Bandiere verdi di Legambiente: ecco le 19 comunità montane più sostenibili

da | Giu 12, 2023 | estate, news | 0 commenti

Le Bandiere verdi di Legambiente tornano anche quest’anno per premiare la sostenibilità ambientale dei luoghi montani. Ben 19, tra amministrazioni, associazioni e operatori locali, le nuove realtà alpine premiate per progetti finalizzati alla tutela dell’ambiente.

Le bandiere verdi assegnate raccontano un processo rivoluzionario di adattamento ai cambiamenti correlati alla crisi climatica, con progetti sostenibili e concreti che rafforzano le comunità locali e ne agevolano il rapporto con la natura.

11 le bandiere nere per coloro che, al contrario, si sono distinti in negativo.

Carovana delle Alpi

La campagna Legambiente Carovana delle Alpi di Legambiente racconta il territorio alpino e le sue comunità, un’ecosistema importantissimo per la biodiversità europea, messo in pericolo da cambiamenti climatici e sfruttamento delle risorse. Le Bandiere verdi assegnate nel contesto dell’iniziativa premiano «tanti piccoli ma nobili gesti che contribuiscono a migliorare il nostro Paese».

Il cambiamento climatico e le sue conseguenze rendono sempre più chiara la necessità di adattarsi alle trasformazioni in atto: un cambiamento così veloce e repentino da mettere totalmente in discussione le condizioni di equilibrio tra ambiente e natura.

La chiave vincente sta proprio nell’adattamento creativo e innovativo a queste mutazioni. E se la montagna è il luogo dove uomo e natura convivono a più stretto contatto, sono proprio le comunità montane e le istituzioni che le governano le prime che possono portare avanti questo processo di adeguamento.

Le Bandiere verdi premiano proprio le realtà dove questi adattamenti si stanno verificando: «la capacità di operare senza depauperare l’ambiente e le realtà in cui operano, ma piuttosto migliorandoli; gli elementi di forte innovazione e creatività; la capacità di coniugare la cultura tradizionale con la modernità; la valorizzazione delle componenti endogene e l’integrazione con la comunità locale; la capacità di generare opportunità di lavoro ed economia vera permettendo alle famiglie di vivere una vita dignitosa; l’abilità nel conservare un rapporto equilibrato con il mondo del turismo; la cooperazione tra pubblico e privato; l’essere promotori di cultura e costruttori di comunità o produttori di buoni esempi da emulare, sia nella sfera pubblica sia in quella dell’impresa privata».

Gli esempi virtuosi delle 19 Bandiere verdi

Analizzando le 19 Bandiere verdi assegnate, troviamo per primo il Piemonte con 5 bandiere, poi il Friuli-Venezia Giulia con 4, il Veneto con 3 bandiere, la Lombardia e la Valle d’Aosta con 2 bandiere, infine, con una bandiera, l’Alto Adige, la Liguria e il Trentino.

Una trasformazione portata avanti da piccoli comuni, associazioni locali, pro loco, piccoli operatori economici, team di professionisti e enti culturali e di ricerca.

Tra i comuni premiati, per esempio, quello di Enego (VI) che ha lavorato per il ripristino forestale dopo la tempesta Vaia, che, coinvolgendo vari enti, società e associazioni, ha organizzato un piano di interventi per la ricostituzione delle foreste e la ridefinizione dei pascoli della Piana di Marcesina, una delle aree più colpite.

O il Comune di Caraglio (CN), che ha lavorato in un progetto innovativo per il recupero di un’area degradata che ha trasformato un’ex polveriera militare nel Bioparco Acqua Viva.

Le 11 Bandiere nere

Al lato opposto rispetto a queste storie virtuose, 11 le realtà che hanno ricevuto la Bandiera nera.

Il Friuli-Venezia Giulia riceve 3 Bandiere nere, seguita poi da Lombardia e Trentino con 2 nere ciascuna, si accodano con una bandiera Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto, Alto Adige. «Sfregi all’ambiente», esempi di un’economia che guarda al passato, di un mondo incastrato in vecchi modelli di sviluppo che non considerano le trasformazioni degli ultimi decenni.

Quasi la totalità delle Bandiere nere è stata attribuita alle istituzioni pubbliche, in primis le istituzioni regionali e altri soggetti pubblici.

L’unico caso in cui non sono state coinvolte le istituzioni è quello piemontese, dove la bandiera è stata assegnata a un privato, un’azienda faunistica che ha deciso di opporsi a un provvedimento del Comune di Marmora che vieta di circolare con le motoslitte per le strade comunali non sgomberate dai mezzi spazzaneve. La Val Maira, dove si trova l’azienda, è un esempio internazionale di economia turistica basata sul rispetto della natura.

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