Questa è un’ottima notizia per l’Italia. Siamo infatti la settima nazione al mondo per numero di aziende – molte delle quali startup – con oltre 2.100 splendide realtà operanti nel settore della tecnologia per la transizione climatica. I gruppi di venture capital hanno riversato in questo ambito ben 310 milioni di euro in investimenti soltanto nel terzo trimestre 2022.

«Le tecnologie non nascono dal nulla. Vanno trovate, supportate, fatte crescere e quindi rese utili al mondo produttivo. Con la nostra iniziativa possiamo aiutare le PMI a trovare tecnologie che siano loro funzionali»

ha spiegato a Repubblica Angelo Mazzetti, Head of Policy per l’Italia e la Grecia di Meta.

«La grande sfida della nostra società ed economia è la transizione digitale e sostenibile. Da parte delle imprese c’è grandissima consapevolezza ma allo stesso tempo ci sono difficoltà nel perseguirla.»

GREENER, che in inglese significa più verde, è il nome della challenge firmata Meta e LVenture. Essa è strutturata su tre aree: reduce, reuse e recycle, ovvero riduci, riutilizza e ricicla. L’area di intervento dedicata alla riduzione mira ad abilitare il risparmio energetico delle aziende, contrastando le loro inefficienze. Il segmento reuse desidera favorire l’economia circolare ed è di importanza fondamentale nel settore del fashion. Da ultima, l’area riciclo è dedicata alla risoluzione delle questioni e dei problemi connessi allo smaltimento dei rifiuti.

«Grazie alla collaborazione di Legambiente e Confcommercio Giovani Imprenditori selezioneremo 5 startup che possano avere un impatto diretto sulle PMI italiane. Dopo una scrematura ne individueremo due che riceveranno supporto finanziario e dal punto di vista pubblicitario.»

È il CEO di Lventure, Luigi Capello, a spiegare l’iter. L’obiettivo finale dell’operazione è integrare le soluzioni tecnologiche ideate dalla startup all’interno dell’infrastruttura aziendale della PMI. L’invito a partecipare alla challenge è dunque rivolto a realtà che abbiano già raggiunto un buon grado di maturazione.

Per candidarsi basta visitare il sito dedicato, greenercall.com, e dimostrare di possedere tre requisiti fondamentali: avere già collaborazioni all’attivo con PMI italiane; dimostrare che il proprio servizio o prodotto goda già di una buona traction sul mercato (lo valuteranno gli organizzatori) e, infine, aver beneficiato di un investimento iniziale di tipo seed da parte di un professional investor.

Si tratta di vincoli piuttosto stringenti che, con ogni probabilità, scoraggeranno alcune startup a partecipare. È però proprio questo ciò che si vuole ottenere: un’operatività rapida. Si punta a far trascorrere il minor tempo possibile tra la selezione dei vincitori e l’implementazione del loro servizio in azienda. Le soluzioni dovranno essere applicabili in tempi brevi.

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