Ci sono molti modi di svegliarsi. Basta passare una notte fuori casa per scoprire che esistono umani che all’alba saltano giù dal letto come se dovessero disinnescare una bomba, mentre altri iniziano la giornata con sinfonie di sveglia degne di una tortura medievale. Il modo in cui rispondiamo alla sveglia, o decidiamo di ignorarla del tutto, è solo apparentemente una questione di abitudini: in realtà, dietro ogni tipo di risveglio si nasconde un universo biologico, neurologico e perfino evolutivo. Analizzeremo le principali categorie di esseri umani al mattino – da chi parte in quarta a chi deve essere dissotterrato – per capire perché siamo tanto diversi in quella manciata di minuti che separa il sonno dal (tragico) risveglio.
Sommario
- Il soldato: sveglia una volta sola e via
- Il collezionista di sveglie
- Il sadico passivo-aggressivo: sveglia che suona per ore
- L’autarchico: niente sveglia, si sveglia da solo
- Il fotovoltaico: si sveglia con la luce
- Il morto vivente: sveglia, ma il corpo resta in coma
- Il dormiente cronico: nemmeno tre sveglie e un terremoto bastano
Il soldato: sveglia una volta sola e via
È l’unico essere vivente che riesce a scattare in piedi alla prima nota della sveglia. Non c’è fase di transizione, solo un passaggio secco da REM a modalità operativa. Questo tipo è spesso ammirato e odiato in egual misura. Ma cosa succede nel suo cervello?
Chi si sveglia così presenta livelli molto efficienti di cortisolo mattutino, noto anche come “ormone dello stress”, che raggiunge il picco proprio tra le 6 e le 8 del mattino. Questo meccanismo, parte del ritmo circadiano, è regolato dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Nei soggetti “soldato”, questa risposta è più pronunciata: il cervello interpreta la sveglia come un segnale d’azione, non come una minaccia al piacere di vivere. Complimenti a loro, certo. Ma anche sospetti su un’infanzia troppo militare.
Il collezionista di sveglie
Se la sveglia fosse una religione, questa persona sarebbe il gran sacerdote. Ne imposta quindici, a distanza di tre minuti l’una dall’altra, come se fosse in guerra con se stesso. E in effetti lo è.
Questo comportamento è legato a un cronotipo serotino: persone biologicamente predisposte a rendere meglio nelle ore serali, con picchi di vigilanza ritardati rispetto alla media. Il cervello di un “collezionista” fa fatica ad attivarsi al mattino perché la melatonina, l’ormone del sonno, resta più a lungo in circolo. Il risultato è una danza indecente tra sonno e risveglio, mediata da una quantità di suoni che sfiorano il reato penale.
Il sadico passivo-aggressivo: sveglia che suona per ore
Non la spegne. Mai. Forse non la sente, forse sì. In ogni caso, chi dorme accanto a lui/lei sogna regolarmente omicidi. Il fenomeno non è solo fastidioso: è neurologicamente interessante.
Qui entra in gioco il fenomeno dell’adattamento neurale: dopo ripetuti stimoli identici (la sveglia), il cervello comincia a ignorarli. È lo stesso principio per cui smettiamo di sentire il rumore del frigorifero o l’odore di un deodorante dopo qualche minuto. Alcuni soggetti, in particolare quelli in sonno profondo (fase N3), hanno una soglia di risveglio molto alta. Il che li rende impermeabili al trillo infernale del loro stesso smartphone. E all’amore di chi li circonda.
L’autarchico: niente sveglia, si sveglia da solo
Questa categoria si sveglia sempre alla stessa ora, con precisione svizzera, senza alcun supporto tecnologico. Si tratta di una minoranza biologicamente benedetta o solo di individui con un’ansia da prestazione cronica?
In realtà, il loro segreto è un orologio circadiano particolarmente stabile, sincronizzato a stimoli ambientali (luce, temperatura) e abitudini consolidate. Inoltre, alcuni studi mostrano che l’attesa di un evento mattutino (come dover prendere un aereo o avere una riunione) può innescare un rilascio anticipato di ACTH, un ormone che prepara il corpo al risveglio. È il cosiddetto effetto sveglia biologica. Funziona. A patto di avere la mente sgombra. Cosa che, diciamocelo, non riguarda la maggior parte di noi.
Il fotovoltaico: si sveglia con la luce
Appena entra uno spiraglio di sole, apre gli occhi. Non serve altro. Un raggio sul viso, e parte la giornata. Questi individui vivono un’intima relazione con il ciclo solare, come le piante grasse.
Il segreto è nella soppressione della melatonina da parte della luce naturale. L’esposizione ai fotoni, soprattutto nella fascia del blu (480 nm), stimola i recettori retinici che inviano segnali all’ipotalamo, interrompendo la produzione di ormoni del sonno. Nei soggetti più sensibili, anche piccole variazioni luminose bastano a innescare il risveglio. Non sono magici: sono solo molto ben regolati. E probabilmente dormono con le tende aperte, cosa che li rende incompatibili con i “collezionisti di sveglie”.
Il morto vivente: sveglia, ma il corpo resta in coma
Si sveglia, sì, ma resta immobile. Lo sguardo è quello di chi ha appena visto l’abisso. Parla come un prete al funerale e si muove come se avesse appena subito un’anestesia epidurale.
Questa condizione, nota come inerzia del sonno, è una fase transitoria che può durare da qualche minuto a un’ora. Durante questo periodo, le capacità cognitive e motorie sono compromesse. L’attività cerebrale, soprattutto nella corteccia prefrontale, richiede tempo per tornare a livelli ottimali. È come tentare di far partire un computer degli anni ’90: ci vuole pazienza, fede e magari un caffè.
Il dormiente cronico: nemmeno tre sveglie e un terremoto bastano
Costui non si sveglia. Punto. Il letto lo ha adottato. Serve un intervento esterno, spesso violento, per rianimarlo. A volte neanche quello basta.
Questa resistenza al risveglio può indicare disturbi del sonno, come ipersonnia o sindrome delle apnee ostruttive notturne. Ma più spesso è un semplice caso di sonno profondissimo, con una soglia di risveglio altissima. Alcuni studi suggeriscono che questa capacità di ignorare il mondo esterno sia una vestigia evolutiva: un tempo, dormire profondamente era un atto di fiducia totale nel proprio clan. Oggi è solo un atto di guerra verso chi condivide la stanza.
