E se avessimo già superato la soglia limite di 1.5°C?

da | Feb 7, 2024 | news | 0 commenti

Secondo uno studio basato sulle spugne marine nei Caraibi, pubblicato su “Nature Climate Change”, la Terra potrebbe aver già superato la soglia limite di +1.5°C rispetto ai livelli preindustriali e raggiungerà presto i +2°C di riscaldamento oltre i livelli industriali.

Il riscaldamento globale potrebbe essere già più grave di quello che ci aspettavamo.

Cosa hanno scoperto i ricercatori

La Terra avrebbe già superato la soglia critica del riscaldamento globale di 1.5°C nel 2010: ecco perché gli effetti della crisi climatica ci stanno colpendo prima del previsto. Secondo gli studiosi, staremmo già sperimentando gli effetti di un riscaldamento di poco meno di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali. Senza un’immediata azione per ridurre le emissioni, l’impatto degli effetti del riscaldamento globale sarà sempre più grave.

Finora stimare le reali condizioni del periodo preindustriale è sempre stata una sfida: anche dopo l’invenzione del termometro, si misurava la temperatura dell’aria solo in alcune città, mentre le rilevazioni della temperatura dell’acqua iniziarono solo nel XIX secolo e solo sulle rotte marittime più trafficate.

Il nodo della scoperta è proprio questo: attraverso le spugne è stato possibile risalire anni e anni indietro rispetto al XIX secolo. Grazie alla longevità di questi organismi, che si sviluppano molto lentamente, è stato possibile ripercorrere le modifiche della composizione chimica dei loro scheletri e raccogliere dati climatici risalenti a centinaia di anni fa.

Le spugne calcaree, infatti, sintetizzano il loro scheletro in carbonato di calcio a partire dagli ioni presenti nell’acqua di mare. Ed è la temperatura dell’acqua a influenzare direttamente le proporzioni di calcio e di stronzio, i due elementi presenti nella materia solida.

Il gruppo di ricercatori, analizzando i campioni raccolti ai Caraibi tra 33 e 91 metri di profondità (quindi nella fascia dello scambio di calore tra l’atmosfera e gli abissi), ha collezionato dati che risalgono a 300 anni fa.

Questo nuovo indicatore suggerisce che le condizioni preindustriali fossero più fredde di quanto precedentemente ipotizzato. Se confermati, questi nuovi dati indicherebbero che il riferimento attuale è da ricalcolare. La temperatura media globale risulterebbe cresciuta già di 1.7°C rispetto ai livelli pre-industriali: un dato che potrebbe confermare una sottostima del riscaldamento globale in corso.

Che cosa ci dicono le spugne di mare

Gli scheletri delle spugne di mare sono dei veri e propri termometri del mare. La sclerospugna è una specie longeva che registra i cambiamenti chimici nel suo scheletro di carbonato di calcio e funge da archivio naturale delle temperature oceaniche.

I campioni trovati nei Caraibi orientali indicherebbero che il riscaldamento legato all’attività umana potrebbe essere iniziato a partire dalla metà del Settecento, quindi circa 80 anni prima del periodo indicato dalle registrazioni strumentali della superficie marina.

Malcolm McCulloch, professore all’Università dell’Australia Occidentale e autore principale dello studio, ha precisato che fonti variabili come le correnti oceaniche incidono poco sulle temperature dei mari dei Caraibi. Dunque se le correnti oceaniche incidono poco sul riscaldamento oceanico, il nuovo campione derivante dagli scheletri delle spugne potrebbe essere adottato come nuovo standard di riferimento. Prima però sarà necessario verificare se spugne marine simili in altre parti del mondo confermano gli stessi risultati.

Certo è che «l’opportunità di limitare il riscaldamento globale a non più di 1.5°C attraverso la sola riduzione delle emissioni è ormai passata. Con gli attuali tassi di emissione, la soglia di 2°C per le temperature globali della superficie marina sarà raggiunta entro la fine degli anni 2020».

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