
Con le vacanze estive sempre più imminenti, meglio prestare attenzione ai viaggi in Grecia. Per visitare la splendida Acropoli di Atene serve infatti un abbigliamento adeguato, pena salatissime multe: più nel dettaglio, le autorità elleniche hanno deciso di vietare l’uso dei tacchi. Un’imposizione davvero singolare, tuttavia giustificata da nobili motivi: in qualità di Patrimonio UNESCO dalla storia millenaria, questo sito archeologico è sottoposto a necessità di conservazione uniche.
L’origine del divieto ai tacchi alti nell’Acropoli di Atene

Non si può dire che l’Acropoli di Atene non rappresenti uno dei siti storici e archeologici fra i più visitati al mondo: ogni anno, sono infatti più di tre milioni i turisti che si aggirano tra i reperti di quella che, ormai da secoli, è stata definita la culla della civiltà occidentale. Un via vai continuo di persone che, purtroppo, sottopone l’intera area a un incredibile stress, con un elevato rischio di danneggiare irrimediabilmente pietre e marmi dalla preziosissima storia.
Per questa ragione il Ministero della Cultura greco, con un Decreto Ministeriale del 2002, ha introdotto alcuni divieti specifici, come quello di indossare i tacchi quando si visita l’Acropoli. Per quale ragione, tuttavia, proprio le scarpe dal tacco elevato sono state bandite dal sito ecologico?
Secondo alcune analisi condotte antecedentemente al divieto, sarebbe tutta una questione di pressione. I tacchi delle scarpe alte, soprattutto se a spillo, generano infatti una forza molto concentrata sia sulle pietre che sui marmi, tale da rovinarne la superficie, generando dei piccoli ma più che percettibili crateri. Per effetto degli agenti atmosferici, in particolare le piogge acide, questi fori vengono sottoposti a un’intensa erosione, che determina la formazione di crepe e spaccature in pochissimo tempo, a volte anche entro pochi mesi dal primo danneggiamento.
Nessuna esenzione, solo scarpe consone

Le questioni relative alla conservazione di un sito così prezioso hanno portato il governo locale a sposare una politica di tolleranza zero, tant’è che non esistono eccezioni o esenzioni al divieto di indossare tacchi alti. Infatti, sarà indispensabile indossare solo scarpe consone, anche in situazioni particolari quali:
- eventi culturali, come mostre sul posto o spettacoli di danza e teatro;
- fotosessioni a scopo artistico;
- set cinematografici o televisivi, sia a scopo informativo – come, ad esempio, la preparazione di documentari – che d’intrattenimento.
La rigidità del Decreto Ministeriale è stata più volte oggetto di critiche da parte di associazioni di operatori turistici e dagli stessi cittadini, poiché giudicata eccessiva. Eppure, la cautela non è mai troppa quando si visitano aree all’aria aperta dalla storia millenaria, perché il rischio di rendersi responsabili di danni irreparabili è elevatissimo.
A quanto ammontano le sanzioni
Comprese le ragioni nobili del divieto, è più che lecito chiedersi a quanto ammontino le sanzioni per coloro che tentano di aggirare il divieto, presentandosi all’Acropoli di Atene con i tacchi alti. Eppure, fornire una soglia di riferimento non è semplice, perché le multe vengono comminate di volta in volta, in base alla gravità della violazione riscontrata.
Per quanto il divieto esista, è davvero raro che venga applicato, anche perché vi sono rigidi controlli all’ingresso dello stesso sito archeologico. Di conseguenza, coloro che si presentano alle entrate e alle biglietterie con i tacchi alti, vengono semplicemente invitati a tornare con calzature più consone. Se però qualche turista particolarmente intraprendente dovesse riuscire a eludere i controlli preliminari, e quindi a camminare sui marmi storici con dei tacchi a spillo, rischia sanzioni dai 50 alle migliaia di euro.
Non solo tacchi alti: il ruolo dei cambiamenti climatici

Purtroppo, non sono solo i comportamenti superficiali dei visitatori a mettere a repentaglio l’acropoli, ma anche la morsa dei cambiamenti climatici. Con dei fenomeni atmosferici sempre più duri e frequenti, la Grecia teme di perdere un patrimonio di così elevato valore, sia a livello nazionale che internazionale.
Le modifiche al clima, con fenomeni atmosferici sempre più violenti e improvvisi, mettono ormai da decenni a dura prova l’intera Acropoli. In particolare, le autorità greche e gli esperti di conservazione lavorano senza sosta per limitare le conseguenze più gravi di:
- piogge acide che, per effetto degli inquinanti e dei contaminanti di cui sono ricche, tendono a rovinare il marmo pentelico dei monumenti, accelerandone l’erosione. Fra i tanti reperti, il Partenone è purtroppo fra i più colpiti dagli effetti di queste piogge;
- temperature sempre più estreme, che superano di frequente i 40 gradi nei mesi estivi, che determinano delle dilatazioni sui marmi, accelerandone il degrado strutturale;
- livelli dei mari sempre più elevati, nonostante l’Acropoli si trovi su una collina alta 156 metri. Le modifiche alle coste di Atene non solo stanno alimentando correnti fortemente umide, ma anche trasportando una grande quantità di residui salini sui reperti, velocizzandone il decadimento.
Di fronte alle minacce climatiche a cui il Partenone e gli altri monumenti sono costantemente esposti, quello del divieto ai tacchi appare come una rinuncia che val bene la pena di sopportare. D’altronde, scegliere un paio di sneaker anziché delle splendide calzature da sera non è di certo un gran sacrificio, il tutto a vantaggio dell’arte e di una storia millenaria.