ONU: la criminalizzazione e la repressione delle proteste ambientaliste minacciano la democrazia

da | Mar 5, 2024 | news | 0 commenti

Proteste, contestazioni, tensioni e scontri con le forze dell’ordine: in questi giorni, in Italia, il tema è caldissimo e apre un acceso dibattito tra le varie componenti della società. In un contesto mondiale come quello attuale, tra conflitti ed emergenza climatica, il diritto di protestare, in modo pacifico, dovrebbe essere sempre garantito.

L’Onu con il nuovo rapporto Repressione delle proteste ambientaliste e disobbedienza civile firmato da Michel Forst, l’inviato speciale per i difensori dell’Ambiente e dei Diritti umani, si concentra proprio su questa tematica chiedendo ai governi di porre fine alla repressione e alla criminalizzazione delle proteste pacifiche degli ambientalisti.

Il rapporto denuncia abusi, minacce e inasprimenti ingiustificati delle sanzioni in diversi Paesi europei, mettendo in luce l’uso sproporzionato della violenza da parte delle forze dell’ordine, l’identificazione degli attivisti come potenziali minacce terroristiche e l’introduzione di leggi più severe contro la protesta ambientale.

Vediamo nel dettaglio cosa rivela il rapporto e quali sono le raccomandazioni dell’ONU.

Che cosa dice il rapporto

Il rapporto è frutto di un’indagine in diversi Paesi europei, durata un anno, che sottolinea le violazioni dei diritti civili subìte dagli ambientalisti. Forst documenta l’uso di spray urticanti, prese dolorose, sequestri di effetti personali, arresti sommari e infiltrazioni di agenti sotto copertura tra i manifestanti.

Queste tattiche, paragonabili a quelle usate contro la criminalità organizzata, si accompagnano ad azioni legislative volte a giustificarle e a etichette mediatiche orientate a ridicolizzare le proteste ambientaliste. Il report evidenzia come le azioni dei governi si proiettino in direzione opposta alla tutela della libertà di espressione.

L’emergenza ambientale che stiamo affrontando collettivamente, e che gli scienziati documentano da decenni, non può essere affrontata se coloro che lanciano l’allarme e chiedono azioni incisive vengono criminalizzati per questo. L’unica risposta legittima all’attivismo ambientale pacifico e alla disobbedienza civile è che le autorità, i media e il pubblico si rendano conto di quanto sia essenziale per tutti noi ascoltare ciò che hanno da dire i difensori dell’ambiente”, ha detto Forst.

La situazione in Italia

Il rapporto dell’ONU fornisce uno sguardo approfondito sulla situazione italiana. Il provvedimento contro gli eco-vandali, adottato a gennaio 2024, etichetta l’attivismo ambientale come potenziale minaccia terroristica, da detonare attraverso l’introduzione di nuovi reati e pene più severe. La legge infatti prevede sanzioni che vanno da 1 a 5 anni di reclusione e multe fino a 10.000 euro; prevede inoltre anche una sanzione
con la reclusione fino a sei mesi o multe da 300 a 1.000 euro anche per chi causa danni al materiale utilizzato per esporre o proteggere le opere d’arte (il basamento di una statua, ad esempio, o il vetro di protezione di un quadro).

Cosa dice l’ONU sulla reazione di alcuni governi alle proteste ambientaliste

Criminalizzare i difensori dell’ambiente è una grave minaccia per la democrazia e i diritti umani, sottolinea Forst. La sua prima raccomandazione è affrontare le cause profonde della mobilitazione ambientale, implementando azioni concrete per ridurre le emissioni inquinanti e limitare il riscaldamento globale. Invita quindi i governi a onorare gli impegni presi nelle sedi internazionali e ad affrontare la crisi climatica con politiche adatte, anziché criminalizzare le proteste.

Nel contesto del dibattito pubblico, l’inviato ONU esorta anche i media a evitare di etichettare la disobbedienza civile pacifica come un’attività violenta o criminale. I media dovrebbero spiegare il contesto e i motivi delle proteste.

L’ONU sottolinea poi l’importanza di preservare lo spazio civico e le libertà fondamentali, evidenziando il pericolo di un circolo vizioso di radicalizzazione delle proteste e un aumento della repressione statale, che possono mettere in discussione la possibilità di un dibattito pubblico efficace per contrastare la crisi climatica.

Foto: Ansa

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