Fino al 6 giugno 2025, il WeGil di Roma ospita un dialogo artistico tra due titani dell’immaginario contemporaneo: Andy Warhol e Banksy. Più che una mostra, un esperimento visivo, culturale e sociale che attraversa epoche, linguaggi e provocazioni. Curata da Sabina de Gregori e Giuseppe Stagnitta, questa esposizione – tra le più attese della stagione – non si limita a celebrare due icone pop, ma indaga le traiettorie parallele di due figure capaci di incidere sul presente ben oltre le pareti di una galleria. Più di cento opere, tre muri originali e una narrazione che tocca il cuore pulsante dell’arte come strumento di comunicazione, critica e metamorfosi.
Un incontro-scontro tra epoche e linguaggi
In apparenza, Andy Warhol e Banksy non potrebbero essere più distanti. Il primo, incarnazione dell’America postmoderna, ha fatto del volto ripetuto di Marilyn Monroe un’icona universale, elevando le lattine di zuppa Campbell a feticci d’arte. Il secondo, voce senza volto della street art britannica, graffia i muri con immagini fulminanti, dissacranti, spesso illeggibili per il mercato ufficiale ma leggibilissime per chi cammina per strada. Eppure, a osservarli meglio, il ponte tra i due è sorprendentemente solido. Entrambi hanno saputo manipolare con maestria i meccanismi dell’immagine e della sua diffusione, costruendo brand personali che sono essi stessi opere d’arte. In mostra, la distanza si trasforma in tensione creativa: Warhol ritrae la regina Elisabetta con i suoi colori acidi, Banksy la riscrive trasformandola in una scimmia regale. E il visitatore resta incastrato tra due visioni del mondo, diverse, ma convergenti.
Tra mito, mercato e provocazione
Non è solo una questione estetica. La mostra al WeGil esplora il ruolo dell’arte come dispositivo critico all’interno del mercato stesso che la sostiene. Warhol, con la sua ossessione per la ripetizione e il consumo, ha smascherato le dinamiche della serialità ben prima che i social le rendessero norma. Banksy, dal canto suo, ne sovverte la logica: regala murales al pubblico e, paradossalmente, li fa valere milioni. Entrambi giocano con l’arte come moneta, ma rifiutandone le regole canoniche. Esporre insieme i loro lavori significa restituire al pubblico la consapevolezza che l’arte è, prima di tutto, un campo di battaglia simbolico. E la mostra lo dimostra con opere che hanno fatto il giro del mondo: dai ritratti di Mao, Kennedy e Lenin secondo Warhol, fino a Season’s Greetings, uno dei muri originali di Banksy esposti per l’occasione.
Icone in dialogo: Kate Moss, Marilyn, e i muri di protesta
Tra le oltre cento opere presenti, spiccano due icone femminili manipolate con spirito opposto e identico intento: Kate Moss, trasformata da Banksy in una nuova Marilyn, e Marilyn stessa, regina pop di Warhol, moltiplicata fino allo sfinimento. È in questo gioco di specchi che si comprende la potenza comunicativa di entrambi gli artisti. Non riproducono volti, ma archetipi. E lo fanno con mezzi radicalmente differenti: la serigrafia industriale contro lo stencil urbano, il glamour patinato contro il graffio sporco. I muri esposti – Heart Boy, Robot/Computer Boy e il già citato Season’s Greetings – non sono semplici supporti: sono frammenti di città, trapiantati in un contesto museale senza perdere la loro carica sovversiva. Un’occasione rara per vedere il corpo vivo della street art all’interno di un dialogo più ampio e strutturato.
Un evento che ridefinisce l’arte contemporanea
Ciò che rende questa mostra davvero imperdibile è il suo respiro curatoriale. Non si limita a unire due nomi celebri per attrarre il grande pubblico, ma costruisce una narrazione complessa, intellettualmente stimolante. La scelta di ospitarla al WeGil – spazio rigenerato, dinamico, aperto alla sperimentazione – si rivela perfetta per ospitare due artisti che hanno fatto della rigenerazione simbolica la loro missione. Il patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale, insieme alla produzione di MetaMorfosi Eventi ed Emergence Festival, testimonia la rilevanza culturale dell’iniziativa. Aperta ogni giorno dalle 10:00 alle 19:00, con biglietti a 15 euro (10 per le riduzioni), la mostra è destinata a lasciare un segno nella scena artistica italiana. E non solo.
