Una strage silenziosa: gli animali morti nell’alluvione in Romagna

da | Mag 23, 2023 | ambiente, climate change | 0 commenti

Ingenti danni a case, edifici e infrastrutture: gli eventi estremi che si stanno verificando in Emilia Romagna stanno avendo effetti disastrosi.

L’alluvione avrà ricadute sull’economia non solo della regione, ma anche di tutta la Penisola, con la distruzione di decine di milioni di alberi da frutta e il coinvolgimento di migliaia di allevamenti intensivi.

Non solo un danno economico: il disastro climatico in Romagna ha causato anche una strage silenziosa di maiali, polli e conigli intrappolati e morti annegati.

Leggiamo di più sui tantissimi animali morti negli allevamenti in Romagna in queste settimane.

Gli allevamenti intensivi in Emilia Romagna

L’Emilia Romagna è una delle regioni italiane con più allevamenti. Secondo i più recenti dati ISTAT, si contano circa 4.000 allevamenti di suini (per un totale di oltre un milione di esemplari) e 3.400 allevamenti di bovini (si contano 579mila animali allevati, tra mucche e vitelli), oltre a un totale di 27mila cavalli, 4.600 tra asini e muli, 49mila pecore.

Molti di questi allevamenti sono intensivi: gli animali vengono cresciuti per soddisfare la richiesta di carne, ma anche di latte e cuoio e risiedono in migliaia in grandi stalle o porcili. Ambienti stretti, che impediscono la libertà di movimento e che, in situazioni di emergenza come quella che si sta verificando nella regione in questi giorni, si trasformano in vere e proprie trappole, che non lasciano alcuna via di scampo.

Al momento non è ancora possibile tracciare un bilancio, ma dalla regione arrivano segnalazioni di diversi allevamenti distrutti nelle ultime settimane.

600 suini morti nel Ravennate

Grande risonanza un episodio che si è verificato ad Albereto, nel Ravennate, dove in un allevamento che contava 1750 suini, oltre 600 sono morti annegati, intrappolati nei porcili. I tentativi di salvataggio si sono rivelati fallimentari: in poco tempo, l’acqua ha allagato l’allevamento.

«Sono due giorni che tiriamo fuori animali morti. L’acqua nel giro di 24 ore si è ritirata ma ora è rimasto il fango», racconta il responsabile della ditta.

«Siamo stati travolti da una furia che era impossibile arginare. L’allerta c’è stata ma da quando abbiamo visto l’acqua a quando è arrivata è stato un lampo. In un attimo abbiamo avuto un metro e mezzo d’acqua; la violenza dell’inondazione ha portato via tutto, anche le protezioni che avevamo previsto. A quel punto c’era solo da aspettare che passasse tutto».

I danni dell’alluvione

Allevamenti intensivi o piccole fattorie, molti animali sono annegati o rischiano di morire di stenti, perché rimasti bloccati negli allevamenti ora irraggiungibili a causa delle frane e delle strade distrutte.

Una corsa contro il tempo per cercare di salvare quanti più esemplari possibili: molti allevatori si rivolgono ai social per trovare soluzioni di appoggio che permettano di salvare almeno una parte del bestiame.

L’azienda Benfenati di Lugo, nel Ravennate, ha lanciato un appello sui social, diventato virale, con cui sono state trovate due soluzioni temporanee per gli animali che stavano rischiando di morire all’interno della stalla. Cinquanta suini non sono sopravvissuti, gli altri sono stati trasferiti con molta difficoltà a causa delle strade bloccate dal fango.

I volontari dell’associazione animalista Essere Animali si sono recati negli allevamenti colpiti nelle province di Ravenna, Forlì e Cesena, per documentare le condizioni degli animali e contare i danni causati dall’alluvione.

A Bertinoro, Forlì Cesena, nessuna operazione di salvataggio o soccorso in un allevamento intensivo di suini: sono stati trovati capannoni ancora allagati e mucchi di maiali morti all’esterno. A Bagnacavallo, nel Ravennate, le immagini mostrano i maiali che nuotano nei recinti allagati e nessuna operazione di soccorso ancora avviata; mentre a San Lorenzo in Noceto, sono stati travolti tre capannoni uccidendo almeno 60 mila galline.

«La crisi climatica ha reso praticamente impossibile difendersi da questi eventi avversi, sempre più frequenti. Oltre alla siccità e all’impoverimento dei suoli, sono anche la cementificazione e una produzione industriale sempre più intensiva e inquinante ad avere un peso. Solo con sistemi più resilienti e rispettosi degli ecosistemi potremo contenere e rispondere a questi eventi avversi, a cui – come Paese – dobbiamo prepararci sempre di più in vista del crescere delle temperature e dei gas climalteranti, direttamente collegati anche alla produzione agroindustriale» commentano gli attivisti di Essere Animali.

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