Approvata la Nature Restoration Law, la legge sul ripristino della natura

da | Lug 13, 2023 | ambiente, climate change, inquinamento, news | 0 commenti

Con 336 voti favorevoli, gli europarlamentari, durante la plenaria del Parlamento Europeo del 12 luglio, approvano la Nature Restoration Law, la legge sul ripristino della natura.

L’obiettivo della legge è quello di ripristinare, entro il 2030, almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’Unione Europea degradate e di estendere tale provvedimento, entro il 2050, a tutti gli altri ecosistemi danneggiati.

Un passaggio fondamentale per lo stato di conservazione della natura europea. La legge rientra nel Green Deal europeo, ovvero quel pacchetto di leggi proposto dalla Commissione Europea per affrontare il cambiamento climatico.

Un iter complesso

L’approvazione della Nature Restoration Law arriva dopo un iter particolarmente complesso.

Fortemente voluta da Frans Timmermans, Commissario europeo per il clima assieme al suo gruppo, il Partito dei Socialisti Europei (PSE), di centrosinistra, e sostenuta da ambientalisti e scienziati, la legge è stata fortemente contestata a destra. Favorendo le posizioni di agricoltori e pescatori – spaventati dalla possibilità che possa costituire un danno economico per le loro attività – si sono opposti alla legge il Partito Popolare Europeo (PPE) e gli altri partiti di destra del Parlamento.

Il via libera alla legge, con 336 voti favorevoli, 300 voti contrari e 13 astenuti, costituisce la posizione ufficiale che il Parlamento Europeo avrà nei negoziati ufficiali che si svolgeranno a breve con la Commissione Europea e il Consiglio dell’UE. Una bocciatura avrebbe compromesso l’approvazione della legge entro la fine della legislatura, mancando i tempi tecnici per modificare il testo e rinegoziarlo.

Cosa prevede la Nature Restoration Law

Il focus principale della Nature Restoration Law sta nella necessità di ripristinare gli ecosistemi compromessi, la biodiversità e gli habitat delle varie specie, nelle zone marine e terrestri dell’Unione Europea, considerando che l’81% degli ecosistemi è in cattivo stato. Questo, oltre a permettere un recupero a lungo termine e duraturo della biodiversità e della natura, contribuisce a raggiungere gli obiettivi europei in tema di contenimento delle conseguenze legate al cambiamento climatico.

Entro due anni dall’entrata in vigore del regolamento, i Paesi UE dovranno presentare i piani nazionali di ripristino, specificando anche le modalità con cui raggiungeranno gli obiettivi. I Paesi dovranno anche monitorare e presentare i progressi. L’Agenzia Europea dell’Ambiente si occuperà di redigere relazioni tecniche periodiche sugli avanzamenti compiuti.

La proposta unisce una strategia generale di ripristino con obiettivi specifici legati a particolari habitat e specie, servendosi della legislazione esistente, rafforzandola ed armonizzandola. Entro il 2030, è previsto il ripristino del 20% delle aree terrestri e marine europee, allargando poi il raggio d’azione a tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050.

Gli obiettivi

  • Il miglioramento e il ripristino di ecosistemi su larga scala, riportando le popolazioni di specie nei loro habitat. Parliamo di zone umide, foreste​, praterie, fiumi e laghi, brughiere e macchia​, habitat rocciosi e dune.
  • Monitoraggio degli insetti impollinatori al fine di invertire il declino delle popolazioni entro il 2030.
  • Ecosistemi forestali e agricoli. Aumento complessivo della biodiversità, in particolare farfalle volatili selvatici, favorendo la presenza di legno morto. Aumento dello stoccaggio di carbonio organico nei terreni coltivati ​​e crescita dei terreni agricoli con caratteristiche paesaggistiche ad alta diversità. Ripristino delle torbiere prosciugate a uso agricolo.
  •  Ecosistemi urbani. Aumento dell’area totale coperta da spazio verde urbano entro il 2040, garantendo il mantenimento delle aree verdi urbane già esistenti.
  • Ecosistemi marini. Ripristino di habitat marini come praterie di fanerogame o fondali di sedimenti, utili anche per la mitigazione dei cambiamenti climatici. Recupero degli habitat di specie marine, come delfini, squali e uccelli marini.
  • Connettività o interconnessione fluviale. Rimozione delle barriere che impediscono la connessione delle acque superficiali, e dunque le interazioni tra gli habitat, in modo che almeno 25 mila km di fiumi tornino allo stato di libero scorrimento entro il 2030.

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